Nel corso del 2025, il ritmo di innalzamento del livello medio dei mari a livello globale ha subito una brusca e inaspettata frenata, crescendo di soli 0,08 cm rispetto ai ben 0,59 cm registrati l’anno precedente. Questo rallentamento, evidenziato da un recente studio della NASA, indica l’effetto di una “tregua” meteorologica (dagli effetti del cambiamento climatico) guidata da una fase mite di La Niña. Questo fenomeno ciclico ha raffreddato le acque del Pacifico orientale, innescando precipitazioni eccezionali sopra il bacino del Rio delle Amazzoni e spostando temporaneamente enormi volumi d’acqua dagli oceani alla terraferma sotto forma di pioggia. Nonostante i mari abbiano registrato temperature record e i ghiacciai abbiano continuato a sciogliersi , il surplus di pioggia caduto sul Sud America ha agito come un contrappeso naturale, mantenendo l’incremento annuale ben al di sotto della media storica di 0,44 cm che ha caratterizzato il trend dagli anni ’90 a oggi. Si è trattato, in sostanza, di un momentaneo cambio di indirizzo nel ciclo idrologico globale, dove la terra ha “trattenuto” ciò che il mare stava cercando di guadagnare.
Il paradosso del 2025: mari caldi, ma livelli stabili
Sebbene il 2025 sia stato un anno di riscaldamento record per gli oceani, il livello dell’acqua non è salito quanto ci si aspettava. Per capire questo paradosso, gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) hanno incrociato i dati di diverse missioni spaziali:
- Sentinel-6 Michael Freilich: il satellite di riferimento che monitora l’altezza del 90% degli oceani ogni 10 giorni;
- GRACE-FO: una coppia di satelliti che misura le variazioni della gravità terrestre per tracciare i movimenti delle masse d’acqua (liquida e ghiacciata);
- Sonde Argo: migliaia di sensori oceanici che misurano temperatura e salinità.
I dati di GRACE-FO hanno confermato che, mentre i ghiacciai continuavano a perdere massa, una quantità insolitamente vasta di acqua si muoveva in direzione opposta: dalle onde alle foreste pluviali.

Un equilibrio precario e temporaneo
Il ricercatore della NASA Josh Willis ha paragonato questo fenomeno a “un giro sulle montagne russe“. Sebbene la pioggia intensa in Amazzonia abbia dato respiro alle coste, si tratta di un effetto a breve termine. “Il ciclo è destinato a esaurirsi rapidamente“, avverte Willis. “L’acqua in eccesso accumulata nel bacino del Rio delle Amazzoni raggiungerà nuovamente l’oceano in meno di un anno, e l’ascesa rapida del livello marino riprenderà presto il suo corso“.



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