Continua il piccolo sciame sismico che da un paio di giorni sta interessando le colline di Reggio Calabria, in una delle aree a più alto rischio sismico d’Italia. Questa notte si sono verificate altre scosse, la più forte di magnitudo 2.5 alle 5:52, avvertita dalla popolazione nelle frazioni più vicine all’epicentro: Terreti, Pavigliana e Mosorrofa. Le scosse vengono avvertite distintamente anche ad Arasì, Ortì, Straorino, Schindilifà ma quando sono superiori a magnitudo 2 anche in centro città, a Reggio Calabria, sulla costa, soprattutto per quanto riguarda il boato dovuto allo spostamento d’aria.
La profondità di questi terremoti oscilla tra 13 e 14 chilometri. L’ultima scossa in termini cronologici, si è verificata alle 6:20 di questa mattina ed è stata di magnitudo 1.4.
Il significato di uno sciame sismico di bassa magnitudo
Uno sciame sismico composto da scosse di magnitudo così modesta rappresenta una sequenza di fratturazioni “microscopiche” della crosta terrestre. In termini geologici, si tratta di eventi di bassissima energia, definiti spesso microsismicità. Per darti un termine di paragone, l’energia liberata da una scossa di magnitudo 2 è infinitamente inferiore a quella di un forte terremoto: servirebbero decine di migliaia di queste piccole scosse per eguagliare l’energia di un singolo evento distruttivo. Quando la terra trema a questi livelli, significa che le rocce nel sottosuolo si stanno riassestando su una faglia, generando una frizione che noi percepiamo come un leggero tremore o un boato sotterraneo, simile a un tuono lontano, ma che spesso passa inosservato se non nel silenzio notturno.
Il legame con i forti terremoti
È fondamentale chiarire un equivoco diffuso: questi piccoli sciami non “scaricano” l’energia evitando scosse più forti, poiché la quantità di energia dissipata è troppo esigua rispetto a quella necessaria per generare un grande sisma. Tuttavia, la scienza ci dice che statisticamente la stragrande maggioranza di questi sciami nasce e si esaurisce da sola senza portare a eventi maggiori. Esiste però una percentuale molto bassa (inferiore al 5%) di casi in cui queste sequenze fungono da “precursori” (foreshock) di un evento più importante. Purtroppo, ad oggi non esiste alcuno strumento scientifico in grado di distinguere in tempo reale se uno sciame sarà benigno o se è l’anticipo di qualcosa di più serio; lo si può stabilire solo a posteriori. Pertanto, il rischio non aumenta in modo deterministico, ma la soglia di attenzione deve rimanere alta perché ci indica che la faglia è attiva.
La situazione attuale a Reggio Calabria
Per una città come Reggio Calabria, che sorge in una delle aree a più alta pericolosità sismica d’Europa (Zona 1), lo sciame sismico in atto in queste ore (localizzato prevalentemente nell’area collinare della città) è un fenomeno che rientra nella normale “fisiologia” tettonica dello Stretto. Questa è una zona di contatto continuo tra placche e blocchi crostali che si muovono costantemente. Le scosse attuali, pur essendo numerose, sono rimaste su valori di magnitudo bassi (intorno a 2.8 come picco massimo) e molto localizzati. Questo sciame funge da promemoria della natura fragile e viva del territorio: non deve generare panico, poiché è l’attività “di base” dell’area, ma deve servire come costante richiamo alla consapevolezza e alla prevenzione, che rimane l’unica vera difesa in un’area dove il “silenzio sismico” assoluto non esiste quasi mai.
