Mentre l’Europa vive una fase dell’inverno caratterizzata dal mite respiro atlantico dopo il grande gelo della prima metà di gennaio, nel cuore del continente asiatico si sta consumando una delle ondate di gelo più intense degli ultimi anni. Le testimonianze che arrivano dalla Russia sono impressionanti e dipingono uno scenario quasi apocalittico. A Novosibirsk, metropoli della Siberia occidentale, questa mattina i termometri sono precipitati a -39°C. Le immagini che giungono dalla città mostrano un paesaggio spettrale, avvolto in una densa “nebbia ghiacciata“, un mix di cristalli di ghiaccio sospesi e smog che l’aria gelida e immobile schiaccia al suolo, rendendo l’atmosfera irrespirabile. Non è solo il freddo a spaventare, ma la violenza delle bufere.
In queste ore sui social network circolano video emblematici dalle zone artiche russe che mostrano interi condomini con la neve accumulata dal vento fino al terzo o quarto piano, vere e proprie montagne bianche che sigillano gli ingressi e seppelliscono le auto. Sebbene alcune di queste immagini più estreme siano di repertorio, esse rappresentano fedelmente la realtà cruda di un inverno che, in quelle latitudini, non fa sconti a nessuno e che ora sta accumulando un’energia potenziale spaventosa.
Attualissime, invece le immagini di Novosibirsk questa mattina:
La genesi del Burian: un serbatoio di aria gelida pronto a esplodere
Quello che sta accadendo in Siberia non è un evento locale, ma la ricarica di quello che in meteorologia è il glorioso “Anticiclone Russo-Siberiano” o, volgarmente, “Orso“. Si tratta di una vasta area di alta pressione termica che si forma durante l’inverno sulle immense steppe innevate dell’Asia. L’aria, a contatto con il suolo gelato e con scarsissimo irraggiamento solare, si raffredda progressivamente, diventando densa e pesante. Attualmente, nel cuore della Jacuzia (Siberia orientale), si registrano temperature vicine ai -60°C. Questo immenso “lago” di aria gelida pellicolare sta crescendo di giorno in giorno, accumulando una quantità di freddo impressionante. Finché rimane confinato lì, per noi non ci sono problemi. Il rischio, concreto in queste ore, è che questo gigante si metta in moto verso ovest.
La manovra a tenaglia e l’obiettivo Europa
La grande paura dei meteorologi europei si chiama “moto retrogrado“. Normalmente, le perturbazioni si muovono da ovest verso est, dall’Atlantico verso la Russia. Il Burian, invece, si muove al contrario, spinto da complesse dinamiche atmosferiche che coinvolgono il Vortice Polare e le alte pressioni in Atlantico. Quando l’anticiclone delle Azzorre si spinge troppo a nord verso la Scandinavia, blocca le miti correnti oceaniche e apre, come un ponte levatoio, la “Porta Balcanica“. È da lì che il gelo siberiano, per gravità e spinta, inizia a tracimare verso l’Europa orientale, poi centrale e infine verso il Mediterraneo. I principali modelli matematici mondiali stanno iniziando a fiutare proprio questa manovra per gli ultimi giorni del mese, ipotizzando un massiccio spostamento di queste masse d’aria continentali verso l’Europa. E forse anche verso l’Italia.
Cosa rischia l’Italia: lo scenario di fine mese
Se la configurazione barica dovesse confermare l’arrivo del Burian, l’Italia rischia una delle ondate di gelo più intense degli ultimi 150 anni. L’aria siberiana ha caratteristiche uniche: è gelida a tutte le quote, ma soprattutto è molto secca e pesante nei bassi strati. L’impatto sul nostro Paese sarebbe drastico sotto molteplici aspetti. Le temperature subirebbero un crollo verticale, con valori che potrebbero scendere di 10-15 gradi in poche ore, portando minime a doppia cifra sotto lo zero in Pianura Padana e nelle valli interne del Centro, e giornate di ghiaccio (dove la massima non supera lo zero) anche in molte città del Nord.
Il pericolo neve e il vento flagellante
L’arrivo di quest’aria gelida e secca sul Mediterraneo, che è ancora relativamente caldo, innescherebbe contrasti termici esplosivi. Questo è il carburante per nevicate storiche. Le zone più esposte sarebbero inizialmente quelle del versante Adriatico e del Sud, colpite dal fenomeno dell’ASE (Adriatic Sea Effect), ovvero vere e proprie bufere di neve che si formano sul mare e si scaricano sulla costa, capaci di seppellire spiagge e città sotto decine di centimetri di manto bianco fin sulla battigia. Successivamente, se si formasse un minimo depressionario sul Tirreno, la neve (“neve farinosa” di qualità eccelsa, tipica del Burian) potrebbe cadere copiosa anche in Pianura Padana e sul versante tirrenico. Il tutto sarebbe accompagnato da venti violenti di Bora e Grecale, con raffiche oltre i 100km/h sui crinali e sulle coste esposte, facendo percepire temperature (effetto wind-chill) ben più basse di quelle reali, trasformando l’Italia in una succursale della Siberia. Non è ancora una certezza, ma è molto più di una semplice ipotesi: è il fantasma dell’inverno russo che bussa alla nostra porta.
Tutti i dettagli dal video con il bollettino meteo completo di oggi dal Canale YouTube di MeteoWeb:



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