Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato martedì un “blocco totale e completo” di tutte le petroliere sanzionate che entrano ed escono dal Venezuela, nel più recente tentativo di aumentare la pressione sul governo di Nicolas Maduro colpendo la sua principale fonte di reddito: il petrolio. L’annuncio è arrivato direttamente da Trump tramite Truth Social, dove ha dichiarato che il regime venezuelano è stato designato come organizzazione terroristica straniera, accusandolo di furto di beni, terrorismo, traffico di droga e tratta di esseri umani. “Pertanto – ha scritto – oggi ordino un blocco totale e completo di tutte le petroliere sanzionate che entrano e escono dal Venezuela”.
Resta però poco chiaro come verrà applicato concretamente il blocco, e se l’amministrazione utilizzerà ancora una volta la Guardia Costiera, come già avvenuto la scorsa settimana con il sequestro di una petroliera. Intanto Washington ha rafforzato la propria presenza militare nella regione, schierando migliaia di soldati e quasi una dozzina di navi da guerra, inclusa una portaerei.
La reazione
Il governo di Caracas ha reagito con durezza, definendo la mossa di Trump una “minaccia grottesca”, mentre sul fronte economico le conseguenze non si sono fatte attendere. I prezzi del petrolio sono saliti di oltre l’1% nei mercati asiatici: il Brent ha superato i 59 dollari al barile e il WTI statunitense è tornato sopra i 56 dollari, dopo aver toccato il giorno prima i minimi dal febbraio 2021.
Secondo gli analisti, il rialzo riflette il timore di una riduzione significativa delle esportazioni venezuelane, anche se molti operatori attendono di capire se il blocco colpirà anche navi non sanzionate. La situazione è già critica: dopo il recente sequestro di una petroliera e un cyberattacco che ha paralizzato i sistemi amministrativi della compagnia statale PDVSA, le esportazioni di greggio del paese sono crollate.
La mossa di Trump solleva anche pesanti interrogativi legali. L’esperto di diritto internazionale Elena Chachko, dell’Università di Berkeley, ha sottolineato che i blocchi navali sono tradizionalmente considerati strumenti di guerra e che l’ordine del presidente apre seri dubbi sia sul piano del diritto interno sia su quello internazionale. Il deputato democratico Joaquin Castro è stato ancora più diretto, definendo il blocco “inequivocabilmente un atto di guerra mai autorizzato dal Congresso”. E’ quanto riporta Reuters.
Sul piano globale, la Cina – principale acquirente del greggio venezuelano – potrebbe subire ripercussioni significative: il petrolio del Venezuela rappresenta circa il 4% delle importazioni cinesi. Se l’embargo dovesse protrarsi, la perdita di quasi un milione di barili al giorno potrebbe far schizzare ulteriormente i prezzi.
Secondo David Goldwyn, ex diplomatico energetico del Dipartimento di Stato, l’impatto potrebbe tradursi in un aumento del prezzo del petrolio tra i 5 e gli 8 dollari al barile, con conseguenze devastanti per l’economia venezuelana: inflazione fuori controllo e una nuova ondata migratoria verso i paesi vicini. Nel frattempo, Trump ha intensificato la sua campagna contro Maduro con un’escalation militare che avrebbe già causato decine di vittime in operazioni contro imbarcazioni nella regione. Il presidente venezuelano accusa gli Stati Uniti di volerlo rovesciare per mettere le mani sulle immense riserve petrolifere del paese, le più grandi al mondo.
“L’imperialismo vuole colonizzare il Venezuela per saccheggiare le nostre ricchezze”, ha dichiarato Maduro. “Ma noi difenderemo la nostra patria”. Una pace che, alla luce delle ultime mosse, appare sempre più fragile.


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