Gli eventi meteorologici estremi possono avere conseguenze letali per gli anziani vulnerabili ben oltre la fine dell’emergenza. Lo indica uno studio condotto da Sue Anne Bell della University of Michigan, insieme a colleghi della stessa università e della University of Illinois Chicago, pubblicato sulla rivista Journal of the American Geriatrics Society. La ricerca mostra che gli adulti over 65 esposti a forti precipitazioni in seguito all’uragano Harvey, che colpì il Texas nel 2017, hanno registrato un aumento del 3% del rischio di morte nell’anno successivo all’evento. Secondo gli autori, i disastri naturali non provocano solo danni immediati, ma mettono in evidenza e amplificano fragilità preesistenti nei sistemi sanitari e sociali.
“Questi risultati rafforzano l’evidenza che le catastrofi non causano solo interruzioni di breve periodo“, spiega Bell, professoressa associata di infermieristica all’Università del Michigan. “Per gli anziani che dipendono da un accesso regolare e continuo alle cure sanitarie, anche una temporanea interruzione può avere conseguenze durature”.
Lo studio
Lo studio si basa sull’analisi dei dati Medicare di circa 1,8 milioni di beneficiari di età pari o superiore a 65 anni residenti in Texas e Louisiana, osservati nell’anno precedente e successivo all’uragano Harvey. I ricercatori hanno combinato dati meteorologici storici con informazioni cliniche, costruendo una misura cumulativa di quattro giorni di precipitazioni intense e identificando sottogruppi vulnerabili sulla base di condizioni croniche e fattori sociodemografici.
I risultati indicano che il rischio di mortalità è risultato particolarmente elevato tra le persone affette da patologie croniche che richiedono un accesso costante alle cure, come la malattia renale cronica e il morbo di Alzheimer e le demenze correlate. In particolare, tra i pazienti con demenza sono state stimate circa 1.245 morti attribuibili nell’anno successivo all’uragano, pari a un aumento del rischio del 5%. Nei soggetti con malattia renale cronica si stimano 423 decessi aggiuntivi (+4%), mentre tra i pazienti con diabete il rischio di morte è aumentato del 4%.
Lo studio mette inoltre in luce forti disuguaglianze: le popolazioni nere e ispaniche/latine hanno mostrato rispettivamente un aumento del rischio di mortalità del 6% e del 13% rispetto ad altri gruppi, evidenziando una maggiore vulnerabilità agli effetti a lungo termine dei disastri climatici.
Un bilancio sottostimato
Secondo gli autori, il bilancio ufficiale di 103 vittime attribuite all’uragano Harvey sottostima in modo significativo l’impatto reale dell’evento. L’analisi suggerisce infatti che fino a 3.738 decessi aggiuntivi tra gli anziani potrebbero essere collegati al periodo di un anno successivo alla tempesta, sebbene questa stima non sia aggiustata per tutti i fattori confondenti.
In un contesto in cui nel solo 2023 gli Stati Uniti hanno registrato 28 disastri climatici e meteorologici con danni complessivi vicini ai 93 miliardi di dollari e quasi 500 morti, lo studio sottolinea l’urgenza di comprendere meglio la mortalità associata agli eventi estremi, soprattutto in una popolazione anziana in rapida crescita e fortemente concentrata nelle aree costiere più esposte.
Nel complesso, i risultati indicano che identificare preventivamente i gruppi più a rischio potrebbe consentire interventi mirati di preparazione e assistenza sanitaria, riducendo le disuguaglianze di mortalità legate ai disastri climatici.


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