Antartide: 40 anni di ricerca italiana nel cuore del Continente Bianco

Dalle “Cascate di Sangue” ai segreti della Stazione Concordia: viaggio nell’archivio storico del pianeta tra nuove mappe subglaciali e sfide geopolitiche

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Mentre l’Italia festeggia i 40 anni del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), ovvero l’importante presenza dei ricercatori italiani nel “Continente Bianco”, nuove ricerche e scoperte alzano il velo su una delle regioni più affascinanti del nostro pianeta, un “archivio storico” ma anche, forse, la chiave per il nostro futuro. Uno studio del gruppo internazionale di scienziati guidati dalla glaciologa Helen Ockenden dell’Università di Grenoble-Alpes e dal professor Robert Bingham dell’Università di Edimburgo ha, infatti, confermato quelle che fino ad ora erano solo ipotesi, donando al mondo una nuova mappa topografica che rivela cosa si nasconde sotto la calotta glaciale, un mondo sotterraneo fatto di migliaia di colline, catene montuose e creste. In particolare, una delle scoperte più suggestive riguarda un profondo canale subglaciale nel bacino di Maud lungo circa 400 chilometri, largo circa 6 chilometri e profondo mediamente 50 metri. Un secondo studio internazionale, coordinato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Isp), ha poi rivelato che la rottura del ghiaccio marino costiero in Antartide non segue un ciclo annuale ma è influenzato dai cicli dell’attività del Sole in un pattern complesso con scale temporali che si aggirano intorno ai 90 e 240 anni. Una scoperta che ribalta la nostra percezione della stabilità dei ghiacci.

Sotto il ghiaccio: la nuova mappa topografica dell’Antartide

L’Antartide è una massa continentale situata nell’Emisfero australe (dove si trova il Polo Sud geografico) e circondata dall’Oceano Antartico. Con una superficie di circa 14 milioni di chilometri quadrati, è il quinto continente più grande del mondo dopo Asia, Africa, America del Nord, America del Sud e prima di Europa e Oceania. Il 98% del territorio è ricoperto da una spessa coltre di ghiaccio che varia tra i 1.600 e i 2.000 metri e rappresenta il 70% della riserva d’acqua dolce del pianeta. La catena dei Monti Transantartici divide il continente in Antartide Orientale e Antartide Occidentale: la prima regione è la più vasta e antica e qui, su questo altopiano ghiacciato, sono state registrate le temperature più basse della Terra. Nel 2013, infatti, un gruppo di ricercatori annunciò di aver rilevato nel 2010 la temperatura di -93°C. Successivamente, un riesame dei dati meteorologici di quella regione, che durante la stagione invernale ha un clima molto secco, ha permesso di ipotizzare temperature fino a -98°C. L’Antartide Occidentale, invece, è la regione geologicamente più giovane: qui si trova la Penisola Antartica, la zona più “calda” del continente, con temperature medie di -32/-15°C in inverno (da giugno ad agosto) e -5/5°C in estate (da dicembre a febbraio). Questa regione è la più frammentata dell’Antartide, se il ghiaccio si sciogliesse, infatti, apparirebbe come un vasto arcipelago di isole.

La Barriera di Ross: la sentinella ghiacciata che protegge gli oceani

Sulla costa dell’Antartide si estende la Barriera di Ross, la più grande barriera di ghiaccio galleggiante con un’estensione di circa 500.000 chilometri quadrati. Questa enorme lastra di ghiaccio, che sopra il livello del mare può raggiungere un’altezza compresa tra i 15 e i 50 metri (oltre ai 750 metri sommersi), deve il suo nome all’esploratore britannico James Clark Ross che per primo la avvistò il 28 gennaio del 1841 durante la spedizione con le navi HMS Erebus e HMS Terror. Inizialmente venne rinominata “The Barrier” a indicare come impediva il proseguimento della navigazione verso Sud, poi ribattezzata “Ross Ice Shelf” nel 1953. La Barriera di Ross, che si trova nel Mare di Ross, tra la Terra della Regina Victoria e la Terra di Marie Byrd, è stata la base storica per la partenza delle leggendarie spedizioni verso il Polo Sud di Roald Amundsen e Robert Falcon Scott nel 1911, mentre oggi rappresenta un importante sentinella per il monitoraggio del cambiamento climatico. La barriera, infatti, non solo impedisce la navigazione verso Sud, ma funge da freno ai ghiacciai continentali: il suo collasso significherebbe l’accelerazione del flusso di ghiaccio verso l’oceano, causando un significativo innalzamento del livello dei mari.

