Il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che gestisce il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S) e il Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS) per conto della Commissione europea, ha pubblicato un rapporto con i Dati salienti sul clima globale per il 2025 e ha illustrato i risultati in una conferenza stampa virtuale. Durante il briefing, gli esperti di ECMWF e Copernicus hanno presentato l’analisi specialistica, sottolineando in particolare come il 2025 abbia contribuito a una media di temperatura su tre anni che supera per la prima volta la soglia di 1,5°C.
Prima di passare ad illustrare i dati del rapporto, a Carlo Buontempo, Direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), è stata posta una domanda riguardo il periodo di grande freddo che l’Europa ha vissuto in questo inizio di gennaio, con temperature polari e la neve arrivata a ricoprire fino all’80% del continente nei giorni scorsi, e il fatto che questo abbia portato molti a negare il tema del cambiamento climatico online e sui social media. L’esperto ha risposto: “io non sono potuto andare in ufficio qui a Bonn per il ghiaccio nero e tutto è abbastanza bianco qui intorno. È stato molto locale, riguarda un momento molto specifico nel tempo ma il quadro generale è molto chiaro. Se si guarda l’anno in generale, se andiamo alla scala planetaria, l’anno è stato uno dei più caldi che abbiamo vissuto”.
I dati del rapporto
Samantha Burgess, Responsabile strategica per il clima, ECMWF, ha illustrato il rapporto sui Dati salienti sul clima globale per il 2025. “Il 2025 è stato il 3° anno più caldo mai registrato. È stato un altro anno eccezionale per il pianeta. Gli ultimi 3 anni in particolare sono stati estremamente caldi rispetto agli anni precedenti. Questo significa che gli ultimi 11 anni sono stati gli 11 anni più caldi mai registrati. Il 2025 è stato solo marginalmente più fresco del 2023 ma il 2024 resta l’anno più caldo mai registrato e il primo anno con una temperatura media che supera 1,5°C oltre i livelli pre-industriali. La media 2023-2025 ha raggiunto 1,5°C, il primo periodo di 3 anni oltre tale livello. La ragione principale per le temperature record è l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, dominato dalla combustione dei combustibili fossili. Mentre i gas serra continuano ad accumularsi nell’atmosfera, le temperature continuano a salire, incluso negli oceani, il livello del mare continua a salire, e ghiacciai, ghiaccio marino e calotte glaciali continuano a sciogliersi”, ha affermato Burgess.
“Anche se il 2025 nel suo complesso non ha battuto un record, gennaio 2025 è stato il gennaio più caldo mai registrato. Nel 2025, le temperature mensili globali medie hanno superato 1,5°C oltre i livelli pre-industriali in 6 mesi dell’anno da gennaio ad aprile e poi ad ottobre e novembre”, ha continuato l’esperta. Parlando delle anomale delle temperature, “nel 2025, le temperature annuali dell’aria in superficie sono state oltre la media nel 91% del globo, la stessa frazione del 2024. È chiaro che con il passare del tempo, ci sono più aree rosse calde e meno aree blu fredde”.
“Al contrario rispetto al 2024, abbiamo visto grandi anomalie di temperatura in entrambe le regioni polari, in particolare l’Antartide ha avuto il suo anno più caldo mai registrato. Tutte le regioni mostrano una forte tendenza al riscaldamento a lungo termine. Ai tropici, l’anomalia della temperatura nel 2025 è stata più bassa di quella di 2023 e 2024. Questo riflette la persistenza di condizioni ENSO neutre o condizioni di La Niña nel 2025, al contrario del forte evento El Niño che ha influenzato parte del 2023 e il 2024”, ha spiegato ancora.
Illustrando il grafico seguente, Burgess ha spiegato che “il 2023, 2024 e 2025 si distinguono da tutti gli altri anni. Nel 2024, le regioni tropicali hanno sperimentano l’anno più caldo da record, mentre nel 2025 questo è successo in piccole aree del Nord Europa, estremo Est Europa, Cina e Antartide. Quasi metà del globo (48%) ha sperimentano temperature annuali molto più calde della norma nel 2025. Per l’Europa, il 2025 è stato il 3° anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di +10,41°C, di 1,17°C superiore alla media del periodo di riferimento 1991-2020 e di 0,30°C inferiore all’anno più caldo, il 2024. Solo un mese dell’anno – marzo – è stato il più caldo per l’Europa”.
