Quando si osserva l’altimetria di Cuneo, il dato numerico può trarre in inganno. Con i suoi 534 metri sul livello del mare, la città si trova a una quota superiore a molti comuni dell’Appennino o delle zone collinari d’Italia. Eppure, ogni geografo concorda nel definire Cuneo come il vertice più occidentale della Pianura Padana. Per comprendere questa apparente contraddizione, è necessario spostare lo sguardo dall’altitudine pura alla morfologia del terreno e alla sua storia geologica.
Un altopiano nato dai fiumi
Il nome stesso della città ci offre la prima chiave di lettura. Cuneo sorge su un terrazzo fluviale a forma di triangolo, incuneato appunto tra il fiume Stura di Demonte e il torrente Gesso. Sebbene la città svetti sopra il livello del mare, la superficie su cui è costruita è straordinariamente pianeggiante. Non ci troviamo di fronte a un insediamento arroccato su un pendio o distribuito su vette scoscese, ma su un vasto altopiano alluvionale.
Dal punto di vista geologico, il suolo cuneese non è composto dalle rocce sollevate dalle spinte tettoniche che formano le Alpi circostanti. Al contrario, è costituito da enormi depositi di sedimenti, sabbie e ghiaie trasportati a valle dai corsi d’acqua nel corso dei millenni. È lo stesso identico processo che ha dato origine a tutta la Pianura Padana: Cuneo non è altro che l’estremità dove questi detriti si sono accumulati prima che il terreno diventi troppo ripido per permetterne il deposito.
La continuità del “falso piano”
Un altro elemento fondamentale è la continuità geografica. Se si viaggia da Torino verso Cuneo, non si incontra mai una rottura netta o una barriera morfologica che segnali l’ingresso in una zona montana. Il paesaggio è caratterizzato da un falso piano costante e graduale. La pianura, infatti, non deve essere immaginata come una tavola perfettamente orizzontale, bensì come una grande conca che si inclina dolcemente man mano che ci si avvicina alle catene montuose.
In questo contesto, Cuneo rappresenta la massima espressione della cosiddetta Alta Pianura. Mentre la “Bassa Pianura” è caratterizzata da sedimenti fini e acque affioranti, l’Alta Pianura — di cui Cuneo è il culmine — è formata da materiali più grossolani e permeabili. La città funge da sentinella: oltre i suoi confini, la pendenza del terreno aumenta bruscamente e i sedimenti lasciano il posto alla roccia viva delle Alpi Marittime e Cozie. È qui, e solo qui, che la pianura finisce davvero.
La distinzione tra quota e forma
In definitiva, la geografia moderna insegna che la classificazione di un territorio dipende più dalla sua forma (morfologia) che dalla sua altezza (altimetria). Se un terreno è pianeggiante e di origine alluvionale, esso appartiene alla categoria della pianura, indipendentemente dal fatto che si trovi a 10 o a 500 metri di quota.
Cuneo è dunque l’esempio perfetto di come la natura possa “sollevare” una pianura fino alle porte della montagna senza mutarne la sostanza. Questa sua posizione privilegiata le conferisce caratteristiche uniche: la regolarità urbanistica tipica delle città di pianura unita a un microclima pedemontano, dove le nevicate abbondanti ricordano costantemente che, pur essendo in pianura, le vette sono a un passo.







Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?