Vulcani, laghi subglaciali e cascate di sangue: i record del deserto bianco

Nonostante l’Antartide sia quasi totalmente ricoperto di ghiaccio, la sua classificazione ufficiale è quella di deserto più grande del mondo: è, infatti, il luogo più freddo e ventoso del pianeta, ma anche il più secco, con precipitazioni scarse se non rarissime. Nelle zone costiere le precipitazioni medie sono di 200 millimetri l’anno (mentre la precipitazione media globale annua si aggira attorno ai 1.000/1.100 millimetri), aumentano nella Penisola Antartica (tra i 350 e i 500 millimetri) ma si avvicinano allo zero nelle zone interne (plateau). Sotto lo spesso strato di ghiaccio, poi, l’Antartide nasconde montagne, valli e vulcani attivi. La sua cima più alta è quella del Massiccio Vinson, che raggiunge i 4.892 metri d’altezza. Ci sono numerosi vulcani attivi, tra cui il più celebre è il Monte Erebus, sull’Isola di Ross: con un’altitudine di 3.794 metri, è il vulcano attivo più meridionale della Terra, nonché uno dei luoghi più iconici e geologicamente attivi del continente antartico. Possiede un lago di lava fonolitica a cielo aperto che da decenni ribolle ininterrottamente, permettendo lo studio del magma senza l’attesa di un’eruzione. Il Monte Erebus venne scoperto nel 1841 da James Clark Ross e nel 1979 fu teatro dell’incidente aereo del volo turistico Air New Zealand 901 che si schiantò contro uno dei suoi fianchi. Sotto lo strato di ghiaccio, ancora, si nasconde una complessa rete di oltre 400 laghi subglaciali, rimasti isolati per milioni di anni. Il più grande è il Lago Vostok, situato a una profondità di 3.748 metri, la cui superficie è stata raggiunta da una squadra russa nel 2012 in una missione iniziata negli anni ‘70. Infine, uno dei fenomeni più spettacolari di queste incredibili terre è quello delle cosiddette Blood Falls, le cascate situate al termine del Ghiacciaio Taylor, nelle Valli Secche di McMurdo. L’acqua di queste cascate proviene da un lago ipersalino intrappolato sotto il ghiacciaio e ha un’alta concentrazione di minuscole nanosfere ricche di ferro create da batteri che vivono nel lago subglaciale; emergendo dal ghiacciaio ed entrando a contatto con l’ossigeno presente nell’aria, l’acqua si ossida e assume un colore rosso intenso, da qui il nome, “Cascate di sangue”.

Sopravvivere al gelo: la straordinaria biodiversità antartica

Nonostante le condizioni estreme del suo clima, l’Antartide ospita alcune delle più conosciute specie faunistiche del pianeta, da anni oggetto di studio proprio per la loro incredibile capacità di adattamento. Il simbolo del continente è il pinguino, di cui si contano 8 specie diverse. Il Pinguino Imperatore sopravvive a temperature molto rigide, fino a -50°C, grazie a un denso strato di grasso e al suo folto piumaggio; è inoltre l’unica specie di pinguino a riprodursi durante l’inverno. Il Pinguino di Adelia, invece, nidifica sulle coste rocciose durante l’estate, mentre il Pinguino Gentoo e il Pinguino Re abitano le zone più settentrionali e le isole sub-antartiche del continente. Nelle acque antartiche vivono diverse specie di foche, tra cui la Foca di Weddell (il mammifero che vive più a Sud), la Foca Crabeater, la Foca Leopardo, e di cetacei che migrano a Sud durante l’estate australe per nutrirsi, come la Megattera, l’Orca e la Balenottera Azzurra. Ad abitare i cieli, invece, oltre ai pinguini, ci sono l’Albatros urlatore (l’uccello con l’apertura alare più grande al mondo), lo Stercorario antartico e la Procellaria delle nevi. In Antartide non vivono mammiferi terrestri, qui la vita è soprattutto legata all’oceano e all’abbondante presenza del Krill antartico, un piccolo crostaceo simile a un gamberetto, che rappresenta la prima fonte di cibo. È quasi assente, invece, la flora, a causa del gelo e della mancanza di terreno fertile. Nella Penisola Antartica crescono due specie di piante vascolari (ovvero, con radici e vasi conduttori), l’Erba antartica e il Colobanto antartico. Al contrario, sono molto diffusi licheni (i cosiddetti “re” della sopravvivenza), di cui si contano 350 specie diverse, e muschi, circa 100 specie diffuse soprattutto in zone umide dove la neve si scioglie. Altre specie faunistiche presenti sono le alghe unicellulari Chlamydomonas nivalis, che per proteggersi dalle radiazioni solari producono pigmenti, creando distese di “neve rossa”, e funghi microscopici che vivono nel suolo o in simbiosi con le radici delle piante presenti.

