La Niña c’è, ma l’Inverno 2025/2026 europeo sta seguendo un copione diverso da quello atteso. Le aspettative di una stagione più dinamica e fredda nella sua parte iniziale si fondavano su una possibile sinergia tra un progressivo rallentamento del flusso zonale atlantico e l’influenza della Niña moderata in corso. Nella realtà, però, altri pattern atmosferici hanno preso temporaneamente il sopravvento, smorzando la tipica impronta invernale che ci si aspetterebbe da questo tipo di configurazione oceanica.
Getto polare atlantico e ruolo del vortice polare
Nelle ultime settimane il vero protagonista della scena emisferica è stato il getto polare atlantico, rafforzato in modo marcato in risposta all’affondo del lobo canadese del vortice polare. Questo assetto ha imposto un flusso molto teso da ovest verso est, permettendo alle correnti miti oceaniche di raggiungere senza difficoltà l’Europa centro-meridionale e determinando un’anomalia termica diffusa, particolarmente evidente sulle regioni mediterranee e sull’arco alpino.
Parallelamente, anche il settore pacifico della circolazione globale sta mostrando tratti anomali, più vicini a un pattern tipo El Niño: un’onda anticiclonica persistente tra Alaska e Pacifico nord-orientale ha contribuito a rinforzare ulteriormente il getto in uscita dall’Asia, alimentando indirettamente la spinta zonale sul Nord Atlantico.

Perché la Niña non riesce (per ora) a imporre il suo schema
Due fattori principali stanno limitando la capacità di La Niña di tradursi in un assetto pienamente freddo per l’Europa:
– Una Madden–Julian Oscillation (MJO) attiva in fase 7, con intensa attività convettiva nel Pacifico occidentale, che tende a spostare verso est i principali centri d’azione atmosferici.
– Un momento angolare atmosferico (AAM) in forte crescita, segnale di un’atmosfera estremamente energica, con jet streak che localmente superano i 300 km/h.
Questa combinazione favorisce una circolazione molto zonale e poco ondulata, che di fatto ostacola la discesa di masse d’aria fredde verso le medie latitudini europee e limita l’impatto diretto del segnale freddo associato alla Niña sul comparto euro-mediterraneo.

Seconda metà di dicembre: più dinamismo ma freddo ancora limitato
Guardando alla seconda parte di dicembre 2025, lo scenario più probabile non è quello di un affondo artico deciso sull’Europa occidentale, ma di una fase più dinamica e ondulata, con una maggiore frequenza di passaggi perturbati atlantici. Le proiezioni sub-stagionali continuano a inquadrare una NAO prevalentemente positiva, con storm-track ben allineata tra Isole Britanniche, Francia e Penisola Iberica.
Questo si traduce in una maggiore presenza di perturbazioni atlantiche sull’Europa occidentale e sul Mediterraneo, con fasi piovose anche per l’Italia, ma con un raffreddamento solo temporaneo e spesso più evidente in quota che al suolo. Il contesto resta quindi lontano, almeno per ora, da ondate di gelo strutturate e durature sul nostro continente.

Italia: cosa aspettarsi fino a ridosso di Natale
Per il nostro Paese, il segnale prevalente tra metà mese e la settimana natalizia è quello di:
– Passaggi frontali atlantici più frequenti su Nord-Ovest e regioni tirreniche, con piogge e neve a quote medio-alte su Alpi e Appennino.
– Temperature complessivamente prossime o leggermente sopra la media in pianura, più vicine alla norma in montagna durante le fasi perturbate.
– Bassa probabilità di vere irruzioni artico-continentali sull’intero territorio nazionale prima delle festività.
Solo in presenza di un raffreddamento prefrontale ben strutturato non si può escludere qualche episodio nevoso a bassa quota al Nord, ma si tratterebbe di eventi puntuali, non di un cambio di regime duraturo.
Freddo vero rimandato a gennaio?
Le proiezioni per la fine di dicembre e l’inizio del nuovo anno spostano le maggiori probabilità di freddo incisivo soprattutto sull’Europa centro-orientale e sulla Scandinavia. Per l’Italia, gli scenari più interessanti in chiave invernale sembrano al momento rimandati a gennaio e febbraio, quando alcune analisi intravedono un possibile indebolimento più marcato di NAO e AO e una maggiore propensione a configurazioni di blocco favorevoli a retrogressioni continentali.
In altre parole, nonostante la presenza della Niña, l’inverno 2025/2026 sta vivendo una fase iniziale segnata da flussi atlantici miti e da un getto molto energico. Il freddo vero, quello capace di incidere in modo deciso anche sull’Italia, non è escluso, ma al momento appare più probabile nella seconda parte della stagione piuttosto che nelle settimane immediatamente precedenti al Natale.
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