Campi Flegrei, la pioggia accelera il bradisismo: scoperto il ruolo determinante delle acque meteoriche nel sollevamento del suolo

Un nuovo studio rivela che oltre il 20% dell'innalzamento registrato a Pozzuoli negli ultimi vent'anni è legato all'infiltrazione di acqua piovana, aprendo la strada a possibili interventi di geoingegneria per mitigare il rischio sismico

Il respiro dei Campi Flegrei, quel fenomeno di sollevamento e abbassamento del suolo noto come bradisismo, ha da sempre un’origine profondamente legata alle dinamiche magmatiche e idrotermali del sottosuolo. Tuttavia, una ricerca di eccezionale rilevanza pubblicata sulla rivista internazionale Geoscience Frontiers getta una luce nuova e sorprendente su una componente finora sottovalutata: l’acqua piovana. Lo studio, firmato da un team di scienziati di altissimo profilo tra cui Nicola Scafetta, Annamaria Lima, Alfonsa Milia, Frank Spera, Robert J. Bodnar, Benedetto De Vivo e Linda Daniele, dimostra come le precipitazioni meteoriche non siano semplici spettatrici, ma attrici protagoniste capaci di influenzare in modo significativo la deformazione del suolo e la sismicità dell’area flegrea.

La struttura del sottosuolo come una trappola di pressione

Per comprendere l’impatto della pioggia, i ricercatori hanno effettuato una ricostruzione dettagliata dell’architettura tettonico-stratigrafica dei Campi Flegrei. L’area di Pozzuoli e della Solfatara si trova al di sopra di una struttura geologica definita come “anticlinale”, una sorta di cupola rocciosa che funge da collettore per i fluidi. Secondo il modello proposto, il sistema è diviso in due serbatoi principali separati da uno strato di sedimenti marini impermeabili posto a circa due chilometri di profondità. Mentre il serbatoio più profondo raccoglie i fluidi magmatici che risalgono dalle zone dove il magma cristallizza, il serbatoio superficiale, situato tra uno e due chilometri di profondità, raccoglie le acque meteoriche che filtrano dalla superficie. Questa configurazione crea una sorta di sistema a pressione dove l’accumulo di acqua piovana contribuisce a spingere il terreno verso l’alto, agendo in sinergia con i gas magmatici sottostanti.

L’impatto numerico della pioggia sul sollevamento di Pozzuoli

I dati analizzati dai ricercatori, che coprono un arco temporale che va dal 1950 fino ai rilievi più recenti del gennaio 2025, sono emblematici. Nel ventennio compreso tra il 2005 e l’inizio del 2025, il centro di Pozzuoli ha subito un innalzamento di circa 1,4 metri. Incrociando i dati storici delle precipitazioni con le variazioni del livello del suolo registrate dalla stazione GNSS RITE, il team ha calcolato che l’acqua piovana è responsabile di oltre il 20% del sollevamento totale. In termini pratici, le fluttuazioni annuali legate alla pioggia possono aggiungere fino a 5 centimetri di innalzamento. È un dato che cambia la percezione del rischio: il bradisismo non è solo una questione di calore e pressione interna al vulcano, ma è influenzato in modo diretto e quantificabile anche dai cicli climatici superficiali.

Un sistema sempre più vulnerabile e permeabile

Un altro aspetto inquietante che emerge dallo studio riguarda la velocità di reazione del sistema flegreo. Gli scienziati hanno notato che il “tempo di ricarica”, ovvero l’intervallo tra le grandi piogge e l’effettivo innalzamento del suolo, si è accorciato drasticamente. Se prima del 2010 l’effetto della pioggia si manifestava con un ritardo di circa quattro anni, negli ultimi tre lustri questo lasso di tempo si è ridotto a tre anni. Questo fenomeno suggerisce un aumento della fratturazione delle rocce superficiali che rende il terreno più permeabile e pronto a ricevere acqua, accelerando la risposta del suolo alle sollecitazioni esterne. La crescente sismicità registrata nell’area di Pozzuoli è dunque strettamente correlata a questa sovrapressione fluida che rende le rocce più fragili e propense alla rottura.

Geoingegneria e drenaggio come possibili soluzioni di mitigazione

La scoperta del ruolo cruciale delle acque meteoriche non ha solo un valore scientifico teorico, ma apre scenari operativi inediti per la protezione civile e la gestione del territorio. Se una quota rilevante del bradisismo è causata dall’infiltrazione d’acqua, allora il controllo del deflusso superficiale potrebbe diventare una strategia di difesa. Gli autori dello studio suggeriscono infatti che interventi mirati di geoingegneria, volti a migliorare il drenaggio delle acque piovane per impedirne l’accumulo nel sottosuolo, potrebbero mitigare l’instabilità del suolo e, di conseguenza, ridurre la frequenza e l’intensità dei terremoti. In un contesto complesso come quello dei Campi Flegrei, questa prospettiva offre una speranza concreta per gestire un rischio che per secoli è stato considerato esclusivamente legato a forze naturali inarrestabili e profonde.