Nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata su un elemento spesso poco noto al grande pubblico, ma fondamentale per comprendere l’evoluzione del meteo a scala emisferica: la dinamica del flusso pacifico. Proprio tra Asia orientale e Nord Pacifico si stanno sviluppando configurazioni atmosferiche capaci di influenzare – anche a migliaia di chilometri di distanza – il profilo termico del Nord America e, indirettamente, gli equilibri del Vortice Polare.
Uno dei segnali più rilevanti è arrivato da un recente periodo caratterizzato da un marcato East Asian Mountain Torque negativo (-EAMT). Questo indice misura l’interazione tra i flussi atmosferici e l’orografia dell’Asia orientale e, quando assume valori fortemente negativi, indica che il getto pacifico tende a retrarsi verso ovest, diventando più corto e meno teso. È esattamente ciò che è accaduto: la corrente a getto si è contratta e ha favorito la formazione di un promontorio anticiclonico molto robusto sul Mare di Bering.
Un blocco sul Bering che cambia la circolazione su scala planetaria
La presenza di un anticiclone così strutturato sul Mare di Bering non è un dettaglio: si tratta di un vero e proprio blocco atmosferico, capace di alterare il regime d’onda emisferico e di deviare le correnti occidentali che scorrono sul Pacifico. Quando un blocco di questa natura si consolida, l’atmosfera riorganizza i propri centri di massa: alcune aree si raffreddano, altre tendono a scaldarsi, e il continente nordamericano è una delle regioni più sensibili a questi rimbalzi dinamici.
Secondo le ultime simulazioni numeriche, la configurazione attuale favorisce nel suo complesso un rialzo delle temperature su diverse zone del Nord America proprio nel periodo delle festività. Un “respiro caldo” che potrebbe tradursi in anomalie termiche positive anche fino a Natale, soprattutto nei settori centrali e orientali. Ciò non significa automaticamente l’assenza di fasi fredde o di incursioni artiche locali, ma lo scenario probabilistico prevalente suggerisce una maggiore presenza di masse d’aria miti rispetto alla media stagionale.
ENSO, MJO e Vortice Polare: il quadro resta ancora incerto
A scala sub-stagionale, tuttavia, la previsione non è affatto chiusa. La risposta dell’atmosfera dipende da una serie di driver climatici che possono rapidamente rafforzare o indebolire il blocco sul Pacifico settentrionale. Tra i più influenti troviamo:
- lo stato dell’ENSO (El Niño / La Niña), oggi in fase di transizione;
- la Madden–Julian Oscillation (MJO), attualmente in movimento verso settori che potrebbero alterare nuovamente il pattern pacifico;
- la stabilità del Vortice Polare, che continua a mostrare segnali di vulnerabilità ma non ancora un indebolimento drastico.
La combinazione di questi fattori può ancora modificare intensità, durata e reale impatto della fase più mite prevista nel periodo natalizio. Un eventuale cambio di fase della MJO o una nuova perturbazione del Vortice Polare potrebbero ricalibrare rapidamente il disegno barico in Atlantico e Pacifico, restituendo maggiore spazio a irruzioni fredde o a pattern più ondulati.
Metà e fine dicembre: possibili scenari meteo sulle due sponde dell’Atlantico
Alla luce del blocco sul Bering e della recente fase di -EAMT, le proiezioni attuali delineano un quadro in cui il Nord America ha buone probabilità di sperimentare una fase mediamente più mite durante le festività, soprattutto alle medie latitudini. L’aria gelida tenderebbe a concentrarsi maggiormente nelle alte latitudini canadesi o a rimanere “imbrigliata” nei lobi del Vortice Polare, in attesa di eventuali nuove perturbazioni stratosferiche.
Sulle altre aree emisferiche, Europa inclusa, gli effetti di questa riorganizzazione del flusso pacifico sono più indiretti ma comunque rilevanti: un getto pacifico retratto e un blocco sul Bering influenzano la catena di onde planetarie che si propagano fino all’Atlantico, incidendo sul segno della NAO e sulla possibilità di blocchi tra Groenlandia e Scandinavia. Da qui discende gran parte della tendenza termica e pluviometrica europea tra dicembre e inizio gennaio.
Festività più miti probabili, ma non garantite
Ad oggi, lo scenario più probabile indica una fase più calda della norma su parte del Nord America durante le festività natalizie, alimentata dalla ristrutturazione del flusso pacifico e dal blocco anticiclonico sul Mare di Bering. In un contesto emisferico così dinamico, però, ogni cambiamento innescato da MJO, ENSO o da un nuovo disturbo al Vortice Polare potrebbe ribaltare rapidamente le carte.
L’unica vera certezza è che stiamo entrando in una fase atmosferica estremamente interessante dal punto di vista climatico e previsionale: le prossime due settimane saranno decisive per capire se il Natale 2025 vestirà davvero tinte insolitamente miti o se l’inverno avrà ancora spazio per stupire con una svolta più fredda di quanto i modelli oggi lascino intuire.


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