Il giornalismo generalista italiano ha toccato stamattina un nuovo punto di minimo, scendendo ben al di sotto dello zero termico della competenza. Nelle edizioni online di Repubblica e La Stampa è apparso un trafiletto sulla situazione meteo a New York che ha dell’incredibile: si legge testualmente che sono previste temperature di “-9 gradi Celsius (-15 gradi centigradi)“. Qualcuno dovrebbe spiegare a queste redazioni, possibilmente con l’ausilio di un sussidiario delle scuole medie, che “Celsius” e “centigradi” sono esattamente la stessa cosa. Il termine “centigrado” è stato infatti ufficialmente sostituito dal nome dell’astronomo svedese Anders Celsius nel 1948, durante la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure, proprio per evitare ambiguità con altre unità di misura angolari. Scrivere che una temperatura è di -9 Celsius e al contempo di -15 centigradi è un’aberrazione logica pari a dire che un oggetto pesa un chilogrammo ma anche mille grammi e mezzo.
Il pasticcio del Fahrenheit e l’invenzione del segno meno
La genesi di questa “meteocaffata” risiede chiaramente in una traduzione pigra e totalmente priva di spirito critico dalle agenzie americane. Negli Stati Uniti la temperatura prevista era di circa 15 gradi Fahrenheit, valore che corrisponde effettivamente a circa -9°C. Ma parliamo di +15°F, non di meno quindici. I redattori, vedendo il numero 15 e non avendo la minima idea di come funzioni la scala Fahrenheit, hanno ipotizzato che quel 15 dovesse essere un valore ancora più freddo e, per dare un tono di scientificità al pezzo, hanno aggiunto un segno meno che non esisteva e hanno spacciato il valore per “centigrado“. Si tratta di un processo di contraffazione dell’informazione che nasce dal sensazionalismo: siccome si parla di “bomba di gelo”, termine ormai abusato e dozzinale, il numero 15 “positivo” appariva forse troppo poco spaventoso, spingendo la mano dell’ignaro giornalista verso un errore tecnico imperdonabile.
Breve guida didattica per redazioni distratte
Per evitare ulteriori figuracce internazionali, sarebbe opportuno ripassare le basi della termodinamica. La scala Celsius si basa sui punti di congelamento (0°C) e di ebollizione (+100°C) dell’acqua a pressione atmosferica standard. La scala Fahrenheit, ideata dal fisico tedesco Daniel Gabriel Fahrenheit nel 1724, utilizza parametri differenti: il punto di congelamento dell’acqua è fissato a +32°F e quello di ebollizione a +212°F. La conversione non è immediata come un cambio valuta, ma segue una formula precisa che i media generalisti sembrano ignorare totalmente. Confondere queste scale, o peggio ancora inventare differenze tra Celsius e centigradi, dimostra una sciatteria culturale che non è più tollerabile in un’epoca in cui l’accesso alle informazioni corrette è a portata di click, soprattutto per testate così importanti che pretendono di affrontare temi scientifici quali il cambiamento climatico in modo autorevole. E poi non sanno neanche come si misurano le temperature!
Il declino inarrestabile dell’informazione scientifica
Ciò che emerge da questo ennesimo copia-incolla tra testate è un panorama desolante. Non solo non si verifica la fonte, ma si copiano pedissequamente gli errori altrui, dimostrando che tra La Stampa e Repubblica esiste ormai un unico flusso di mediocrità condivisa. Stigmatizzare questo comportamento non è un esercizio di pedanteria, ma una necessità civile: se i principali quotidiani nazionali non sono in grado di gestire una conversione termometrica da terza liceo, come possono pretendere di essere credibili quando trattano temi complessi come il cambiamento climatico, o a maggior ragione la geopolitica o l’economia? Il pubblico viene bombardato da termini ansiogeni come “catastrofi” e “apocalisse“, mentre la base scientifica di chi scrive è evaporata, lasciando spazio a un’ignoranza crassa che svilisce la professione giornalistica e disorienta i cittadini.





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