Una siccità devastante in Amazzonia e un’alluvione improvvisa in Sud Africa come 2 facce della stessa medaglia. Per anni abbiamo considerato gli eventi meteorologici estremi come disastri locali, ma una nuova ricerca pubblicata sulla rivista AGU Advances suggerisce una realtà diversa: l’acqua della Terra si muove seguendo un ritmo globale orchestrato da un “regista” d’eccezione, l’ENSO (El Niño-Southern Oscillation). Gli scienziati della University of Texas ad Austin hanno scoperto che i cicli di El Niño e La Niña agiscono come sincronizzatori globali, collegando tra loro regioni geograficamente lontanissime e spingendole simultaneamente verso eccessi o carenze idriche critiche.
Guardare l’acqua attraverso la gravità
Per giungere a questa conclusione, il team guidato da Ashraf Rateb e Bridget Scanlon non si è limitato a osservare le piogge. Ha utilizzato i dati dei satelliti GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment) della NASA. Questi satelliti misurano le variazioni del campo gravitazionale terrestre per calcolare lo stoccaggio idrico totale. Non parliamo solo di fiumi e laghi, ma della somma di tutta l’acqua presente in una regione:
- Umidità del suolo;
- Neve e ghiaccio;
- Acque sotterranee (falde acquifere);
- Acque superficiali.
Analizzando i dati degli ultimi 22 anni (2002-2024), i ricercatori hanno potuto mappare come l’acqua si sposta da un continente all’altro con una precisione senza precedenti, osservando aree vaste quanto un intero stato.
La sincronizzazione degli estremi
Il dato più sorprendente emerso dallo studio è la capacità dell’ENSO di “allineare” gli eventi estremi. Quando El Niño o La Niña diventano intensi, regioni distanti migliaia di km entrano in crisi nello stesso momento.
Durante l’evento di El Niño del 2015-2016, si sono verificate siccità simultanee in Amazzonia e in Sud Africa. Al contrario, La Niña del 2010-2011 ha portato piogge eccezionali in Australia, nel Sud/Est del Brasile e, ancora una volta, in Sud Africa.
Questa sincronizzazione ha un impatto diretto sull’economia globale: se più regioni agricole soffrono contemporaneamente di siccità, la produzione alimentare e il commercio mondiale subiscono colpi durissimi, mettendo a rischio la sicurezza alimentare globale.
Il grande cambiamento del 2011
Lo studio ha identificato una svolta preoccupante avvenuta circa un decennio fa. Intorno al 2011-2012, il comportamento idrico del pianeta è cambiato:
- Prima del 2011 – Gli estremi di “troppa acqua” (alluvioni) erano più comuni;
- Dopo il 2012 – Gli estremi di “poca acqua” (siccità) hanno iniziato a dominare il panorama globale.
Questo spostamento verso una maggiore aridità è attribuito a un cambiamento nei modelli climatici del Pacifico che influenza il modo in cui El Niño e La Niña distribuiscono l’umidità sulle terre emerse.
“Spesso sentiamo ripetere che stiamo esaurendo le nostre risorse idriche, ma in realtà stiamo gestendo situazioni estreme” spiega la professoressa Bridget Scanlon. “È un messaggio diverso“.
Una sfida per il futuro
La ricerca sottolinea che non possiamo più permetterci di pianificare la gestione idrica guardando solo ai nostri confini nazionali. Le crisi idriche sono parte di un pattern globale. Comprendere il “ritmo” del Pacifico permetterà in futuro di prevedere con maggiore anticipo quali aree del mondo saranno colpite contemporaneamente, migliorando la pianificazione umanitaria e agricola.



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