Meteo, la posizione dell’alta pressione decide tutto: ecco i possibili scenari dell’inverno europeo

I modelli globali delineano tre grandi scenari: una cresta centrata sull’Islanda, più favorevole a NAO negativa e scambi meridiani; un blocco scandinavo, in grado di convogliare aria artico-continentale verso l’Europa; oppure una struttura allungata e mobile, tipica di un inverno dinamico e intermittente

Negli ultimi aggiornamenti dei principali modelli stagionali, l’inverno 2025/26 europeo appare sempre più legato a un elemento chiave della circolazione emisferica: la posizione e l’estensione dell’anticiclone atlantico tra Islanda e Scandinavia. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di uno dei fattori decisivi in grado di indirizzare freddo, perturbazioni e anomalie termiche sull’Europa nei prossimi mesi. Le simulazioni mostrano una notevole dispersione degli scenari: alcune proiezioni insistono su un blocco centrato sull’Islanda o sulla Groenlandia, altre lo spingono verso la Scandinavia, mentre una parte degli ensemble propone una struttura più allungata e mobile tra Nord Atlantico e Nord Europa. Questa variabilità non è semplice “rumore modellistico”, ma riflette una reale incertezza dinamica che coinvolge direttamente NAO, AO e comportamento del vortice polare, elementi centrali per la stagione invernale.

I possibili assetti di blocco

Uno scenario con anticiclone islandese o groenlandese è tipico di una NAO negativa. In questo contesto, il flusso zonale atlantico viene disturbato e costretto a scendere di latitudine, favorendo scambi meridiani più marcati. L’Europa occidentale e centrale diventerebbe così più esposta a irruzioni artiche marittime, con frequenti fasi perturbate e cali termici, specie quando eventuali disturbi stratosferici riescono a propagarsi verso la troposfera.

Anticiclone islandese ECMWF

Diverso è lo scenario con blocco scandinavo. In questo caso, l’alta pressione alle alte latitudini interagisce più efficacemente con l’Alta siberiana e con l’estesa copertura nevosa eurasiatica, favorendo la discesa di aria artica continentale secca e molto fredda verso l’Europa centro-orientale. Il getto atlantico tenderebbe a scorrere più a sud, interessando con maggiore frequenza la Penisola Iberica e il Mediterraneo, mentre il cuore del freddo punterebbe Balcani, Europa orientale e, a tratti, anche l’Italia.

Una terza ipotesi, sostenuta spesso dal modello europeo ECMWF, prevede un’ alta pressione allungata e meno statica tra Islanda e Scandinavia. Si tratterebbe di un assetto intermedio, capace di alternare fasi di blocco a rapide ripartenze atlantiche. Questo scenario è coerente con l’idea di un inverno molto dinamico, caratterizzato da bruschi passaggi tra periodi miti e perturbati e improvvise irruzioni fredde, piuttosto che da lunghi episodi stabili.

Il ruolo decisivo del vortice polare

Un elemento che accomuna molte proiezioni stagionali è la tendenza verso un vortice polare più debole e disturbabile del normale. Le analisi substagionali indicano una probabilità elevata di un riscaldamento stratosferico significativo (SSW) nel corso di gennaio, evento spesso in grado di alterare profondamente la circolazione invernale europea.

Blocco islandese GEFS

La risposta del vortice dipenderà però dal tipo di blocco dominante: un anticiclone islandese favorirebbe dislocazioni del vortice, mentre un’alta pressione scandinava aumenterebbe le probabilità di eventi di split, con conseguenze potenzialmente più incisive sul freddo continentale. Successivamente, un possibile riaccorpamento del vortice tra fine inverno e febbraio potrebbe riportare condizioni più zonali e miti, soprattutto se accompagnato da un minimo groenlandese profondo.

Un inverno da monitorare passo dopo passo

Nel complesso, la presenza di La Niña, unita a un vortice polare vulnerabile, suggerisce un inverno 2025/26 tutt’altro che monotono. Le probabilità di ondate di freddo e nevicate risultano superiori alla media, ma la loro distribuzione geografica e la loro durata dipenderanno in modo critico da dove e come si collocherà il blocco anticiclonico atlantico.

Non sembra profilarsi un inverno “vecchio stile” dominato da lunghi blocchi statici, bensì una stagione altamente mutevole, in cui l’Europa potrebbe sperimentare forti contrasti: fasi umide e tempestose alternate a improvvisi affondi artici, soprattutto nei momenti di massimo indebolimento del vortice polare. Proprio questa variabilità rappresenta il principale elemento di interesse — e di incertezza — per l’inverno europeo che ci attende.