Il Sole torna a catturare l’attenzione degli scienziati. Dopo un periodo di relativa calma, una nuova regione attiva della nostra stella, denominata AR4300, ha generato nelle prime ore del 4 dicembre un brillamento solare classe M6, uno dei più intensi delle ultime settimane. L’evento, registrato alle 03:50 ora italiana, si colloca nella fascia medio-alta dell’attività solare e può provocare effetti misurabili sul nostro pianeta, in particolare sulle comunicazioni radio e sulla ionosfera.
A rendere il fenomeno ancora più rilevante è stata la conferma di un burst radio di Tipo II, captato dall’US Air Force. Questo tipo di segnale è spesso collegato alla nascita di una CME – una coronal mass ejection, o espulsione di massa coronale – una vasta nube di plasma magnetizzato capace di viaggiare attraverso il Sistema Solare. Se diretta verso la Terra, una CME può scatenare tempeste geomagnetiche, aurore polari più intense e, nei casi più estremi, disturbi ai satelliti e alle infrastrutture elettriche.
La nuova previsione: possibile impatto il 7 dicembre
Le prime analisi non avevano chiarito se la CME prodotta dal flare di AR4300 fosse diretta verso il nostro pianeta. Tuttavia, modelli aggiornati diffusi nelle ultime ore indicano che la nube potrebbe effettivamente raggiungere la Terra, anche se solo marginalmente. Si potrebbe verificare un “colpo di striscio” o persino di un mancato impatto, ma abbastanza vicino da poter innescare una debole tempesta geomagnetica di classe G1 nella giornata del 7 dicembre.

Si tratta del livello più basso nella scala NOAA delle tempeste geomagnetiche: eventi di questo tipo possono produrre leggere fluttuazioni delle reti elettriche ad alte latitudini e disturbi minori alle comunicazioni radio, oltre a favorire la comparsa di aurore visibili nelle regioni polari.
Un Sole imprevedibile
Mentre AR4300 mostra segni di vivacità, resta enigmatico il comportamento dell’imponente complesso di macchie solari 4294–4296: nonostante le dimensioni notevoli, la regione è rimasta finora sorprendentemente tranquilla, senza brillamenti significativi. Una quiete che viene però monitorata con grande attenzione, dato che le regioni solari più estese sono spesso quelle in grado di generare eruzioni energetiche.


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