Stiamo per perdere fino a 4.000 ghiacciai l’anno: la crisi silenziosa che cambierà il volto della Terra | FOTO

Un nuovo studio rivela quando avverrà il picco dell’estinzione dei ghiacciai e perché le decisioni politiche dei prossimi anni saranno decisive

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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Scomparsa annuale prevista dei ghiacciai a scala globale e regionale in diversi scenari di riscaldamento. I punti mostrano il numero previsto di ghiacciai persi ogni anno (valori sull'asse y sinistro), secondo lo scenario mediano annuale in tutte le combinazioni di ghiacciai e modelli climatici (Metodi). Le linee continue rappresentano le medie mobili su 11 anni. Le linee tratteggiate indicano la percentuale cumulativa di ghiacciai persi dal 2025 (valori sull'asse y destro), con bande ombreggiate che mostrano l'intervallo interquartile (25°-75° percentile). Per chiarezza, le aree ombreggiate sono mostrate solo per gli scenari +1,5 °C e +2,7 °C. n indica il numero totale di ghiacciai nel 2025. Crediti: Van Tricht & Nature Climate Change
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    Misurazioni del bilancio di massa sul ghiacciaio Pers in Svizzera. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Elemento crollato della lingua glaciale del ghiacciaio del Morteratsch. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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    Immagini scattate all'interno della grotta glaciale sul fronte del ghiacciaio del Morteratsch nell'ottobre 2025. Queste grotte rappresentano un chiaro simbolo del rallentamento e della disintegrazione del ghiacciaio. Crediti: Lander Van Tricht (vantricht@vaw.baug.ethz.ch)
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Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change  mostra un quadro allarmante dell’evoluzione dei ghiacciai nel XXI secolo. Gli scienziati hanno analizzato oltre 200.000 ghiacciai e introdotto un concetto chiave: il “picco dell’estinzione glaciale”, ovvero l’anno in cui scomparirà il maggior numero di ghiacciai. A seconda del livello di riscaldamento globale, questo picco potrebbe arrivare tra il 2041 e il 2055, con una perdita compresa tra 2.000 e 4.000 ghiacciai in dodici mesi. È una previsione che supera di gran lunga il ritmo attuale, pari a circa 750–800 ghiacciai persi ogni anno. Secondo la ricerca, con un riscaldamento limitato a +1,5 °C, il picco di estinzione si verificherebbe intorno al 2041 e comporterebbe la scomparsa di circa 2.000 ghiacciai l’anno. Se invece il mondo si dirigesse verso i +4 °C, il picco arriverebbe più tardi, verso la metà degli anni Cinquanta, ma con un ritmo di scomparsa doppio. In pratica, in un solo anno potremmo perdere un numero di ghiacciai pari all’intera popolazione attuale delle Alpi.

Le regioni più vulnerabili e il calendario della crisi

Lo studio mostra chiaramente che le regioni dominate da ghiacciai piccoli e sensibili – come le Alpi europee, i Caucaso, le Ande subtropicali e alcune zone dell’Asia – saranno le prime a subire perdite massicce. In questi territori più del 50% dei ghiacciai potrebbe sparire già nei prossimi vent’anni. La rapidità della perdita dipende soprattutto dalle dimensioni ridotte e dalla risposta climatica molto veloce di questi ghiacciai. Al contrario, nelle regioni dove sono presenti ghiacciai più grandi, come la periferia della Groenlandia, l’Artico canadese settentrionale e alcune aree antartiche, il picco di estinzione avverrà più tardi. Ciò non significa però che siano al sicuro: queste zone potrebbero perdere tra il 30% e il 50% delle loro masse glaciali entro il 2100, specialmente negli scenari di riscaldamento più elevato.

Il mondo nel 2100: tre futuri possibili

Con un riscaldamento limitato a +1,5 °C potrebbe sopravvivere quasi la metà dei ghiacciai attuali. Con un riscaldamento di +2,7 °C, ovvero quello previsto dagli impegni politici attuali, il numero scenderebbe al 20%. In uno scenario da +4 °C, invece, rimarrebbe meno del 10% dei ghiacciai esistenti oggi. Si tratta di una trasformazione planetaria senza precedenti. Le Alpi, alcune catene montuose sudamericane e porzioni dell’Himalaya potrebbero trovarsi completamente prive di ghiaccio entro la fine del secolo. La ricerca contiene un esempio emblematico riguardante il ghiacciaio di Otemma in Svizzera: un’unica massa compatta nel 1850, oggi ridotta a frammenti separati dopo decenni di rapido arretramento. Questa immagine riassume perfettamente ciò che sta accadendo in molte regioni del mondo.

Oltre la scienza: cultura, acqua e identità in pericolo

Il report non si limita agli aspetti fisici della perdita dei ghiacciai, ma mette in luce anche le conseguenze culturali, spirituali ed economiche. Molte comunità attribuiscono ai ghiacciai un significato simbolico o religioso; milioni di turisti visitano ogni anno questi paesaggi; intere regioni dipendono dal loro scioglimento per garantire acqua durante la stagione secca. Con la loro sparizione non perderemo solo acqua e ghiaccio, ma anche una parte della nostra identità collettiva. Non a caso, negli ultimi anni sono comparsi fenomeni mai visti prima, come i “funerali dei ghiacciai” in Islanda, Svizzera e Nepal come testimonianze della crescente consapevolezza culturale di questa perdita irreversibile.

Il significato del “picco dell’estinzione glaciale”

L’introduzione del concetto di picco dell’estinzione glaciale rappresenta una nuova chiave di lettura del cambiamento climatico. Dopo questa soglia, il numero di ghiacciai scomparsi ogni anno diminuirà non perché la situazione migliorerà, ma perché i ghiacciai rimasti saranno troppo pochi per generare ulteriori picchi. È un punto di non ritorno, una transizione irreversibile del paesaggio planetario. Il ritmo di perdita globale potrebbe triplicare o quadruplicare nei prossimi decenni. Una volta superato il picco, la traiettoria è destinata a proseguire comunque verso una drastica riduzione della criosfera.

Il futuro non è ancora deciso: cosa possiamo evitare

Lo studio insiste su un messaggio fondamentale: la differenza tra perdere 2.000 o 4.000 ghiacciai all’anno dipenderà dalle decisioni politiche dei prossimi anni. Limitare il riscaldamento a +1,5 °C potrebbe più che raddoppiare il numero di ghiacciai che sopravviveranno entro il 2100 rispetto allo scenario attuale di +2,7 °C. Negli scenari più ottimistici, alcune regioni potrebbero conservare una parte significativa dei loro ghiacciai, mentre negli scenari peggiori diventerebbero quasi completamente prive di ghiaccio entro la fine del secolo.

Il futuro della criosfera non è scritto. Lo studio conclude che il destino dei ghiacciai dipende dalle scelte che la società globale farà nei prossimi anni. L’entità della perdita non è una variabile naturale inevitabile, ma una conseguenza diretta delle politiche climatiche che adotteremo o sceglieremo di non adottare.