Le coste ioniche sono state colpite da “onde pari a una massa d’acqua alta come un palazzo di quattro piani che si è abbattuta sui litorali per diverse ore“. Con queste prole, il capo del dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano ha illustrato a giornalisti e cittadini cos’è accaduto nei giorni precedenti al Sud Italia, durante i sopralluoghi compiuti in Sardegna, Sicilia e Calabria, le tre Regioni più colpite dalla furia di un’ondata di maltempo dai connotati storici. Il Mediterraneo ha infatti mostrato il suo volto più estremo. Il passaggio del Mega Ciclone Harry è stata una vera e propria dimostrazione di potenza naturale che ha riscritto i libri di storia della meteorologia marittima.
Le coste della Sicilia, della Sardegna e della Calabria si sono trovate a fronteggiare una mareggiata di proporzioni epiche, alimentata da un minimo di bassa pressione profondo e stazionario che ha trasformato lo Jonio, il basso Tirreno e il Canale di Sicilia in un gigantesco catino in ebollizione. La violenza dell’impatto sui litorali è stata brutale, con onde che hanno superato i 10 metri di altezza in diversi punti, provocando danni strutturali gravissimi alle infrastrutture costiere.
I dati raccolti durante il picco della tempesta mostrano valori che solitamente si associano ai grandi uragani atlantici piuttosto che al “Mare Nostrum”. Di seguito, riportiamo le altezze massime registrate dalle boe ondametriche della Rete Ondametrica Nazionale (RON) dell’ISPRA:
- Portopalo: 16,66 metri (20.01.26 ore 14:20)
- Catania: 10,69 metri (20.01.26 ore 1:00)
- Mazara del Vallo: 9,71 metri (19.01.26 ore 14:00)
- Siniscola: 8,86 metri (20.01.26 ore 12:00)
- Palermo: 8,72 metri (20.01.26 ore 15:00)
- Crotone: 8,58 metri (21.01.26 ore 8:00)
- Cagliari: 5,49 metri (20.01.26 ore 2:00)
Il dato in grafica è ancor più emblematico rispetto alla localizzazione dei venti più estremi:
Il dato di Portopalo rappresenta un momento storico. Come già evidenziato ieri, la boa dell’ISPRA situata tra la Sicilia e Malta ha misurato un’onda massima di ben 16,66 metri, un valore che polverizza il precedente record detenuto dalla Spagna con 14,2 metri registrati nel 2020 a Dragonera (Isole Baleari) durante la tempesta Gloria. Sebbene la serie storica delle rilevazioni ondametriche sia relativamente recente rispetto ad altri parametri climatici (abbiamo questi dati solo dal 1989), la magnitudo di questo evento è tale da poter essere considerata un “unicum” nella storia moderna della navigazione e del monitoraggio costiero in Italia.
Come funzionano le boe ondamentriche ISPRA e come si misura l’altezza d’onda
Il monitoraggio di questi giganti d’acqua è affidato proprio alla Rete Ondametrica Nazionale (RON), gestita dall’ISPRA. Ma come funzionano esattamente queste boe? Si tratta di sofisticate sentinelle galleggianti ancorate a fondali profondi (spesso oltre i 100 metri) tramite sistemi di ormeggio elastici che permettono alla boa di assecondare il movimento della superficie marina. Installate stabilmente a partire dal 1989, queste boe sono dotate di sensori inerziali (accelerometri e giroscopi) e sistemi GPS ad alta precisione. Misurano i movimenti lungo i tre assi (beccheggio, rollio e sussulto) per ricostruire non solo l’altezza dell’onda, ma anche la sua direzione e il periodo (il tempo che intercorre tra una cresta e l’altra). I dati vengono trasmessi in tempo reale via satellite ai centri di elaborazione per scopi di protezione civile e ricerca scientifica.
Per comprendere l’eccezionalità di quanto accaduto, è fondamentale distinguere tra “Altezza Significativa” e “Altezza Massima“. L’altezza significativa è un parametro statistico che rappresenta la media del terzo più alto delle onde misurate in un intervallo di tempo (solitamente 20-30 minuti). Durante Harry, l’altezza significativa si è mantenuta su valori già altissimi, tra i 5 e i 6 metri, raggiungendo lo stato di mare “Grosso” (grado 7 della scala Douglas). Tuttavia, l’altezza massima è quella della singola onda, il “muro d’acqua” isolato. La differenza enorme tra una altezza significativa di 6 metri e una altezza massima di 16 metri è il segnale inequivocabile di un fenomeno chiamato interferenza costruttiva.
Cos’è successo al Sud Italia durante il Mega Ciclone Harry e cosa ha provocato onde così alte
L’interferenza costruttiva si verifica quando due o più sistemi d’onda si sovrappongono “in fase” (cresta su cresta), sommando le proprie energie. Nel caso del ciclone Harry, si è creata la tempesta perfetta. Da un lato avevamo uno swell (mare lungo) dominante e molto potente proveniente da Est-Sud/Est, generato lungo un fetch di circa 750 km. Il fetch è la distanza di mare aperto su cui il vento soffia con direzione e intensità costanti: più è lungo, più energia viene trasferita alla superficie marina. A questo si è aggiunto uno swell secondario più “giovane” da Est-Nord/Est, generato dalla rotazione ciclonica dei venti attorno al minimo di bassa pressione situato sullo Jonio. Quando questi due treni d’onde si sono incontrati davanti alle coste siciliane, le loro energie si sono sommate, creando onde mostruose nascoste tra le onde medie.

La dinamica dei venti è stata la chiave di tutto. Le correnti d’aria hanno ruotato vorticosamente intorno al centro di bassa pressione, posizionato tra la Tunisia e il Canale di Sicilia, mantenendo una forza di uragano per ore. Questo ha garantito che il moto ondoso non solo fosse violento, ma anche estremamente persistente. La prova della devastazione risiede nei tracciati grafici: onde che raggiungono e superano costantemente gli 8-10 metri non lasciano scampo alle difese costiere, distruggendo moli, banchine e penetrando profondamente nell’entroterra.

Se pensiamo che nei giorni precedenti alla tempesta, le autorità locali avevano mandato le ruspe in spiaggia per costruire improbabili barriere di sabbia fragili, friabili e alte un paio di metri, abbiamo l’evidenza di quanto sia enorme la distanza tra le forze della natura e la possibilità umana di fronteggiarle in modo adeguato.
Il passaggio di Harry rimarrà una pietra miliare nello studio degli eventi estremi nel Mediterraneo, con dati meteorologici e climatici che non hanno precedenti e che nei prossimi giorni consentiranno di studiare e capire meglio questo fenomeno così eccezionale.
Di seguito i dati ufficiali dalle boe ondametriche:













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