Quando un’alluvione o un terremoto mettono fuori uso le reti mobili, la comunicazione diventa la prima vittima collaterale dell’emergenza. Lo si è visto drammaticamente nel 2021, quando l’esondazione dell’Ahr in Renania-Palatinato fece collassare in poche ore l’intera rete telefonica. Da allora, garantire canali affidabili per soccorritori e coordinamento operativo è diventata una priorità. A questa sfida risponde la tecnologia sviluppata dal Fraunhofer Institute for Applied Information Technology FIT: una rete mobile, autonoma e auto-organizzante, capace di collegare squadre di emergenza, centrale operativa e internet senza dipendere dalle infrastrutture tradizionali. Cuore del sistema è WiBACK, una soluzione wireless di backhaul che utilizza multi-hop routing per estendere la portata dei segnali e piccoli nodi radio alimentati a batteria o pannelli solari. Bastano pochi minuti per attivare il network: si collegano le batterie, si orientano le antenne e la rete è operativa.
Nel progetto 5G Opportunity, insieme alle università di Erlangen-Norimberga e Bonn-Rhein-Sieg, i ricercatori hanno integrato piccoli hotspot 5G privati per connettere gli smartphone del personale sul campo. La tecnologia è stata testata con successo al Summer Breeze Open Air 2024, dove un’intera rete 5G “di emergenza” ha garantito copertura in un’area ad alta densità di pubblico.
Il futuro si chiama HiLeit, progetto che punta ad aggiungere moduli satellitari LEO e combinare fibra, reti pubbliche, radio-relay e 5G privati in un’unica infrastruttura flessibile. L’obiettivo: assicurare comunicazioni rapide e intuitive, anche nei contesti più caotici. In un mondo sempre più esposto a eventi estremi, la resilienza digitale diventa parte integrante della resilienza civile.


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