Con l’abbassarsi delle temperature e il progressivo spostamento della vita sociale verso i luoghi chiusi e meno aerati, la stagione invernale si conferma il periodo di massima vulnerabilità per le nostre vie respiratorie. La maggiore vicinanza fisica tra le persone in uffici, scuole e mezzi pubblici crea infatti il “ponte” ideale per la diffusione di una vasta gamma di agenti patogeni. Tuttavia, definire ogni malanno di stagione come semplice “influenza” è un errore clinico e comunicativo che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha deciso di affrontare pubblicando oggi un vademecum aggiornato. Attraverso una serie di FAQ dettagliate, gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive fanno chiarezza su un ecosistema virale sempre più complesso, dove il virus influenzale stagionale si intreccia con la presenza costante del SARS-CoV-2, l’insidia del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) e la miriade di Rhinovirus responsabili del raffreddore. L’obiettivo è fornire ai cittadini gli strumenti per interpretare i sintomi, comprendere i meccanismi di contagio e adottare le strategie di difesa più efficaci, basate sull’evidenza scientifica e sul monitoraggio costante del territorio.
La “rete sentinella”: cosa dicono davvero i bollettini
Spesso leggiamo titoli allarmistici su “milioni di italiani a letto con l’influenza“. In realtà, spiega l’ISS, i dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet monitorano le ARI (Infezioni Respiratorie Acute), un contenitore ampio che include non solo il virus influenzale, ma anche SARS-CoV-2, Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), Rhinovirus (il comune raffreddore) e molti altri.
Dalla stagione 2025-26, la definizione di “caso” è diventata più inclusiva: basta l’insorgenza improvvisa di almeno un sintomo tra tosse, mal di gola, raffreddore o difficoltà respiratoria per rientrare nelle statistiche. Ogni anno, queste infezioni colpiscono tra i 12 e i 16 milioni di persone in Italia.
Prevenzione e vaccini: lo scudo principale
Nonostante le buone abitudini, la vaccinazione resta la strategia regina. L’ISS sottolinea come il vaccino influenzale debba essere ripetuto annualmente a causa della natura mutabile del virus.
- A chi è raccomandato? Soprattutto alle categorie fragili (anziani, cronici), operatori sanitari e caregiver;
- Perché farlo? Non serve solo a evitare il contagio, ma è fondamentale per ridurre drasticamente il rischio di complicanze gravi, come le polmoniti, e i ricoveri ospedalieri.
Accanto ai vaccini, restano fondamentali le “misure non farmacologiche”: lavare spesso le mani, coprire i colpi di tosse con il gomito e, soprattutto, restare a casa ai primi sintomi per evitare di trasformarsi in vettori del virus.
Il mito degli antibiotici
Uno dei punti fermi ribaditi dall’ISS riguarda la terapia: influenza e COVID-19 non si curano con gli antibiotici. Questi farmaci sono efficaci esclusivamente contro i batteri. Usarli impropriamente per contrastare un virus è non solo inutile, ma pericoloso: contribuisce al fenomeno della resistenza batterica, rendendo le future infezioni molto più difficili da trattare. Il ricorso agli antibiotici deve avvenire solo ed esclusivamente su prescrizione medica in caso di complicazioni batteriche accertate.
Quando arriva il picco?
Prevedere il momento esatto di massima diffusione è impossibile. Storicamente, il picco si colloca tra fine dicembre e fine febbraio. L’ISS avverte però di non abbassare la guardia troppo presto: una volta raggiunto l’apice, la curva dei contagi non crolla bruscamente, ma scende in modo graduale, mantenendo alta la circolazione virale per diverse settimane.
In caso di sintomi, la parola d’ordine è consultare il proprio medico di base o pediatra. Saranno loro a valutare l’opportunità di un tampone o di una terapia specifica, evitando il “fai da te” che, in ambito sanitario, rappresenta spesso il rischio maggiore.


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