Un Ponte sul lago Maggiore, tra Laveno e Intra: rilanciato il progetto di cento anni fa

La Biblioteca di Gemonio rilancia il progetto del Ponte sul lago Maggiore, che risale al 1930. Potrebbe unire Laveno e Intra

E se si facesse un Ponte anche sul lago Maggiore, tra il paesino di Laveno, in Lombardia, e la frazione Intra, in Piemonte? A rilanciare il progetto che animò il dibattito pubblico negli anni ’30 e negli anni ’50 del secolo scorso, è la biblioteca di Gemonio, il paese dove risiede il fondatore della Lega, Umberto Bossi. “Non è mai stato realizzato – scrive la biblioteca in un post su Facebook – ma anche sul lago Maggiore c’è chi ha pensato di gettare un Ponte, tra Laveno e Intra: mai realizzato, ma tanto discusso negli anni Trenta e anche nel dopoguerra“.

E continua nella ricostruzione: “Un Ponte tra Laveno Mombello e Intra era il progetto proposto, nel 1931/32, dall’ingegner Alfredo Varni, un tecnico di origini pavesi (Monteregale, 1879 – Voghera, 1955); prevedeva un asse stradale realizzato con barche in cemento armato larghe una dozzina di metri e incastrate l’una all’altra affiancata da due marciapiedi. I barconi necessari sarebbero stati costruiti a Laveno con un cantiere in prossimità dell’attuale Gaggetto, da cui sarebbe partito il Ponte che doveva arrivare in località San Bernardino a Verbania. Gli investitori si aspettavano buoni incassi dal pagamento dei pedaggi. Ma poi venne la guerra e non se ne parlò più“.

Il Ponte sul lago Maggiore ritornò nel dopoguerra – prosegue il post – tra la metà degli anni ’50 e i primi anni ’60. Il sindaco di Verbania, Ugo Sironi, si disse entusiasta dopo che il governo nel 1954 aveva detto sì (poi invece lo bocciò). A Luino erano contrari, ma nel comune di Laveno Mombello il sindaco Gennaro Airoli dichiarò: ‘Ripetiamo la nostra incondizionata adesione all’iniziativa, convinti che il Ponte porterà maggiori traffici e scambi, sia turistici che commerciali, con conseguenti vantaggi per entrambe le province‘”. Inoltre, “per il Ponte si costituì una società che avrebbe dovuto ottenere i consensi necessari. Tre le soluzioni. La più conveniente era quella di un Ponte galleggiante stabilizzato da strutture fisse subacquee e ancorato alle rive da ponti metallici lunghi 100 metri che possono aprirsi per consentire il passaggio ai battelli. La seconda soluzione era quella di un Ponte appoggiato a cassoni immersi: una specie di viadotto, che avrebbe lasciato libero transito alle imbarcazioni, ma esigeva l’impianto di piloni, pericolosi in caso dì nebbia. Terza soluzione, tipo tunnel sotto la Manica: un Ponte tubolare subacqueo a 14 metri sotto il livello dell’acqua. Sarebbe stato invisibile e avrebbe lasciato libero transito alla navigazione, ma doveva essere attrezzato con impianti di ventilazione e sicurezza. Come altri progetti ipotizzati a quel tempo finì nel dimenticatoio“. La biblioteca conserva una ricostruzione storica del dibattito su questi progetti, pubblicato nel 2020 sulla rivista ‘Verbanub’ che si trova nella biblioteca stessa.

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