A dispetto delle previsioni sensazionalistiche che, nei giorni scorsi, annunciavano l’imminente ritorno del gelo sull’Europa, l’inizio di dicembre 2025 racconta tutt’altra storia: il grande Anticiclone Russo-Siberiano, per ora, non c’è. Le temperature minime registrate nella notte tra il 5 e il 6 dicembre parlano chiaro: +2°C a Mosca, Oslo e Minsk, +4°C a Helsinki e Bucarest, +5°C a Stoccolma e Bruxelles, +6°C a Varsavia e Parigi, +7°C a Budapest. Valori che, più che inaugurare la stagione invernale, sembrano descrivere una fase marcatamente autunnale su gran parte dell’Europa centro-orientale.
Europa orientale sotto correnti miti: un’anomalia confermata dai modelli
I principali prodotti emisferici confermano un’anomalia termica positiva estesa a gran parte dell’Europa, con un segnale particolarmente marcato tra Scandinavia, area baltica, Polonia e Russia occidentale. In queste zone, storicamente fredde già a inizio dicembre, si registrano minime superiori di diversi gradi alla media climatica 1981–2010: un segnale inequivocabile dell’assenza di un vero “serbatoio gelido” europeo.

Il freddo, per ora, rimane confinato molto più a est: Siberia e Russia asiatica sono le uniche aree dove si osservano nuclei termici pienamente invernali. Tuttavia manca ancora quel grande anticiclone termico capace di consolidare la cupola gelida e spingerla verso ovest come nelle configurazioni classiche del passato.
Perché il famoso Russo-Siberiano non si è ancora formato
La risposta è in larga parte dinamica: la circolazione atmosferica resta di tipo zonalizzato, con un flusso atlantico mite ancora molto attivo che continua a trasportare masse d’aria oceaniche fin dentro l’Europa orientale. Promontori subtropicali e correnti occidentali smorzano ogni tentativo di raffreddamento duraturo, impedendo al suolo di sviluppare quell’alta pressione fredda che definisce il classico Anticiclone Russo-Siberiano.
Anche i segnali stagionali per l’avvio dell’inverno 2025–2026 suggerivano una probabilità elevata di temperature sopra media su gran parte dell’Eurasia, coerente con un raffreddamento continentale lento e con un Siberian High inizialmente debole o ritardato rispetto alla climatologia del Novecento.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane in Europa
Secondo i principali modelli mensili e stagionali, dicembre 2025 dovrebbe mantenere un’impronta prevalentemente mite sull’Europa, pur con fisiologiche oscillazioni. Tuttavia, con l’aumento della copertura nevosa siberiana e un possibile calo degli indici AO e NAO, non si esclude un primo trasferimento di aria più fredda verso ovest tra fine mese e l’inizio di gennaio.
Le proiezioni sub-stagionali mostrano la possibilità di brevi irruzioni fredde più marcate sulla Russia europea e su parte dell’Europa orientale, ma in un quadro generale ancora poco favorevole al gelo persistente.
La nascita di un vero anticiclone russo-siberiano “classico” potrebbe quindi essere rimandata alla seconda parte dell’inverno, quando dinamiche emisferiche, stato del Vortice Polare e accumulo del freddo sul continente giocheranno finalmente a favore del trasferimento di masse d’aria gelide verso l’Europa centrale e mediterranea.
Per ora, la fotografia meteo-climatica dell’Europa dell’Est è chiara: nessun gelo russo-siberiano in vista nel brevissimo termine, ma un’attenta sorveglianza dei prossimi cambi di pattern resta fondamentale per capire se e quando l’inverno vorrà davvero fare sul serio.



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