L’ondata di maltempo estremo che il 9 dicembre 2025 ha investito la città di Jeddah, sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita, è destinata a rimanere nella memoria meteorologica della regione. In un’area dal clima desertico, dove in un anno cadono poche decine di millimetri di pioggia, vedere cadere oltre 130 mm in cinque ore significa trovarsi davanti a un episodio di portata eccezionale, con conseguenze immediate e pesanti per la città e le sue infrastrutture. La violenza delle precipitazioni ha trasformato in poche ore una metropoli desertica in una città paralizzata da allagamenti improvvisi, confermando quanto fragile possa essere il territorio quando fenomeni così intensi si concentrano in tempi così ristretti.
Accumuli eccezionali in un contesto desertico
Secondo i dati diffusi dal Centro Nazionale di Meteorologia saudita, la zona più colpita è stata l’area della King Abdullah Sports City, dove le stazioni hanno registrato fra 133 e 135 mm di pioggia. Altri quartieri hanno misurato valori straordinari: il settore di Al-Basatin ha superato gli 80 mm, mentre l’aeroporto internazionale “Re Abdulaziz” ha totalizzato oltre 70 mm in 24 ore, con una forte intensità concentrata nel giro di pochi minuti.

Per Jeddah, città abituata a valori annui che spesso non superano i 60–70 mm, si tratta di una vera e propria “bomba d’acqua” in ambito meteorologico.
La dinamica atmosferica: un mix esplosivo di umidità e instabilità
All’origine dell’evento c’era una fascia nuvolosa frontale e convettiva collegata a un fronte freddo, capace di attivare un sistema temporalesco rigenerante. Più volte, infatti, celle convettive particolarmente attive si sono sviluppate e riformate sopra le stesse zone, innescando veri e propri MCS (Mesoscale Convective Systems) in grado di scaricare enormi quantità di pioggia in poco tempo.
Si tratta di configurazioni che sul Mar Rosso si osservano soprattutto nel tardo autunno, quando correnti umide tropicali interagiscono con incursioni più fresche provenienti dall’interno della Penisola Arabica, creando condizioni ideali per piogge intense e alluvioni lampo.
Flash flood, strade sommerse e voli sospesi: l’impatto sulla città
L’effetto più immediato è stato il verificarsi di flash flood lungo le principali arterie di Jeddah: strade trasformate in veri e propri fiumi, decine di veicoli bloccati o trascinati dalla corrente e difficoltà diffuse nei collegamenti. Anche l’aeroporto ha dovuto sospendere alcune operazioni, mentre numerose attività pubbliche sono state interrotte, inclusi gli appuntamenti del Festival del Cinema del Mar Rosso.
La morfologia del territorio – caratterizzato da wadi che convogliano rapidamente l’acqua verso la città – amplifica ulteriormente il rischio, rendendo Jeddah particolarmente vulnerabile a episodi di questo tipo, soprattutto quando le piogge torrenziali si concentrano in poche ore.
Non è la prima volta: Jeddah ha una lunga storia di alluvioni estreme
L’evento del 2025 si inserisce in una sequenza di episodi che negli ultimi 15 anni hanno dimostrato come la città sia esposta a precipitazioni brevi ma devastanti. Basti ricordare le alluvioni del 2009, con oltre cento vittime e danni ingentissimi, quelle del 2011, con nuove vittime e migliaia di sfollati, e l’evento del 2022, quando sono stati misurati fino a 220 mm di pioggia in poche ore.
Gli studi climatologici confermano un quadro chiaro: Jeddah è soggetta a eventi rari ad altissima intensità, aggravati dall’espansione urbana, dalla presenza di infrastrutture in aree esposte e dalla mancanza, in passato, di sistemi di drenaggio progettati per gestire tali volumi d’acqua.
Clima estremo e vulnerabilità: le lezioni da imparare
L’episodio del 9 dicembre 2025 si colloca tra i casi più emblematici di maltempo estremo lungo la costa del Mar Rosso. Pur essendo necessari studi di lungo periodo per legare singoli episodi al cambiamento climatico, la frequenza con cui eventi così intensi colpiscono l’area pone interrogativi cruciali sulla gestione del territorio, sulla resilienza urbana e sulla pianificazione delle infrastrutture.
Le alluvioni improvvise di Jeddah mostrano come città nate e cresciute in un clima arido possano trovarsi in seria difficoltà quando affrontano precipitazioni estreme concentrate in poche ore. Migliorare i sistemi di allerta, adeguare le reti di drenaggio e integrare l’analisi del rischio idrogeologico nella pianificazione urbanistica saranno passaggi decisivi per ridurre l’impatto di futuri episodi simili.
L’evento del 2025 non è quindi solo una cronaca di piogge eccezionali, ma un campanello d’allarme che invita a ripensare il rapporto tra città, clima e gestione delle emergenze in una delle aree più delicate del Medio Oriente.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?