Il Gigante Bianco: Nord America sotto una morsa di neve e gelo senza precedenti. Record stravolti | DATI

Una tempesta invernale "storica" ha collegato il Messico al Canada, seppellendo intere metropoli sotto metri di neve e ghiaccio, mentre le autorità locali dichiarano stati di emergenza per gestire un'estensione del manto nevoso che ha superato i 3.200 chilometri di lunghezza

L’inverno 2026 è entrato in una fase di estrema severità per il Nord America, dove una combinazione di fattori climatici rari ha generato una delle coperture nevose più vaste e profonde dell’ultimo decennio. Secondo i dati più recenti forniti dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC) e dalla NOAA, aggiornati proprio ad oggi 29 gennaio 2026, oltre il 45% del territorio degli Stati Uniti è attualmente coperto da neve, con accumuli che in alcune regioni hanno superato ogni record storico locale. Questa situazione non riguarda solo le vette montuose, ma si estende dalle pianure del Texas fino alle province atlantiche del Canada, disegnando un continente quasi interamente paralizzato dal gelo.

L’estensione del manto nevoso e i dati satellitari

Le analisi automatizzate fornite dal sistema NOHRSC della NOAA confermano che la superficie innevata ha subito un’impennata drammatica nell’ultimo mese, passando dal 27% di fine dicembre a oltre il 45% attuale. Le immagini satellitari della NASA mostrano un contrasto netto tra l’est e l’ovest del continente: mentre le montagne occidentali soffrono una paradossale “siccità di neve” a causa di temperature elevate, l’interno degli Stati Uniti e la costa orientale sono stati investiti dalla tempesta invernale “Fern”. Questo sistema ha scaricato tra i 30 e i 60 centimetri di neve fresca in una fascia continua che attraversa l’Illinois, l’Ohio, fino al New England e al Canada sud-orientale, con picchi che in Pennsylvania hanno sfiorato i 60 centimetri in meno di 48 ore.

copertura nevosa nord america 29 gennaio 2026

copertura nevosa nord america 29 gennaio 2026

Il collasso delle infrastrutture e l’emergenza energetica

L’eccezionalità dell’evento non risiede solo nella quantità di neve, ma nella sua natura devastante. Tra il 24 e il 26 gennaio, la pioggia gelata ha creato uno strato di ghiaccio spesso oltre 2,5 centimetri in stati del profondo sud come il Mississippi e la Louisiana, territori non attrezzati per simili emergenze. Questo ha portato al collasso di intere reti elettriche, lasciando oltre un milione di persone al buio. Le autorità americane e canadesi, tra cui Environment Canada e il National Weather Service, hanno emesso bollettini speciali per “Significant Weather Events”, segnalando che le operazioni di sgombero potrebbero richiedere settimane a causa della persistenza di temperature artiche che impediscono lo scioglimento naturale del ghiaccio.

La dinamica climatica: l’allungamento del Vortice Polare

La causa scientifica dietro questa ondata di gelo eccezionale è stata identificata dai meteorologi istituzionali in un’anomala elongazione del Vortice Polare. Normalmente confinato sopra l’Artico, il vortice ha subito una distorsione che ha permesso a una lingua di aria gelida di scendere verso le medie latitudini, spingendosi insolitamente a sud fino al confine con il Messico. Questo “fiume di freddo” ha incontrato l’umidità calda del Golfo del Messico, fungendo da carburante per la tempesta Fern. Il risultato è stato un evento meteorologico definito “potenzialmente storico” per la sua estensione geografica, capace di unire sotto un unico fronte perturbato aree climaticamente opposte come il Texas e il Maine.

Record infranti e impatti locali in Canada

In Canada, la situazione è altrettanto critica. Città come Owen Sound e Mississauga hanno registrato accumuli stagionali che superano già i 345 centimetri, costringendo le amministrazioni locali a sospendere gran parte dei servizi non essenziali. Environment Canada ha mantenuto allerte di livello arancione per tutto il corridoio Windsor-Quebec, avvertendo che la visibilità è stata ridotta a zero per ore a causa del “whiteout”, il fenomeno in cui la neve sollevata dal vento annulla ogni riferimento visivo. Le temperature percepite, a causa del wind chill (raffreddamento da vento), sono crollate fino a -25°C in aree densamente popolate, rendendo pericolosa la permanenza all’esterno anche per pochi minuti.

Prospettive per i prossimi giorni

Le previsioni a breve termine fornite dai modelli NOAA indicano che, sebbene la fase acuta della precipitazione stia passando, il gelo intenso manterrà il manto nevoso intatto per almeno un’altra settimana. Il rischio principale ora si sposta verso le inondazioni: se dovesse verificarsi un rapido rialzo termico, l’enorme quantità di acqua “immagazzinata” nella neve (lo Snow Water Equivalent) potrebbe riversarsi improvvisamente nei fiumi del Midwest, trasformando l’emergenza gelo in un’emergenza idrica di vaste proporzioni. Gli esperti della NASA e del NSIDC continuano a monitorare la situazione h24, consapevoli che l’inverno 2026 rimarrà nei libri di storia come uno dei più estremi per il Nord America.