Si è conclusa nel cuore remoto dell’Oceano Pacifico meridionale, in un’area desolata compresa tra le coste della Nuova Zelanda e i ghiacci dell’Antartide, la lunga e incerta attesa per il rientro dello ZQ-3 R/B. Questo colosso di detriti spaziali, un cilindro d’acciaio e tecnologia lungo ben 12 metri con una massa di 11 tonnellate, ha vagato per giorni in una caduta libera e incontrollata, tenendo con il fiato sospeso le agenzie spaziali di tutto il mondo. Il rientro nell’atmosfera terrestre non è stato un evento programmato, ma l’epilogo inevitabile di una missione che, pur segnando un passo avanti per l’industria aerospaziale privata cinese, ha mostrato quanto sia complesso gestire il traffico di oggetti pesanti nelle orbite basse. La massa imponente dell’oggetto faceva temere che diversi frammenti potessero resistere all’attrito bruciante con l’aria, ma fortunatamente l’oceano ha inghiottito i resti senza causare danni a persone o infrastrutture.
Il momento dell’impatto e la sicurezza europea
Secondo le precise stime pubblicate dal Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad), il contatto definitivo con l’atmosfera è avvenuto ieri alle 13:39 ora italiana. Gli esperti hanno indicato un margine di incertezza di appena un minuto, localizzando il punto di caduta a una latitudine di 54.3 gradi Sud e una longitudine di 189.6 gradi Est. Nonostante l’allerta internazionale, l’Italia era già stata dichiarata fuori pericolo fin dalle prime ore della mattinata. I calcoli effettuati dai centri operativi di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell’Unione Europea (EU SST) avevano infatti escluso tempestivamente il coinvolgimento del territorio nazionale.
Il destino di Zhuque-3: innovazione e detriti
Il relitto in questione non era un semplice scarto, ma il secondo stadio del lanciatore Zhuque-3, un razzo di nuova generazione sviluppato dall’azienda cinese LandSpace. Lanciato lo scorso 3 dicembre, questo vettore rappresenta una sfida diretta ai giganti del settore come SpaceX, essendo alimentato da una miscela innovativa di metano e ossigeno liquido. Con un’altezza complessiva di 66 metri e una massa al lancio di 550 tonnellate, lo Zhuque-3 è stato progettato per trasportare carichi fino a 10 tonnellate nell’orbita bassa terrestre, con l’ambizioso obiettivo della riutilizzabilità parziale.
Tuttavia, il volo inaugurale ha mostrato luci e ombre: mentre il secondo stadio ha completato correttamente la sua spinta iniziale prima di perdere quota e trasformarsi nel detrito rientrato ieri, il tentativo di recupero del primo stadio è fallito tragicamente. Il booster avrebbe dovuto compiere un atterraggio verticale controllato, ma la manovra finale si è conclusa con la distruzione del modulo poco prima del contatto con la piattaforma.


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