Analizzare i grandi periodi di riscaldamento globale del passato può offrire preziose indicazioni sul clima futuro, ma i risultati sfidano alcune convinzioni consolidate. Un recente studio coordinato dall’Università dello Utah e dalla Colorado School of Mines, pubblicato su Nature Geoscience, ha ricostruito le precipitazioni durante il Paleogene, tra 66 e 48 milioni di anni fa, utilizzando “proxy” geologici come fossili vegetali, paleosuoli e antichi letti fluviali. Contrariamente all’idea secondo cui le regioni umide diventino più piovose e quelle aride più secche, i ricercatori hanno scoperto che le piogge erano fortemente irregolari: episodi intensi alternati a lunghi periodi di siccità. Questo schema, tipico di un clima monsonico estremo, interessava anche le zone temperate e interne dei continenti, mentre le regioni polari risultavano relativamente umide.
Secondo Thomas Reichler, coautore dello studio, la variabilità delle precipitazioni può essere più dannosa per ecosistemi e agricoltura della quantità totale di pioggia. I modelli climatici moderni, inoltre, tendono a sottostimare questa irregolarità, evidenziando la necessità di considerare non solo la media annuale, ma anche la distribuzione temporale delle piogge. In un mondo sempre più caldo, eventi estremi e siccità prolungate potrebbero diventare la norma, complicando la gestione delle risorse idriche e aumentando il rischio di disastri naturali.


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