Negli ultimi aggiornamenti modellistici sta emergendo un segnale sempre più coerente: l’inverno europeo potrebbe cambiare volto nella parte finale del mese, innescando una fase ben diversa rispetto alla parentesi più mite e zonale osservata di recente. Le principali teleconnessioni atmosferiche indicano infatti una manovra di riposizionamento su scala emisferica, capace di incidere in modo diretto sulla circolazione alle medie latitudini.
Il primo elemento chiave è rappresentato dall’Arctic Oscillation (AO). Le proiezioni ensemble convergono verso un crollo deciso dell’indice, con valori medi che potrebbero spingersi intorno a -3 tra il 22 e il 23 gennaio. Un’AO così negativa segnala un Vortice Polare troposferico indebolito, meno compatto e più vulnerabile a scambi meridiani. In termini pratici, questo significa una maggiore probabilità di colate d’aria artica e continentale verso l’Europa, anziché una loro confinazione alle alte latitudini.

Accanto all’AO, il ruolo determinante spetta alla North Atlantic Oscillation (NAO), vero ago della bilancia per il Mediterraneo. I modelli mostrano una temporanea risalita della NAO in territorio positivo intorno al 20 gennaio, seguita però da un rientro verso la neutralità nella fase successiva. Questo passaggio è cruciale: una NAO fortemente positiva manterrebbe il flusso atlantico teso e zonale, spingendo il freddo verso l’Europa orientale. Il ritorno verso valori neutri, invece, rallenta il corridoio occidentale e apre varchi per discese fredde dirette più a sud, potenzialmente anche verso il bacino del Mediterraneo.
Un ulteriore tassello arriva dal PNA (Pacific–North American pattern). Dopo una fase positiva, le simulazioni indicano una virata netta verso valori negativi subito dopo il 25 gennaio. Un PNA negativo favorisce la propagazione delle onde planetarie dall’area pacifica verso l’Atlantico, creando un assetto che agevola lo scivolamento delle masse d’aria polare verso l’Europa. In altre parole, è uno dei meccanismi che indirizzano il freddo liberato dal collasso dell’AO verso il nostro settore.

A completare il quadro c’è la Madden–Julian Oscillation (MJO), attesa entrare con decisione in Fase 8 e a rimanervi. Questa configurazione, tipicamente favorevole in inverno, è nota per rafforzare i blocchi anticiclonici in Atlantico, ostacolando l’ingresso delle correnti miti oceaniche e lasciando spazio a discese fredde da nord e nord-est. Lo stallo della MJO in Fase 8 rappresenta quindi un alleato importante per un assetto barico più invernale sull’Europa.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una terza decade di gennaio ad alto potenziale dinamico, con un equilibrio delicato tra le forzanti in gioco. La vera discriminante resta la NAO: se la sua fase positiva intermedia dovesse protrarsi oltre le attese, il freddo verrebbe nuovamente deviato verso est. In caso contrario, la combinazione di AO negativa, PNA negativo e MJO in Fase 8 potrebbe favorire un cambio di scenario netto, con ritorno del freddo intenso, gelate diffuse e possibili episodi nevosi su ampie porzioni del continente europeo.
Non si tratta di una semplice tendenza generica, ma di una configurazione atmosferica strutturata, che merita attenzione perché capace di imprimere un’impronta invernale marcata proprio nella fase conclusiva del mese.



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