Il ciclone mediterraneo Harry, dopo aver colpito per diversi giorni la Calabria e le Isole Maggiori con piogge abbondanti e mareggiate di eccezionale intensità, ha esteso la sua influenza anche al Salento, pur trovandosi ormai in una fase di progressivo indebolimento. Il vortice, in lento colmamento barico e con un’energia atmosferica in graduale esaurimento, è riuscito comunque a produrre un ultimo impulso instabile sul basso Adriatico, dimostrando come anche una tempesta in fase discendente possa generare effetti rilevanti lungo le coste più esposte.
Un vortice in attenuazione ma ancora attivo
Nelle fasi precedenti, Harry aveva attraversato lo Ionio sostenuto da un marcato gradiente barico, responsabile di venti tempestosi e di un campo d’onda molto sviluppato, capace di accumulare energia per diverse decine di ore. Con l’ingresso in un contesto termodinamico più mite e il parziale riempimento del minimo al suolo, il sistema ha iniziato a perdere vigore. Tuttavia, la riduzione dell’intensità del vento non ha comportato un immediato calo del moto ondoso, che ha continuato a mantenersi su valori elevati, soprattutto sui bacini orientali.
L’impatto sulle coste del Salento
Quando il ciclone ha raggiunto la Puglia meridionale, la tempesta appariva ormai “stanca” dal punto di vista sinottico, ma ancora capace di convogliare verso le coste salentine l’energia residua accumulata sul mare aperto. Le scogliere esposte a levante, in particolare lungo i tratti di costa più aperti al fetch orientale, sono state interessate da mareggiate spettacolari, con onde lunghe e frangenti potenti che hanno colpito la linea di riva, generando spruzzi imponenti e condizioni di rischio nelle aree costiere più vulnerabili.
Danni e criticità localizzate
Pur non raggiungendo l’intensità osservata durante le fasi più violente del ciclone su Sicilia, Calabria e Sardegna, l’azione combinata di mare in scaduta e onde di lunga percorrenza ha comunque causato danni localizzati. Si segnalano episodi di erosione costiera, criticità su tratti di litorale urbanizzato e problemi per strutture e stabilimenti costruiti in prossimità della battigia. Ancora una volta emerge la fragilità delle coste basse e antropizzate, particolarmente esposte anche agli eventi marosi che seguono il passaggio dei grandi sistemi ciclonici.
Un caso emblematico di “colpo di coda”
L’episodio sul Salento rappresenta un esempio significativo di come un ciclone mediterraneo, pur in fase di attenuazione, possa continuare a produrre impatti rilevanti grazie all’inerzia del campo d’onda e alla specifica esposizione geografica delle coste. Il “colpo di coda” di Harry ha trasformato le ultime ore del vortice in un evento marino di rilievo, sottolineando l’importanza di considerare non solo l’intensità del sistema, ma anche la persistenza degli effetti sul territorio costiero.
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