“La Struttura commissariale, nell’azione di contrasto del dissesto idrogeologico, può attivarsi solo in presenza di una progettazione caricata sulla piattaforma Rendis e validata dall’Autorità di Bacino nonché della relativa copertura finanziaria. E dal 2018 non abbiano ricevuto alcun input da Niscemi”. A chiarire l’iter di intervento dell’organismo regionale è l’ingegner Sergio Tumminello, soggetto attuatore della Struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico che ha al suo vertice il governatore Renato Schifani. Nessuno, dunque, degli amministratori della città nissena, colpita da una enorme frana che ha costretto all’evacuazione di oltre 1500 persone, negli ultimi 8 anni si è attivato per chiedere aiuto alla struttura nata ad hoc. Ma come funzionano gli interventi in casi simili? Generalmente i territori, le amministrazioni comunali presentano un progetto di opere che viene caricato su una piattaforma (Rendis) e poi validato dell’Autorità di Bacino, che ne verifica la coerenza con la pianificazione di bacino.
Quando i Comuni non hanno tecnici o risorse per la progettazione la Struttura commissariale può affiancare propri esperti o disporre fondi per la progettazione. Una volta “approvato”, il progetto viene classificato. Si stila cioè una classifica per urgenza e pericolosità del caso. La frana di Niscemi, ad esempio, per valutazione di rischio geologico è R4, il massimo grado di pericolosità. Segue il bando di gara per assegnare il progetto esecutivo, poi un secondo bando per l’aggiudicazione dei lavori che vengono seguiti dalla Struttura fino alla fase della rendicontazione. Al momento sono 700 i cantieri aperti nell’Isola. I canali di finanziamento della Struttura commissariale sono diversi: Patto per il Sud, Fsc 2021/2027, fondi del ministero dell’Ambiente, Pr Fesr 2021/2027. Negli ultimi 9 anni però – nel 2019 ci fu un’altra frana a Niscemi che determinò la chiusura di una delle tre strade provinciali che danno accesso al paese – nessuno si è rivolto alla Struttura.
Frana di Niscemi: il progetto di recupero bloccato dai ritardi
L’ultimo atto ufficiale della Regione siciliana, per un progetto di consolidamento della frana di Niscemi (Caltanissetta) del 1997, con la sistemazione idraulica del torrente Benefizio e dell’incisione a valle dell’ex depuratore, risale all’agosto di un anno fa. Il dipartimento regionale della Protezione civile nominò il responsabile unico del progetto, il geologo Paolo Vizzi. L’iter va avanti da anni e l’importo complessivo stimato è di circa 14 milioni e mezzo di euro. A oggi, gli interventi non sono mai stati realizzati e nel 2010 il contratto affidato venne risolto dalla Regione per “gravi ritardi dell’appaltatrice”.
Nelle aree che pochi giorni fa sono franate, furono fatti dei lavori di terrazzamento che risalgono al periodo tra il 2007 e 2012. Furono appaltati e realizzati interventi nell’area sottostante il Belvedere, anche con fondi Pit. I grandi assenti sono proprio i lavori di consolidamento della frana e gli interventi lungo il torrente Benefizio. “Sono tutti aspetti che penso emergeranno – dice l’assessore di Niscemi con delega al territorio Giuseppe Incarbone – al momento, stiamo lavorando giorno e notte sulla frana e sulle conseguenze che ha prodotto. Io sono consigliere dal 2022 ma assessore solo da sei mesi”.


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