Tra la sera del 6 gennaio e l’8 gennaio il medio versante adriatico potrebbe essere interessato da una delle configurazioni invernali più interessanti di questo avvio di 2026. Le ultime analisi indicano infatti l’approfondimento di una depressione sul basso Tirreno, capace di richiamare aria fredda di origine balcanica verso Marche, Abruzzo e Molise, innescando una fase di maltempo a carattere spiccatamente invernale. In questo contesto, la neve potrebbe tornare protagonista fino a quote molto basse, localmente persino di pianura, soprattutto nella giornata di martedì 7 gennaio.
Una dinamica tipica delle irruzioni artiche adriatiche
Lo schema atmosferico è quello classico delle irruzioni da nord e nord-est: un nocciolo di aria fredda scivola dai Balcani verso l’Europa sud-orientale, mentre sul Tirreno si approfondisce un minimo barico che funge da calamita per nubi e precipitazioni. Nei bassi strati si viene così a creare un cuscino d’aria gelida lungo le coste e nei fondovalle adriatici, sul quale scorrono correnti più umide orientali in quota.

È proprio l’equilibrio tra tenuta del freddo al suolo e intensità delle precipitazioni nelle 12–24 ore centrali dell’evento a determinare la reale possibilità di vedere fiocchi fino a 0–300 metri. Anche piccoli scarti termici o variazioni nella traiettoria del minimo possono fare la differenza tra pioggia fredda e neve bagnata.
Marche: il settore con il segnale più convincente
Le Marche emergono come una delle regioni più esposte a questo peggioramento. In particolare i settori settentrionali e interni mostrano il segnale più solido per nevicate fino in pianura, specie tra la notte e la mattinata del 7 gennaio. In presenza di un cuscino freddo ben strutturato e di precipitazioni sufficientemente continue, i fiocchi potrebbero spingersi fin verso le aree costiere delle alte e medie Marche.
Più a sud, nelle basse Marche, la neve a bassissima quota resta possibile ma con fenomeni più irregolari, alternati a fasi di pioggia fredda, a causa di una componente mite leggermente più incisiva.
Abruzzo: neve fino a fondovalle e colline basse
In Abruzzo lo scenario appare particolarmente favorevole lungo il versante adriatico. Qui, tra la tarda sera del 6 e la giornata del 7 gennaio, la neve potrebbe raggiungere fondovalle e colline tra 200 e 300 metri. Le zone costiere resteranno invece in bilico tra pioggia fredda e neve bagnata: solo un ulteriore raffreddamento nei bassi strati o rovesci più intensi potrebbero consentire brevi imbiancate in pianura, uno scenario possibile ma ancora marginale e fortemente dipendente dai dettagli locali.

Molise: quota neve in deciso calo
Anche il Molise sarà coinvolto dall’afflusso freddo, con un abbassamento marcato della quota neve tra il 7 e l’8 gennaio. I fiocchi potranno raggiungere colline e fondovalle interni, localmente anche sotto i 300 metri, soprattutto lungo il comparto appenninico. Verso il Molise centro-meridionale e le aree di confine con Campania e Basilicata, la neve tenderà invece a collocarsi su quote leggermente superiori, pur con possibili sconfinamenti verso il basso durante i rovesci più intensi.
Il possibile ruolo dell’ASES: quando l’Adriatico fa la differenza
Un elemento chiave da monitorare è l’eventuale attivazione dell’ASES (Adriatic Sea Effect Snow), un meccanismo simile al lake-effect dei Grandi Laghi. In presenza di aria molto fredda che scorre sopra un Adriatico relativamente più mite, il mare fornisce calore e umidità, favorendo la formazione di bande convettive nevose capaci di colpire ripetutamente gli stessi settori costieri e collinari.
Nel contesto atteso tra il 6 e l’8 gennaio — irruzione artica da nord-est, cuscino freddo nei bassi strati e correnti orientali umide in quota — lo schema è potenzialmente ideale per l’ASES. Se il flusso nei bassi livelli si disporrà da NNE–ENE con un fetch sufficiente, i rovesci potrebbero risultare più intensi e persistenti, spingendo la neve fino alle pianure e, localmente, persino alle spiagge.
Variabili e incertezze ancora aperte
Come spesso accade in questi scenari, l’impatto dell’ASES e la reale distribuzione della neve dipenderanno da dettagli microscalari difficili da risolvere con largo anticipo. Un flusso troppo occidentale, un contrasto termico mare-aria insufficiente o una traiettoria del minimo tirrenico leggermente diversa potrebbero ridurre l’effetto mare, favorendo una neve più irregolare e stratiforme.
Nel complesso, però, si delinea un episodio invernale potenzialmente significativo per il medio Adriatico, con neve possibile tra pianura e bassa collina, ma con forti differenze locali. Un’evoluzione che merita di essere seguita passo dopo passo, perché in queste configurazioni il confine tra pioggia e neve può spostarsi di pochi chilometri, cambiando completamente lo scenario al suolo.
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