L’India ha segnato un importante ritorno allo Spazio. Un razzo PSLV (Polar Satellite Launch Vehicle) è decollato regolarmente dal Satish Dhawan Space Centre, riportando in volo il vettore dopo il fallimento del maggio 2025 che aveva causato la perdita del satellite EOS-09 dell’ISRO. A bordo, il protagonista della missione: EOS-N1, un satellite militare avanzato per l’osservazione della Terra, affiancato da altri quindici carichi utili. Il decollo è avvenuto alle 10:18 ora locale (le 05:48 ora italiana). Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sull’andamento delle fasi successive del volo. Si è trattato della prima missione del PSLV dopo l’incidente, il 3° in oltre 30 anni di attività per questo razzo a 4 stadi alto 44 metri, che dal debutto nel 1993 ha effettuato più di 60 lanci.
Un vettore affidabile con una lunga storia
Nonostante il recente stop, il PSLV resta uno dei pilastri del programma spaziale indiano. Nel corso della sua carriera ha portato in orbita missioni di grande rilievo scientifico, come la sonda lunare Chandrayaan-1 nel 2008, la Mars Orbiter Mission nel 2013 e, più recentemente, Aditya-L1, il primo osservatorio solare dedicato dell’India, lanciato nel 2023. Il ritorno al volo di oggi rappresenta quindi un passaggio chiave per la fiducia nel vettore e per la continuità dei programmi nazionali, in attesa delle conferme ufficiali sull’esito della missione.
EOS-N1, l’occhio iperspettrale dell’India
Il carico principale, EOS-N1 – noto anche come Anvesha – è un piccolo satellite per l’osservazione della Terra, identificato da diverse fonti come una piattaforma di imaging iperspettrale. Questa tecnologia consente di analizzare la superficie del pianeta in centinaia di lunghezze d’onda diverse, offrendo informazioni estremamente dettagliate su materiali, vegetazione, attività umane e cambiamenti ambientali.
Secondo la stampa indiana, il satellite avrà un ruolo strategico: scandaglierà costantemente la superficie terrestre, inviando immagini utili alla raccolta di intelligence. EOS-N1 si inserisce infatti in un programma più ampio di sviluppo di satelliti militari per la sorveglianza e le comunicazioni, che combina sensori ottici e radar per rafforzare le capacità di sicurezza del Paese.
Una missione dal respiro internazionale
Oltre al satellite militare, il PSLV ha trasportato una varietà di carichi scientifici e tecnologici. Tra questi figurano un satellite di osservazione della Terra frutto della collaborazione tra Thailandia e Regno Unito, un satellite brasiliano pensato per assistere imbarcazioni da pesca in difficoltà e una dimostrazione di rifornimento in orbita sviluppata da un’azienda indiana.
Particolarmente interessante è anche la presenza di una capsula di rientro sperimentale della startup spagnola Orbital Paradigm. Denominata KID (Kestrel Initial Technology Demonstrator), la capsula non resterà in orbita: si separerà dallo stadio finale del razzo e rientrerà nell’atmosfera per un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico meridionale, testando tecnologie chiave per future missioni di rientro.
Il ruolo di NewSpace India
La missione è stata la 9ª organizzata da NewSpace India Limited, il braccio commerciale dell’ISRO. Un segnale di come l’India stia puntando sempre più su un modello che integra ricerca pubblica, applicazioni militari e opportunità commerciali, in attesa di ulteriori comunicazioni ufficiali sull’esito complessivo della missione.