Per quanto riguarda le anomalie delle temperature del mare nel 2025, Burgess ha spiegato che “le temperature annuali della superficie del mare per il 2025 sono state ancora di oltre 20°C, a 20,73°C, le terze più calde dopo il 2024 e il 2023. Questo rende il 2025 l’anno La Niña più caldo mai registrato, sia in termini di temperatura globale dell’aria che di temperatura della superficie del mare. Nel Pacifico equatoriale, le temperature della superficie del mare sono state più fresche della media e riflettevano un breve e debole evento La Niña a dicembre 2024 e gennaio 2025. Condizioni ENSO neutre sono prevalse da marzo a luglio, e poi temperature della superficie del mare più fredde della media si sono sviluppate di nuovo da agosto fino alle condizioni di debole La Niña ad ottobre che sono persistite fino alla fine dell’anno. Nel 2025, temperature della superficie del mare da record sono state registrate principalmente nel Pacifico occidentale e nordoccidentale, nel settore dell’Oceano Indiano, nell’Oceano Meridionale, nell’Atlantico nordorientale e anche in parti del Mediterraneo occidentale”.
Burgess ha sottolineato come nel 2025 le temperature della superficie del mare siano state storicamente alte nonostante l’assenza di condizioni di El Niño, a differenza del 2023 e 2024 in cui un evento El Niño ha influenzato le SST per diversi mesi.
Per quanto riguarda il ghiaccio marino, “l’estensione del ghiaccio marino ad entrambi i poli è rimasta virtualmente sotto la media per tutto il 2025”, spiega Burgess. “A marzo, l’Artico ha raggiunto il massimo stagionale, ma questo picco è stato il più basso mai registrato. A settembre, l’Artico ha avuto un minimo che è stato il 13° più basso. Per quanto riguarda l’Antartide, il 2025 ha visto il 4° minimo di ghiaccio marino più basso a febbraio e il massimo annuale a settembre è stato il 3° più basso nell’era satellitare. Il dato saliente per il 2025 per quanto riguarda il ghiaccio marino è che a febbraio la combinazione di estensione minima record di ghiaccio marino artico e l’estensione molto sotto la media del ghiaccio marino antartico al suo minimo annuale ha portato alla copertura globale del ghiaccio marino più bassa per qualsiasi mese dall’inizio delle osservazioni satellitari alla fine degli anni ‘70”.
Parlando delle conseguenze di questa tendenza al riscaldamento in termini di eventi estremi, Burgess ha evidenziato come “nel 2025 gli eventi estremi hanno avuto profondi impatti sulla salute umana, sugli ecosistemi e sulle infrastrutture. Tra gli eventi più eccezionali, ci sono stati alluvioni, ondate di calore estreme, siccità e incendi. Le conseguenze dell’aumento delle temperature sono avvertite particolarmente durante le ondate di calore, che sono rese più intense e probabili dal continuo riscaldamento globale. Nel 2025, ci sono state numerose ondate di caldo che hanno spesso battuto record di temperatura nazionali o locali. Vediamo tendenze crescenti nel numero di giorni con stress da calore e il 2025 non è stata un’eccezione. Nel 2025, alcune regioni, come gran parte dell’Australia, parti del Nord Africa e la Penisola Arabica, hanno sperimentato più giorni con stress da calore oltre la media”.
Concludendo la sua presentazione, Burgess afferma che “il mondo si è riscaldato di 1,4°C rispetto al livello preindustriale, continuando allo stesso livello di riscaldamento sperimentato negli ultimi 15 anni, raggiungeremo il livello di 1,5°C entro la fine di questo decennio. Ovviamente 1,5°C non è un dirupo, tuttavia sappiamo che ogni frazione di grado conta, soprattutto quando si tratta di aggravare gli eventi estremi”.