Terra Nullius: il Trattato Antartico e la sfida di Hiroshima 2026

L’Antartide è una delle poche “terra nullius” del pianeta, ovvero aree che non appartengono a nessuno Stato sovrano. Secondo il Trattato Antartico, firmato a Washington il 1° dicembre 1959, infatti, l’Antartide è una terra di pace e scienza dove è vietata qualsiasi attività militare e nucleare (come esplosioni nucleari e smaltimento di rifiuti radioattivi). Secondo l’accordo, un raro esempio di successo diplomatico internazionale duraturo, ogni nazione può condurre in Antartide studi scientifici e condividerne liberamente i risultati. Nel 1991 il Protocollo di Madrid ha vietato a tempo indeterminato qualsiasi attività mineraria nel continente, definendolo una “riserva naturale dedicata alla pace e alla scienza”. Il divieto, tuttavia, potrà essere rivisto nel 2048, 50 anni dopo il Protocollo di Madrid, quando una delle 29 Parti Consultive (di cui fa parte anche l’Italia) potrebbe richiedere una conferenza per rivalutarne il funzionamento. La prossima Riunione Consultiva del Trattato Antartico (la ATCM 48) avrà luogo nel maggio del 2026 a Hiroshima, Giappone, e dovrà fare i conti con il mutato contesto geopolitico globale. Nel frattempo, grazie alla comunità scientifica internazionale, l’Antartide è un gigantesco laboratorio globale, uno dei più strategici del pianeta. Qui, infatti, non ci sono insediamenti umani stabili ma solo basi di ricerca scientifica dove, stagionalmente, scienziati da tutto il mondo conducono le loro ricerche sul clima, l’ecosistema antartico, lo spazio e molto altro. Durante l’estate australe il numero degli “abitanti” si aggira intorno alle 4.000/5.000 persone, mentre durante l’inverno i cosiddetti “invernanti”, in totale isolamento, sono circa 1.000. Per i ricercatori, raggiungere il “Continente Bianco” è una vera e propria sfida e richiede voli intercontinentali e mezzi specifici per la regione. Il sorvolo dell’Antartide per i voli commerciali è, infatti, sconsigliato e in alcuni casi vietato a causa delle condizioni climatiche estreme e per l’assenza di infrastruttura di emergenza come, in caso di necessità, piste per gli atterraggi d’urgenza.

Italia in Antartide: le missioni delle stazioni Zucchelli e Concordia

L’Italia gestisce, in Antartide, due basi scientifiche fondamentali, la Stazione Mario Zucchelli e la Stazione Concordia. La Stazione Mario Zucchelli si trova nella Baia di Terranova ed è il centro logistico principale per le attività di ricerca costiere. Durante l’inverno viene chiusa e automatizzata ma durante l’estate ospita in media 80-90 persone tra scienziati, tecnici, medici e militari. La Stazione Concordia è, invece, una base permanente italo-francese nel plateau antartico, a oltre 3.200 metri di altitudine: in estate ospita circa 30-40 persone, mentre, in inverno, un piccolo team di 12-13 “invernanti”, in parte francesi e in parte italiani, trascorrono 9 mesi in completo isolamento. Per le condizioni estreme in cui vivono, che si ritiene possano essere simili a quelle di una futura colonia su Marte, gli scienziati della Concordia invernale sono studiati e monitorati dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Le missioni italiane in Antartide, riguardanti svariati settori, sono coordinate nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), istituito nel 1985 e gestito tramite una collaborazione tra enti di ricerca nazionali, e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Il coordinamento scientifico è affidato al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), mentre l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) gestisce la logistica. Per raggiungere l’Antartide, i ricercatori italiani partono solitamente da Christchurch, in Nuova Zelanda, per raggiungere in volo la pista ghiacciata della stazione americana McMurdo o, con aereo cargo militari e voli commerciali noleggiati, direttamente la Stazione Mario Zucchelli. In alcuni casi, i ricercatori e i materiali viaggiano sulla nave rompighiaccio Laura Bassi, partendo da Ravenna o dalla Nuova Zelanda. La nave Laura Bassi, utilizzata per le campagne oceanografiche e per l’approvvigionamento, è gestita dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). Per raggiungere la Stazione Concordia, distante 1.200 chilometri dalla costa, si utilizzano piccoli aerei attrezzati con sci o traverse terrestri, ovvero convogli di trattori cingolati che impiegano circa 10-15 giorni di viaggio sul ghiaccio. La ricerca scientifica italiana in Antartide ricopre molti settori d’interesse. Ad esempio, il progetto internazionale Beyond EPICA, a cui l’Italia partecipa, rientra nell’ambito della Paleoclimatologia: l’obiettivo è estrarre campioni di ghiaccio da una profondità di 2,7 chilometri per analizzare le bolle d’aria intrappolate e ricostruire così la composizione dell’atmosfera di 1,5 milioni di anni fa. Il “Continente Bianco” è poi un osservatorio privilegiato del cielo, grazie all’assenza di inquinamento luminoso, all’aria secca e alla stabilità atmosferica. Qui si portano avanti importanti studi sui raggi cosmici ad altissima energia, sul geomagnetismo e sull’astrofisica. La ricerca approfondisce, inoltre, l’impatto delle variazioni climatiche sul rilascio di gas serra, come CO2 e metano, ma anche l’adattamento della vita a condizioni estreme da un punto di vista biologico e biomedico. In un mondo che guarda al futuro, l’Antartide resta il nostro freno d’emergenza e, al contempo, il nostro laboratorio più prezioso. Proteggere questo deserto di ghiaccio significa non solo onorare quarant’anni di eccellenza scientifica italiana, ma garantire che l’archivio del passato possa ancora aiutarci a scrivere le pagine del domani.