L’amministrazione Trump starebbe valutando di far sì che il governo federale smetta di raccomandare direttamente la maggior parte dei vaccini per i bambini e suggerisca di somministrare meno dosi per allinearsi maggiormente al modello di immunizzazione della Danimarca. Lo scrive il ‘Washington Post’, sulla base di quanto riferito da due fonti vicine alla materia. Secondo le fonti, che hanno voluto mantenere l’anonimato, i funzionari sanitari federali stanno valutando linee guida sui vaccini che incoraggerebbero i genitori a consultare un medico per prendere decisioni sulla maggior parte delle vaccinazioni. Questo approccio, è la riflessione degli esperti, segnerebbe un cambiamento fondamentale nel sistema statunitense, che generalmente si affida alle agenzie sanitarie federali per definire come proteggere le persone dalle malattie.
Non è ancora chiaro quali vaccini non verrebbero più raccomandati. I piani sono ancora in fase di elaborazione, hanno affermato le fonti, ma sono sostanzialmente in linea con la direttiva del presidente Donald Trump di inizio mese di valutare la possibilità di raccomandare un minor numero di vaccini, definendo gli Stati Uniti una “anomalia” tra i Paesi sviluppati, pur precisando che qualsiasi modifica al calendario vaccinale del Paese dovrebbe continuare a preservare l’accesso ai vaccini attualmente disponibili. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. è da anni critico nei confronti del programma vaccinale per l’infanzia e ha chiesto un controllo più approfondito, nonostante abbia dichiarato ai senatori, durante le audizioni di conferma, di sostenere il programma.
Le altre reazioni
Andrew Nixon, portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani, ha dichiarato in merito alle previste revisioni delle raccomandazioni sui vaccini che, “a meno a che non lo dica direttamente l’Hhs, si tratta di pura speculazione”. Il potenziale cambiamento per allinearsi maggiormente al programma della Danimarca è stato segnalato per la prima volta dalla ‘Cnn’. Secondo una presentazione della Food and Drug Administration di dicembre, l’attuale programma statunitense prevede vaccinazioni per proteggere da 18 malattie infettive, tra cui il Covid-19, rispetto alle 10 previste in Danimarca, dove non si raccomanda la vaccinazione dei bambini contro l’influenza, il virus respiratorio sinciziale (Rsv) e la varicella, tra gli altri patogeni comuni.
Ma per gli esperti di sanità pubblica i paragoni con la Danimarca rischiano di essere fuorvianti, dal momento che i due Paesi presentano notevoli differenze in termini di popolazione, sistemi sanitari e carico di malattie. “Non si possono semplicemente sovrapporre le politiche di altri Paesi, senza contesto, a quelle degli Stati Uniti”, ha affermato Demetre Daskalakis, che ha supervisionato il centro per le malattie respiratorie e l’immunizzazione dei Cdc (Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie) prima di dimettersi dall’agenzia ad agosto. Anche un funzionario sanitario danese si è chiesto perché gli Stati Uniti dovrebbero seguire l’esempio del suo Paese: “personalmente, non credo che questo abbia senso dal punto di vista scientifico”, ha scritto in un’e-mail Anders Hviid, funzionario dello Statens Serum Institute danese, che previene e controlla le malattie infettive nell’ambito del ministero della Salute del Paese. “La salute pubblica non è un’unica soluzione adatta a tutti, ‘one size fits all’. È specifica per ogni popolazione e dinamica. La Danimarca e gli Stati Uniti sono due Paesi molto diversi”.
L’idea sui cui si potrebbe basare la nuova linea Usa è che le persone dovrebbero consultare un medico, un farmacista o un altro professionista sanitario prima di sottoporsi a una vaccinazione, e le assicurazioni sarebbero comunque tenute a coprire le spese. Non è chiaro quanto sarà ampio questo cambiamento e quando avverrà, si legge nel servizio. Ma, ha fatto notare David Higgins, assistant professor di pediatria all’University of Colorado Anschutz Medical Campus, questo tipo di raccomandazione viene solitamente formulata in presenza di reale incertezza sui benefici e sui rischi. Applicandola in modo ampio a molti vaccini ormai raccomandati di routine, si rischia di creare la falsa impressione che gli esperti siano divisi sul modo migliore per proteggere la salute, ha aggiunto. “Non sono mai stato così preoccupato per il futuro dei vaccini e della salute dei bambini come lo sono ora”, ha concluso Higgins.


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