Nel corso del pomeriggio odierno sul versante chietino della Majella si è osservato un episodio meteorologico di particolare interesse scientifico: una condizione di omotermia, ovvero una distribuzione verticale della temperatura anomala rispetto al gradiente termico normalmente atteso in ambiente appenninico. In condizioni standard, infatti, la temperatura tende a diminuire con l’aumentare della quota secondo un gradiente medio di circa 6,5 °C ogni 1.000 metri. Oggi, invece, le misurazioni hanno restituito un quadro opposto e decisamente insolito. A Passo Lanciano, situato intorno ai 1.300 metri, la temperatura si è attestata su valori leggermente negativi, segnale della presenza di uno strato d’aria fredda e densa ben ancorato ai bassi livelli del versante orientale del massiccio. Pochi chilometri più in alto, sulla Majelletta–Blockhaus (oltre i 2.000 metri), i sensori hanno rilevato una temperatura lievemente positiva, indicando l’ingresso in uno strato d’aria più mite sovrastante.
Questo tipo di configurazione è tipico delle fasi in cui aria fredda di origine continentale o artica scorre nei bassi strati e rimane intrappolata lungo i versanti esposti, mentre alle quote superiori affluiscono masse d’aria relativamente più temperate. La morfologia della Majella, con pendii ampi e continui affacciati sull’Adriatico, favorisce l’accumulo dell’aria fredda nei livelli inferiori, accentuando il fenomeno.
Dal punto di vista meteorologico, l’omotermia rappresenta un elemento chiave anche per la previsione dei fenomeni: in presenza di precipitazioni, un profilo termico di questo tipo può consentire neve a quote più basse del previsto, mentre alle altitudini superiori si possono osservare fasi di neve più umida o addirittura pioggia mista. Inoltre, queste configurazioni sono spesso associate a inversioni termiche persistenti, ridotta ventilazione nei bassi strati e condizioni favorevoli alla formazione di ghiaccio.
L’episodio osservato oggi sulla Majella non è solo suggestivo dal punto di vista numerico, ma costituisce un chiaro esempio di come le dinamiche atmosferiche in ambiente montano possano discostarsi sensibilmente dai modelli teorici semplificati. Analizzare eventi di questo tipo consente di migliorare la comprensione dei microclimi appenninici e di affinare le previsioni meteo in contesti complessi come quello del versante adriatico centrale.



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