Focus sulle regioni polari
Riguardo l’eccezionale riscaldamento dell’Artico, Burgess ha commentato: “l’Artico è una delle regioni che si riscalda più velocemente sul pianeta, 3-4 volte più velocemente del tasso medio globale. C’è l’amplificazione artica, ci sono anche i feedback dovuti al rapido scioglimento del ghiaccio marino, che poi cambia l’albedo, quindi le regioni polari riflettono molta energia solare a causa della copertura nevosa, e quando questa è persa, abbiamo più superfici scure e queste assorbono ulteriore energia dal sole e questo crea un meccanismo di feedback”.
Alla domanda se l’Antartide, che ha avuto il suo anno più caldo mai registrato, sia entrato in nuovo regime in termini di temperatura o ghiaccio marino, Burgess ha risposto: “se guardiamo alle registrazioni a lungo termine per il ghiaccio marino in Antartide, sembra che negli ultimi 10 anni circa, dal 2016, abbiamo visto un declino nel ghiaccio marino antartico. Negli ultimi 3 anni, abbiamo avuto una serie di minimi record di ghiaccio marino antartico. Se questo continuerà, dipenderà fondamentalmente dalla variabilità dell’Antartide, ma anche dalle temperature dell’oceano, e sappiamo che stanno aumentando. Ci sono anche rapporti scientifici che indicano che la Corrente Circumpolare Antartica sta rallentando a causa dell’aumento dello scioglimento dei ghiacci in Antartide. Ci sono molti diversi fattori climatici in gioco qui, e questo mostra la grande variabilità all’interno della regione antartica”.
Alla domanda su come spiega le temperature più alte alle regioni polari, soprattutto in Antartide, Burgess ha risposto che “una delle caratteristiche chiave del 2025 in Antartide è stato un evento di riscaldamento stratosferico. Quindi le temperature massime record in Antartide per il 2025 derivano da temperature molto oltre la norma durante la primavera australe, che va da settembre a novembre, e sono principalmente dovute ad un evento di riscaldamento stratosferico avvenuto a settembre. Questo tipo di evento è abbastanza raro in Antartide; è un’alterazione del vortice polare che ha portato a temperature molto più alte del normale in superficie”.
I fattori che hanno contribuito alle temperature del 2025
Oltre ai gas serra, quali altri fattori hanno contribuito all’aumento delle temperature nel 2025? Samantha Burgess spiega che “gli ultimi 3 anni (2023-2025) sono stati eccezionalmente caldi per due fattori principali: il primo è l’accelerazione del riscaldamento climatico indotto dall’uomo, che è sia gas serra ma anche ridotto raffreddamento dagli aerosol, incluse emissioni di aerosol più basse dall’Asia orientale dal 2010. E il secondo, le temperature eccezionalmente elevate degli oceani. In parte ciò è dovuto alla fase ENSO, con l’evento El Niño che abbiamo visto alla fine del 2023 e nel 2024. Altri fattori, oltre ai due che ho citato, includono cambiamenti nella circolazione atmosferica, cambiamenti nella formazione delle nuvole, minori emissioni di anidride solforosa dalle navi. Siamo anche nel massimo solare nel ciclo solare di 11 anni, siamo al picco del ciclo al momento, quindi c’è anche una piccola quantità di ulteriore energia dal Sole. Le analisi condotte per il vulcano di Tonga nel 2022 mostrano che l’eruzione ha emesso enormi quantità di vapore acqueo nell’alta atmosfera ma la valutazione scientifica su questo è che ha avuto un contributo trascurabile sul riscaldamento globale negli ultimi 3 anni, considerato ad un livello di base come la variabilità naturale di un singolo evento El Niño, che è circa un decimo di grado di riscaldamento. Quindi ci sono numerosi fattori, ma i principali sono la quantità record di concentrazioni di gas serra nell’atmosfera e le temperature record della superficie del mare”.
El Niño
Sulla possibilità di avere un El Niño nel 2026 e sui suoi possibili impatti sul clima, Buontempo ha affermato: “è molto presto per dire qualcosa di definitivo su un possibile impatto di El Niño entro la fine dell’anno. È uno scenario plausibile. Avere un altro El Niño è una questione di “quando”, non di “se”. Quindi potrebbe essere più tardi quest’anno, potrebbe essere l’anno prossimo o tra due anni. Per il 2026 penso che sia solo uno scenario plausibile”.
