Al Nord è arrivata la nebbia, dopo il maltempo dei giorni scorsi. Le temperature si mantengono sotto i +5°C in pieno giorno in molte aree tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, dopo minime sul filo dello zero. Scenario quindi tipicamente invernale anche in questo primo weekend del mese di dicembre, dopo una settimana assolutamente nella norma. Anche al Sud è pieno inverno: insiste il maltempo con piogge sparse, a tratti intense, in Puglia, Calabria e Sicilia. Le temperature restano allineate con le medie del periodo in una situazione da manuale della meteorologia. Nelle prossime ore, ancora forte maltempo nel basso Tirreno con piogge intense e addirittura nubifragi tra Calabria e Sicilia, a cavallo dello Stretto di Messina, non solo nella serata odierna ma anche domani, domenica 7 dicembre, specie in serata.
Lunedì 8, nel giorno dell’Immacolata, arriva – appunto – l’Anticiclone dell’Immacolata che farà sensibilmente aumentare le temperature in montagna e anche in pianura laddove splenderà il sole. Sarà una settimana di nebbie e foschie nelle valli e nelle pianure, con inversione termica e clima freddo specie nelle ore serali e notturne (ma dove terrà la nebbia, anche di giorno). Al Centro/Sud le temperature arriveranno a +20°C e anche oltre in Sardegna, evento normalissimo nel cuore del Mediterraneo nella prima metà di dicembre. Non mancherà qualche pioggia in Liguria e alta Toscana. Inoltre, quest’Anticiclone durerà poco, meno di una settimana. Le temperature inizieranno a diminuire già venerdì 12, tornando in linea con le medie stagionali in tutto il Paese, e poi tra domenica 14 e lunedì 15 tornerà il maltempo che si prospetta forte un po’ ovunque, specie in Sardegna, all’estremo Sud e al Nord/Ovest, qui anche con nuove nevicate fino a bassa quota.
Insomma, non è affatto vero che l’Anticiclone durerà fino a Natale. Anzi. L’affondo del Vortice Polare sul nord America che la prossima settimana piomberà nel grande gelo, lascia immaginare l’eventualità proprio per il periodo natalizio di possibili ondate di freddo e neve anche in Europa una decina di giorni dopo rispetto al Nord America. Restano molte incertezze su dove e quando si collocheranno eventuali fasi fredde. E quando si prova a zoomare sulle feste di Natale 2025, la parola chiave resta “probabilità”, non “certezze”.
L’analisi più interessante è quella del Met Office, il servizio meteorologico e climatologico nazionale del Regno Unito, uno dei più antichi e autorevoli al mondo. Fondato nel 1854, oggi è un ente governativo che fornisce previsioni del tempo, allerta meteo, analisi climatiche e ricerca scientifica avanzata. Gestisce potenti modelli numerici di previsione e alcuni dei supercomputer più avanzati d’Europa, collaborando con istituzioni internazionali come l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e l’ECMWF. Le sue previsioni sono un punto di riferimento per la navigazione, l’aviazione, i servizi pubblici e la popolazione britannica.
Il Met Office, oltre ai prodotti stagionali pubblica un bollettino di previsione a lungo termine fino a circa quattro settimane. L’aggiornamento del 5 dicembre per il periodo 20 dicembre 2025 – 3 gennaio 2026, che copre quindi il Natale, descrive per il Regno Unito condizioni “variabili”, con la probabile dominanza di sistemi depressionari atlantici. Questo significa frequenti passaggi di piogge o rovesci, localmente intensi, qualche episodio di neve soprattutto in collina o in montagna al nord, venti talora forti lungo le coste, e temperature nel complesso “prossime alla media o leggermente superiori”.
Mettendo insieme tutte le informazioni disponibili ad oggi – che, ricordiamo, è ancora 6 dicembre – si possono delineare scenari probabilistici per Natale 2025 nelle diverse macro-regioni europee, sempre ricordando che, a quasi tre settimane di distanza, nessun centro di calcolo serio pretende di descrivere il tempo di un singolo giorno, ma solo la tendenza media della settimana.
Sul Nord Europa e sulla Scandinavia, anche in un inverno più mite della media, il freddo rimane di casa per ragioni climatiche. Le previsioni stagionali multimodello mostrano spesso anomalie termiche positive anche qui, ma su un clima già molto freddo: in altre parole, avere temperature “sopra la norma” a Oslo o a Rovaniemi significa spesso passare, ad esempio, da −8°C a −4°C, non certo a valori primaverili. Le mappe stagionali di Copernicus e del sistema europeo per la prevenzione incendi (EFFIS), che visualizzano le anomalie termiche previste per dicembre e gennaio, indicano proprio questa combinazione: Europa nel complesso più calda del normale, con scarti comunque modesti sull’estremo nord e ancora compatibili con neve frequente al suolo.
Per la settimana di Natale, gli ensemble sub-stagionali ECMWF fino a 46 giorni mostrano più che altro la probabilità di un flusso occidentale relativamente attivo, a tratti ondulato, in grado di portare nevicate su Scandinavia, regioni baltiche e Russia europea, mentre sulle pianure più meridionali la neve dipenderà dalla posizione dei singoli minimi di pressione, impossibile da fissare oggi.
In Europa centro-occidentale – Regno Unito, Irlanda, Francia, Benelux, Germania, Alpi – lo scenario prevalente è quello di un flusso atlantico molto attivo, con correnti sud-occidentali o occidentali che alternano brevi pause più stabili a passaggi perturbati
Nella pratica, per i giorni intorno al 25 dicembre questo significa che la soluzione più probabile è un Natale umido e ventoso su molte aree dell’Europa occidentale – compresi Regno Unito e Francia – con neve soprattutto sui rilievi (Alpi, Massiccio Centrale, Giura, Mittelgebirge) e più raramente in pianura, magari nel corso di brevi irruzioni fredde dietro il passaggio di una perturbazione. Per la Germania, le comunicazioni del DWD nelle ultime settimane ricordano che, dopo un avvio di dicembre piuttosto mite e variabile, non c’è ancora alcun segnale chiaro che indichi un’imminente svolta verso un inverno rigidissimo proprio a Natale: l’ipotesi più realistica è una prosecuzione del tempo alternato fra fasi più miti e fronti atlantici, con eventuali finestre fredde da definire solo con i modelli a medio termine nei giorni immediatamente precedenti le feste.
Un discorso a parte meritano le voci che parlano di un possibile inverno molto freddo a causa di un vortice polare più debole e di un evento di riscaldamento stratosferico improvviso. È vero che varie analisi, incluse quelle della WMO e di centri di ricerca indipendenti, evidenziano per questo inverno una combinazione particolare di fattori: una La Niña debole e la possibilità di disturbi importanti al vortice polare stratosferico, che in passato hanno talvolta favorito ondate di freddo su Europa e Nord America. Tuttavia, i servizi meteorologici ufficiali – DWD, MeteoSwiss, Météo-France, AEMET – insistono su due punti fondamentali. Primo: le previsioni stagionali sono buone per dare indicazioni statistiche sulla temperatura media di un trimestre, non per dire se nevicherà il 24 o il 25 dicembre in una città specifica. Secondo: anche dentro un inverno “mite” sono possibili fasi brevi ma intense di freddo, che al momento non possono essere previste con affidabilità più di due settimane prima.
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