Clima che cambia, campi che si seccano: la nuova geografia della siccità agricola

Temperature più alte e maggiore evaporazione rendono i campi vulnerabili, ridisegnando il futuro dell'agricoltura europea

Le siccità che colpiscono l’agricoltura europea non sono più eventi eccezionali, ma rischiano di diventare una costante nel corso di questo secolo. A lanciare l’allarme è un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience, che mostra come il riscaldamento globale stia modificando in profondità il bilancio idrico dei suoli coltivati, con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare. La ricerca, condotta da un team della University of Reading, ha combinato dati climatici osservativi e simulazioni modellistiche per analizzare l’evoluzione dell’umidità del suolo durante le stagioni di crescita, cioè i periodi in cui le colture hanno il massimo fabbisogno di acqua. Il risultato è controintuitivo: anche nelle regioni dove le precipitazioni annuali sono destinate ad aumentare, le siccità agricole diventeranno più frequenti e intense.

Il fattore chiave è l’aumento delle temperature. L’aria più calda accelera l’evaporazione dal suolo e la traspirazione delle piante, prosciugando i campi più rapidamente di quanto le piogge riescano a compensare. Non è quindi solo una questione di “quanta” pioggia cade, ma di “quando” e in quali condizioni climatiche.

Lo studio individua un momento critico: la primavera. L’umidità del suolo all’inizio della stagione di crescita è determinante per il rischio di siccità estiva. Anche in presenza di piogge primaverili più abbondanti, l’intensificazione dell’evaporazione può lasciare i terreni insolitamente secchi. Questo deficit iniziale tende a persistere nei mesi successivi, rendendo le colture più vulnerabili durante l’estate.

Secondo i ricercatori, vaste aree dell’Europa occidentale e centrale, incluso il Regno Unito, diventeranno veri e propri hotspot di siccità agricola, insieme a regioni del Nord America occidentale, del Sud America settentrionale e dell’Africa australe. Non a caso, le grandi siccità europee del 2003, 2010 e 2018 sono state precedute da primavere particolarmente secche.

Anche negli scenari di riduzione delle emissioni, avvertono gli autori, il rischio aumenterà comunque. Per questo l’adattamento dell’agricoltura a condizioni di crescente stress idrico non è più un’opzione, ma una necessità inevitabile.