Il Marocco è alle prese con una delle emergenze alluvionali più gravi degli ultimi anni. Nella città costiera di Safi, affacciata sull’Atlantico, il bilancio delle vittime delle violente inondazioni che hanno colpito l’area nelle ultime ore è salito ad almeno 37 morti, secondo quanto comunicato dalla televisione pubblica marocchina sulla base dei dati ufficiali delle autorità locali. Un numero destinato purtroppo a restare provvisorio, mentre proseguono le operazioni di soccorso e ricerca dei dispersi. L’evento si è verificato nella serata di domenica, quando precipitazioni torrenziali e temporali di eccezionale intensità si sono abbattuti su Safi in un arco di tempo molto ristretto. Le piogge hanno generato piene improvvise e violenti flash flood, travolgendo quartieri residenziali, mercati, infrastrutture e principali arterie stradali.
Le immagini provenienti dalla città mostrano strade trasformate in fiumi, veicoli trascinati dalla corrente e abitazioni invase dall’acqua, in un contesto urbano che si è rivelato particolarmente vulnerabile a questo tipo di fenomeni rapidi ed estremi.

Emergenza umanitaria e risposta delle autorità
Oltre alle vittime, decine di persone sono rimaste ferite e sono state trasportate negli ospedali della zona. Molti pazienti sono stati dimessi dopo le prime cure, mentre alcuni restano sotto osservazione. Le autorità marocchine hanno disposto la chiusura temporanea delle scuole nelle aree più colpite e invitato la popolazione alla massima prudenza, in un contesto meteorologico ancora instabile.
Le squadre di protezione civile, esercito e volontari sono impegnate nel ripristino dei collegamenti, nella messa in sicurezza delle aree allagate e nell’assistenza agli sfollati, mentre continua il monitoraggio dei corsi d’acqua.
Cosa ha causato l’alluvione: la dinamica atmosferica
Dal punto di vista meteorologico, l’evento che ha colpito Safi è riconducibile al passaggio della tempesta atlantica Emilia, una struttura depressionaria profonda che tra il 13 e il 15 dicembre ha interessato il settore nord-occidentale dell’Africa.

Al largo della Penisola Iberica si è sviluppata una saccatura atlantica ben strutturata, associata a un minimo al suolo di circa 990–995 hPa, capace di convogliare verso il Marocco masse d’aria estremamente umide e instabili di origine subtropicale marittima. Il tutto è avvenuto in presenza di un forte flusso sud-occidentale e di un marcato gradiente barico.
Piogge autorigeneranti e accumuli eccezionali
Nei bassi strati, l’interazione tra l’aria umida oceanica e l’orografia dell’Atlante occidentale ha innescato intensi fenomeni di stau, favorendo la formazione di linee temporalesche autorigeneranti lungo la fascia costiera. In quota, la divergenza legata al ramo ascendente del getto polare ha ulteriormente intensificato i moti verticali.
Secondo stime satellitari e modelli ad alta risoluzione, in alcune zone sono caduti oltre 120–150 mm di pioggia in poche ore, valori eccezionali per il mese di dicembre sulla costa atlantica marocchina.
Un contesto climatico sempre più favorevole agli estremi
L’episodio si inserisce in un contesto climatico segnato da un pattern niño-modulato, che favorisce una maggiore ondulazione del getto atlantico e il transito di saccature più profonde verso le basse latitudini. A questo si aggiungono temperature superficiali dell’oceano superiori alla media, che aumentano il contenuto di vapore disponibile e l’energia dei sistemi perturbati.
La tragedia di Safi evidenzia ancora una volta come la combinazione di forzanti sinottiche intense, alta umidità e vulnerabilità urbana possa trasformare eventi meteorologici estremi in vere e proprie catastrofi, con impatti umani e sociali drammatici.


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