Il 14 gennaio 1968 un terremoto sconvolse la Valle del Belìce, la ferita che cambiò la Sicilia

Tra il 14 e il 15 gennaio 1968 si susseguirono decine di scosse, una delle pagine più dolorose della storia repubblicana

Il 14 gennaio è una data che in Sicilia occidentale non passa mai come le altre. Sono trascorsi 58 anni da quel pomeriggio del 1968 in cui una prima violenta scossa di terremoto colpì la Valle del Belìce, aprendo una delle pagine più dolorose della storia repubblicana. Alle 13:28 la terra tremò con forza, devastando Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale. Fu solo l’inizio di una lunga notte di paura. Tra il 14 e il 15 gennaio si susseguirono decine di scosse, la più distruttiva alle 03:01 del mattino, quando interi paesi crollarono e il sisma fu avvertito fino a Pantelleria. Il bilancio ufficiale parlò di oltre 200 morti, ma altre stime superarono le 300 vittime, con migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati. Molti si salvarono solo perché, dopo le prime scosse, avevano trascorso la notte all’aperto, seguendo il consiglio delle forze dell’ordine.

I soccorsi arrivarono tra enormi difficoltà: strade distrutte, collegamenti interrotti, pioggia e fango. Per la prima volta nella storia del Paese, il neonato TG delle 13:30 diede la notizia a livello nazionale, con la voce di Piero Angela. Le immagini che giunsero dal Belìce mostrarono un paesaggio “da bomba atomica”.

Il terremoto mise a nudo non solo la fragilità delle case in tufo, ma anche l’arretratezza sociale e l’impreparazione dello Stato. La ricostruzione fu lenta e segnata da ritardi: per decenni migliaia di persone vissero nelle baracche. Oggi la Valle del Belìce è cambiata, ma le rovine, come il Cretto di Burri a Gibellina, continuano a parlare.