Meteo: SSW di fine novembre, effetti in arrivo. Il Vortice Polare si spezza e l’inverno accelera a gennaio

Le proiezioni mensili mostrano segnali sempre più coerenti di NAO negativa, uno schema favorevole a blocchi alle alte latitudini e a irruzioni fredde verso sud

L’inverno 2025-2026 potrebbe essere ricordato come uno di quelli capaci di cambiare passo molto presto. Già tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre si è infatti verificato un riscaldamento stratosferico improvviso (Sudden Stratospheric Warming, SSW) di intensità e precocità fuori dal comune, un evento che ha attirato l’attenzione perché si colloca tra i più anticipati osservati negli ultimi decenni. Durante un SSW, le temperature nella stratosfera polare aumentano rapidamente in pochi giorni, insieme a un incremento della pressione. Questo processo indebolisce o può frammentare il Vortice Polare stratosferico, la struttura che in inverno tende a confinare l’aria gelida alle alte latitudini. In questa fase, il disturbo è risultato particolarmente incisivo, al punto da alterare la circolazione quando normalmente il vortice è ancora in consolidamento.

Dalla stratosfera alla circolazione “di casa nostra”

Gli effetti di un SSW non restano confinati alle quote più elevate. Nella maggior parte dei casi, le anomalie di pressione generate in stratosfera tendono a propagarsi verso il basso, influenzando la troposfera (lo strato in cui nasce il tempo meteo) con un ritardo che spesso varia tra tre e sei settimane. In pratica, un evento di fine novembre può incidere in modo concreto sulla circolazione di gennaio.

Effetti vortice polare distrutto

Le analisi più recenti mostrano un Vortice Polare incline a dividersi in due grandi lobi, uno orientato verso il Nord America e l’altro verso l’Eurasia. Tra questi nuclei freddi si inseriscono talvolta aree di alta pressione alle alte latitudini, una configurazione che favorisce le discese di aria artica verso sud.

Nord America ed Europa sotto osservazione

In Nord America, questo assetto aumenta la probabilità di ondate di freddo marcate tra Canada e Stati Uniti, soprattutto nelle regioni centro-settentrionali e orientali. Le aree dei Grandi Laghi, del Midwest e del Nord-Est USA risultano tra le più esposte a irruzioni gelide e a fasi nevose estese, specie quando l’aria artico-continentale riesce a scendere senza ostacoli.

In Europa, il segnale è altrettanto interessante: le simulazioni indicano una maggiore predisposizione a flussi settentrionali o orientali, con temperature inferiori alla media su ampie porzioni del continente. Le regioni centro-orientali, i Balcani e il Mediterraneo potrebbero trovarsi più spesso sul bordo di affondi freddi, con condizioni favorevoli a episodi invernali anche significativi, soprattutto in presenza di ciclogenesi mediterranee.

Lobi vortice polare gennaio 2026

Il confronto con il passato e la tendenza per gennaio 2026

Gli studi sugli SSW precoci mostrano che questi eventi sono spesso seguiti da inverni irregolari ma capaci di produrre fasi fredde importanti, anche quando il vortice tende successivamente a ricompattarsi. La troposfera, infatti, impiega tempo a “riassorbire” il disturbo iniziale, mantenendo assetti favorevoli ai blocchi anticiclonici alle alte latitudini.

Per gennaio 2026, le proiezioni mensili suggeriscono un quadro compatibile con una NAO tendenzialmente negativa, un segnale che storicamente aumenta la probabilità di freddo in Europa e di condizioni invernali dinamiche su entrambe le sponde dell’Atlantico. Non significa gelo continuo, ma una maggiore frequenza di irruzioni fredde e di scambi meridiani rispetto a un inverno dominato da correnti occidentali miti.

In sintesi, il riscaldamento stratosferico di fine novembre è un tassello chiave per interpretare l’evoluzione della stagione: l’inizio del 2026 potrebbe riservare un inverno più “autentico”, con freddo e neve protagonisti a fasi alterne sia in Europa sia in Nord America.