Negli ultimi giorni l’attenzione si è concentrata sempre più sulla stratosfera, dove stanno emergendo segnali dinamici di assoluto rilievo per la seconda parte dell’inverno. La fase a cavallo tra fine gennaio e inizio febbraio mostra infatti caratteristiche che, se confermate, potrebbero favorire un cambio di regime atmosferico con effetti potenzialmente rilevanti anche alle medie latitudini europee. Le più recenti simulazioni numeriche evidenziano un progressivo indebolimento del vortice polare stratosferico, accompagnato da un marcato rallentamento del vento zonale a circa 10 hPa.
In alcuni scenari, soprattutto nelle elaborazioni del modello americano GFS, si arriva a ipotizzare una vera e propria inversione dei flussi, condizione che rientra nella definizione di Riscaldamento Stratosferico Maggiore (SSW).

Parallelamente, anche i prodotti del centro europeo ECMWF descrivono una stratosfera in forte sofferenza dinamica: il vortice appare allungato, deformato e sottoposto a un intenso riscaldamento alle alte latitudini, con la possibilità di una divisione in due lobi principali. Uno potrebbe gravitare verso il comparto nordamericano, l’altro verso l’Eurasia, una configurazione che storicamente ha spesso preceduto fasi fredde significative in Europa.
Il nodo cruciale: la propagazione verso il basso
L’esperienza insegna però che non tutti gli SSW producono effetti rilevanti al suolo. Il passaggio del segnale dalla stratosfera alla troposfera richiede tempo e, soprattutto, un accoppiamento efficace tra i diversi strati atmosferici. In media, gli effetti diventano percepibili dopo 10–20 giorni, quando la circolazione troposferica risponde con un indebolimento degli indici AO e NAO.
Al momento, gli ensemble mostrano una dispersione ancora significativa: alcuni membri supportano una risposta troposferica marcata, altri mantengono il disturbo confinato in quota. Questo rende lo scenario potenzialmente favorevole, ma non ancora risolto.

Possibili scenari per febbraio
Se il segnale ‘discendente’ dovesse consolidarsi, la seconda metà di febbraio potrebbe essere caratterizzata da assetti più bloccati alle alte latitudini, con anticicloni di blocco sull’Atlantico settentrionale o sulla Scandinavia e irruzioni fredde più frequenti verso l’Europa. In uno scenario meno incisivo, invece, l’effetto si limiterebbe a un getto più ondulato e a episodi freddi intermittenti e di breve durata.
La storia recente offre esempi opposti: eventi come il 2009–2010 o il 2018 portarono a ondate di gelo memorabili, mentre altri SSW, pur intensi in stratosfera, ebbero ricadute modeste per via di un accoppiamento incompleto.
Conclusione
L’attuale assetto stratosferico può essere visto come una fase di caricamento energetico dell’inverno europeo. Il potenziale c’è ed è concreto, ma la reale portata dipenderà dalla capacità del disturbo di propagarsi efficacemente verso la troposfera. Le prossime emissioni modellistiche saranno decisive per capire se febbraio potrà riservare un vero colpo di coda invernale o soltanto una parentesi fredda più contenuta.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?