Il passaggio del Ciclone Harry tra la notte del 19 e il 20 gennaio ha lasciato sulla Tunisia non solo danni e allagamenti, ma anche un inatteso risultato positivo per l’archeologia: l’erosione costiera ha infatti fatto emergere strutture finora sepolte dalla sabbia lungo il litorale del governatorato di Cap Bon. Tra Néapolis (oggi Nabeul) e le aree costiere verso Kélibia, le mareggiate e le onde alte fino a 12 metri hanno trascinato via sabbia e sedimenti, rivelando blocchi di pietra, colonne e porzioni di muratura. Le immagini dei ritrovamenti hanno acceso l’interesse su possibili connessioni con l’antica città punico-romana, già nota per infrastrutture costiere oggi sommerse.
L’Istituto nazionale del Patrimonio tunisino (INP) è subito intervenuto per operazioni d’urgenza, avviando ricognizioni e documentazioni scientifiche dei resti emersi. Le principali aree interessate includono la spiaggia di Sidi Mahrsi, i margini del sito di Néapolis e zone vicine a Kerkouane, come Hammam Ghezèze, Demna e Oued El Ksab, oltre ad alcune località prossime a Mahdia.
Secondo le prime valutazioni, i muri emersi a Sidi Mahrsi potrebbero appartenere ad antiche abitazioni o complessi termali. Nell’area di Néapolis si stanno studiando strutture compatibili con cisterne e impianti legati alla lavorazione del pesce, in un contesto storico dove era documentata la produzione di garum, la celebre salsa fermentata diffusa in tutto il Mediterraneo. La datazione e l’attribuzione dei reperti restano tuttavia provvisorie, e richiederanno ulteriori studi quando le condizioni meteo-marine lo consentiranno.
L’emersione dei resti ha attirato curiosi e, secondo quanto riferito dai media locali, anche tentativi di sottrazione di materiali archeologici. L’INP ha svolto le operazioni con il supporto delle forze dell’ordine, della polizia ambientale e della guardia marittima, mappando e mettendo in sicurezza i siti. Sono stati segnalati arresti a Demna e Oued El Ksab per tentativi di furto, mentre sono state smentite presunte manomissioni all’interno del museo di Kerkouane.
L’episodio ha riportato l’attenzione sulla vulnerabilità del patrimonio costiero tunisino, esposto all’erosione e agli effetti dei fenomeni meteorologici estremi. Kerkouane, in particolare, è un sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, sottolineando l’urgenza di misure di tutela e sorveglianza. L’INP sta completando l’inventario dei punti emersi, distinguendo tra siti già noti e nuove strutture, e definendo interventi di protezione in collaborazione con le autorità locali e le forze di sicurezza.



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