L’inverno 2026 ha aperto i battenti con un evento destinato a entrare negli archivi nivologici dell’Appennino centrale. Sul vasto altopiano di Campo Imperatore, nel cuore del massiccio del Gran Sasso, una nevicata eccezionale ha portato il manto a superare abbondantemente i due metri, con accumuli complessivi stimati intorno ai 230–240 centimetri. Una quantità di neve sufficiente a cancellare completamente il profilo degli edifici, trasformando il paesaggio in un’immensa distesa bianca modellata dal vento.
Tra le strutture più colpite spicca l’Ostello di Campo Imperatore, noto per essere la struttura ricettiva più alta d’Europa, posto a oltre 2100 metri di quota. In queste ore l’edificio risulta quasi inglobato nella neve, con pareti e ingressi sepolti e solo le parti più alte ancora visibili. Una scena spettacolare, ma anche emblematica della potenza delle dinamiche invernali che caratterizzano questa zona dell’Appennino.

Campo Imperatore non è nuovo a episodi di questo tipo. Il grande pianoro, esteso tra i 1500 e i 2100 metri, rappresenta uno dei poli nivometrici più importanti dell’Italia centro-meridionale. La sua posizione geografica e la particolare morfologia lo rendono estremamente vulnerabile alle perturbazioni atlantiche provenienti da ovest e alle irruzioni fredde di origine balcanica e adriatica da est e nord-est. In entrambi i casi, il Gran Sasso agisce come una poderosa barriera orografica, forzando l’aria a salire e favorendo precipitazioni abbondanti e persistenti.
Il clima locale è marcatamente freddo-continentale: in inverno le temperature medie restano spesso sotto lo zero, con minime che nei casi più estremi possono scendere ben oltre i –20 °C. Questo consente alla neve di conservarsi a lungo, accumulandosi episodio dopo episodio senza subire rapidi processi di fusione. A ciò si aggiunge l’azione del vento, frequente e talvolta impetuosa, che ridistribuisce il manto formando cornici e accumuli eolici di dimensioni notevoli, soprattutto nei pressi delle strutture e nelle conche naturali del pianoro.

La recente nevicata conferma ancora una volta il ruolo di Campo Imperatore come autentica “fabbrica della neve” dell’Appennino. Un laboratorio naturale dove orografia, quota elevata e circolazione atmosferica convergono per creare scenari che, per quantità e persistenza del manto nevoso, non hanno nulla da invidiare a molte località alpine di pari altitudine. Un evento che affascina, ma che ricorda anche quanto questo territorio resti profondamente legato alle grandi dinamiche dell’inverno europeo.
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