Obiettivo Luna: nel 2026 l’umanità rompe un silenzio lungo oltre 50 anni

Il countdown è iniziato. Dopo decenni di attese e rinvii, il 2026 segnerà il momento in cui gli esseri umani torneranno finalmente a guardare da vicino il suolo lunare

L’ultima volta che un essere umano ha solcato lo Spazio profondo nei pressi della Luna era il 1972. Gli astronauti dell’Apollo 17, Eugene Cernan e Harrison “Jack” Schmitt, lasciarono le loro impronte sulla polvere grigia prima di rientrare sulla Terra. Da allora, il nostro satellite è rimasto un compagno solitario nel cielo notturno, visitato solo da sonde robotiche. Il 2026, però, cambierà tutto. Con il programma Artemis, la NASA è pronta a riportare un equipaggio in orbita lunare, aprendo la strada a una presenza umana permanente e, in futuro, al salto verso Marte.

Artemis II: il viaggio di 10 giorni che farà la storia

La missione Artemis II non prevede ancora l’allunaggio (previsto per le missioni successive), ma rappresenta il test definitivo per la capsula Orion e il gigantesco razzo SLS (Space Launch System). Il piano di volo è affascinante: un equipaggio di 4 astronauti compirà una traiettoria a “8”, una sorta di fionda gravitazionale che li porterà dietro la faccia nascosta della Luna per poi farli tornare verso casa. Un viaggio di circa 10 giorni in cui l’umanità batterà probabilmente il record di distanza massima dalla Terra mai raggiunta da un equipaggio.

Un equipaggio che rompe gli schemi

Per la prima volta, l’esplorazione lunare non sarà una questione per soli uomini bianchi. L’equipaggio di Artemis II riflette il mondo di oggi:

  • Christina Koch sarà la prima donna a volare verso la Luna;
  • Victor Glover sarà il primo astronauta di colore a partecipare a una missione lunare;
  • Reid Wiseman sarà il Comandante della missione.
  • Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese, sarà specialista di missione.

La nuova “Corsa allo Spazio”: USA contro Cina

Non è solo una questione di scienza, ma anche di geopolitica. Mentre la NASA affronta sfide di budget e ritardi tecnici, la Cina sta accelerando. Pechino sta sviluppando il razzo Long March 10 e la navetta Mengzhou con l’obiettivo di portare i propri “taikonauti” sulla superficie lunare entro il 2030.

La sfida si concentra sul Polo Sud della Luna, una regione strategica dove si ritiene ci siano enormi depositi di ghiaccio d’acqua. Quest’acqua non serve solo a dissetare gli astronauti, ma può essere scissa in idrogeno e ossigeno per creare carburante per razzi direttamente in loco.

Incognite tecniche e il ruolo di SpaceX

Nonostante l’entusiasmo, la strada è in salita. La NASA ha dovuto rivedere i suoi piani a causa di alcuni intoppi:

  • Lo scudo termico – Durante la missione senza equipaggio Artemis I, lo scudo della capsula Orion ha subito danni inaspettati, costringendo i tecnici a lunghi test di sicurezza;
  • Starship di SpaceX – Il sistema di atterraggio (HLS) è affidato alla Starship di Elon Musk. Sebbene i test del super-razzo stiano procedendo con successi spettacolari (come la cattura del booster “Super Heavy”), i ritardi nello sviluppo della versione lunare potrebbero far slittare l’allunaggio umano (Artemis III) al 2028;
  • Costi – Con un prezzo di circa 4 miliardi di dollari a lancio, la sostenibilità economica del razzo SLS della NASA è finita sotto la lente d’ingrandimento del governo americano.

Perché torniamo sulla Luna

Artemis II non è solo un “remake” delle missioni Apollo. Gli astronauti condurranno esperimenti biomedici critici per capire come il corpo umano reagisce alle radiazioni nello Spazio profondo e come il sistema immunitario si comporta lontano dalla protezione del campo magnetico terrestre.

Se tutto procederà secondo i piani, già nel febbraio 2026 potremmo vedere le prime immagini in alta definizione della Terra che sorge sopra l’orizzonte lunare, trasmesse in diretta da un nuovo gruppo di esploratori. L’umanità non sta solo tornando sulla Luna: vuole imparare a viverci.