Meteo, Vortice Polare quasi al collasso ma il gelo resta a nord: perché il Mediterraneo è ancora ai margini

Meteo, aggiornamento Stratwarming: AO crollata e NAM negativo: il potenziale per grandi scambi meridiani c’è, ma manca il tassello decisivo

L’assetto emisferico attuale mostra un Vortice Polare fortemente disturbato, ma con aria gelida ancora confinata alle medio-alte latitudini europee. Un quadro che, sulla carta, sembrerebbe “esplosivo”, ma che nella pratica non si è ancora tradotto in una vera irruzione fredda verso il Mediterraneo. In questo momento diversi indici teleconnettivi evidenziano una circolazione molto anomala. Un indice AO su valori fortemente negativi (intorno a -4) indica un’ondulazione marcata del flusso emisferico, con un VP poco compatto e facilmente disturbabile. Un NAM mediamente sui -2.5 conferma un vortice polare, soprattutto in stratosfera, indebolito e vulnerabile a ulteriori impulsi di disturbo. La NAO, infine, orientata su valori negativi deboli (circa -1), segnala un timido pattern di blocco in area atlantica, ma ancora non pienamente strutturato e incisivo in direzione del continente europeo.

In sintesi, il potenziale per grandi scambi meridiani è elevato: il serbatoio gelido artico è meno vincolato al Polo e può essere più facilmente canalizzato verso le medie latitudini. Tuttavia, la distribuzione concreta delle masse d’aria dipende dalla geometria dei centri di alta e bassa pressione e dalla disposizione delle onde di Rossby, non solo dal valore degli indici.

Indici AO e NAO

Vortice Polare disturbato ma ancora “incanalato”

La struttura del Vortice Polare risulta profondamente disturbata, con un assetto lontano dalla classica configurazione compatta e simmetrica. In presenza di forti disturbi, il VP tende a frammentarsi in lobi o a decentrarsi, favorendo scambi meridiani e discese fredde verso latitudini più basse. In questo caso, però, il disturbo non si è ancora tradotto in un vero “svuotamento” di aria gelida verso l’Europa centro-meridionale.

L’aria molto fredda continua a rimanere stazionaria e ben ancorata tra Scandinavia, Russia e parte dell’Europa nord-orientale. Questo perché la circolazione troposferica, pur inserita in un contesto emisferico favorevole agli scambi, mantiene ancora un’impronta prevalentemente zonale alle alte latitudini, che costringe il flusso a scorrere lungo una traiettoria ovest–est abbastanza tesa.

Indice NAM

Il ruolo decisivo del getto a 300 hPa

Il fattore chiave che sta impedendo un affondo più deciso dell’aria gelida verso sud è il comportamento del getto polare, in particolare intorno ai 300 hPa. Il jet stream mantiene una tensione elevata e una configurazione ancora troppo zonale sul comparto euro-atlantico, con un “nastro” di forti venti che corre dalle regioni nord-atlantiche verso il Nord Europa.

Questa corrente a getto così compatta:

  • Schiaccia le saccature in rapido transito, limitando gli affondi meridiani profondi verso il Mediterraneo.
  • Favorisce il mantenimento di un corridoio freddo continuo sulle medio-alte latitudini europee, dove la massa d’aria gelida si rigenera su suoli innevati e ad alto albedo.
  • Ostacola la formazione di cut-off e gocce fredde capaci di isolare nuclei gelidi alle basse latitudini, passaggio spesso necessario per portare gelo diffuso sull’Europa meridionale e sull’Italia.

MJO 30 gennaio

Si tratta di una tipica fase in cui la troposfera “vede” il disturbo del VP ma non ha ancora riorganizzato la propria ondulazione in modo da produrre discese fredde profonde verso le nostre latitudini.

Cosa dovrebbe cambiare per avere freddo più a sud

Per trasformare questo scenario potenzialmente favorevole in un’ondata di gelo concreta sul Mediterraneo, servirebbero alcuni aggiustamenti nel disegno barico:

  • Un blocco atlantico più robusto e meglio posizionato, con un ulteriore calo della NAO e un anticiclone capace di distendersi tra Atlantico settentrionale, Islanda e Groenlandia.
  • Una curvatura più marcata del getto sul centro-ovest Europa, con saccatura che affonda in modo deciso verso sud e tendenza all’isolamento di un minimo freddo in quota sul bacino mediterraneo.
  • Un parziale spezzamento del ramo zonale principale, con comparsa di un ramo di corrente a getto più meridiano capace di agganciare il serbatoio artico e canalizzarlo verso l’Europa centro-meridionale.

Finché il jet resterà così teso alle alte latitudini, il gelo continuerà a ruotare attorno al Nord e all’Est Europa, lasciando il Mediterraneo ai margini dei grandi scambi emisferici. Solo un cambio nella geometria dei blocchi e nella traiettoria del getto permetterà al Vortice Polare, già profondamente disturbato, di “scaricare” finalmente il proprio freddo anche alle nostre latitudini.