Il limite di 1,5°C e l’Accordo di Parigi
Rispondendo ad una domanda sul perché il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi sia stato raggiunto un decennio prima di quanto previsto e se ciò sia dovuto ad un aumento delle temperature più rapido del previsto, Burgess ha sottolineato che “semplicemente le emissioni non si sono placate velocemente quanto ci aspettavamo. Quindi non è che c’è stato un riscaldamento più veloce del previsto ma che con il Protocollo di Kyoto prima dell’Accordo di Parigi, l’aspettativa era che le emissioni si sarebbero ridotte più rapidamente di quanto fatto nell’ultimo decennio. Quindi questa è la grande differenza tra come che pensavamo che il mondo sarebbe stato nel 2015 e come è ora all’inizio del 2026”.
Alla domanda a quali quesiti sulla scienza climatica vorrebbe dare di più una risposta, Buontempo ha risposto: “qual è la reale sensibilità climatica del pianeta? Ossia, la risposta della temperatura al raddoppio della CO2. In una certa misura, non è cambiata radicalmente dai calcoli degli scienziati dalla fine del XX secolo ma ancora non lo sappiamo con certezza”.
I satelliti e il monitoraggio
Ad inizio conferenza, Mauro Facchini – Capo dell’Osservazione della Terra, Direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio (DG DEFIS), Commissione europea, ha affermato: “il superamento di 1,5°C oltre il livello pre-industriale negli ultimi 3 anni è una tappa che nessuno di noi avrebbe voluto vedere. Ma rinforza l’importanza della leadership dell’Europa nell’informazione sulla mitigazione e sull’adattamento climatico. Le notizie non sono incoraggianti e l’urgenza dell’azione climatica non è mai stata così importante. Copernicus offre capacità e strumenti unici per monitorare il nostro clima, per tracciare i progressi riguardo l’Accordo di Parigi e per accelerare la nostra transizione green”.
Volgendo lo sguardo futuro, Facchini ha aggiunto: “lo scorso anno, abbiamo visto il lancio di 4 satelliti, in particolare 2 satelliti – Sentilel-4 e Sentinel-5 – che supporteranno il monitoraggio dei gas serra e l’osservazione degli inquinanti. Stiamo già lavorando per il prossimo ciclo finanziario, che include sia attività di ricerca che operative. Questo budget includerà il lancio di nuovi satelliti, ma allo stesso tempo come integrare meglio i dati dai satelliti in azione. Tra i satelliti che prevediamo di lanciare, oltre alla continuazione delle missioni esistenti, ci sono anche nuovi satelliti e tra questi, particolare attenzione va alle missioni sulla CO2, con il previsto lancio di 3 satelliti che dovrebbero supportare le osservazioni delle emissioni antropogeniche di gas serra. A questo proposito, Copernicus giocherà un ruolo importante nell’implementazione di strumenti e piattaforme su misura per i piani di resilienza e gestione del rischio dell’Europa”, ha aggiunto.
“I satelliti Sentinel-4 e 5 stanno iniziando a generare nuovi prodotti ma saranno pienamente operativi all’inizio dell’anno prossimo. Con quelli che sono già stati lanciati avremo molti nuovi prodotti che forniranno nuovi dati sulla composizione dell’aria. Per il futuro oltre i satelliti Sentinel, abbiamo 6 famiglie di satelliti che aggiungeranno dati principalmente sulle emissioni antropogeniche di CO2 che ci aiuteranno ad identificare meglio le emissioni nell’aria ma anche per cercare soluzioni di mitigazione e adattamento. Oltre a questi, ci saranno satelliti che analizzeranno la temperatura della superficie terrestre, poi ci saranno tre satelliti che forniranno dati rilevanti per l’Artico, per quanto riguarda le calotte glaciali, lo spessore del ghiaccio, per studiarne l’evoluzione. Quindi direi che in un modo o nell’altro, tutti i futuri satelliti saranno rilevanti per il C3S”, ha concluso Facchini.







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