Per la prima volta nella storia della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), un equipaggio verrà riportato sulla Terra in anticipo per motivi medici. Un evento raro, quasi sorprendente, se si considera che l’avamposto orbitante è abitato senza interruzioni dal novembre del 2000. Eppure, a distanza di un quarto di secolo, la statistica ha bussato alla porta. La NASA ha annunciato che il rientro della missione SpaceX Crew-11 è previsto per mercoledì 14 gennaio, con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo della California nelle prime ore di giovedì 15 ora locale, condizioni meteo permettendo. Si tratta di una partenza anticipata rispetto ai piani iniziali, dettata dalla necessità di diagnosticare e trattare adeguatamente un problema medico che ha colpito uno degli astronauti a bordo.
Un problema di salute in microgravità
L’equipaggio Crew-11 è composto dagli astronauti NASA Mike Fincke e Zena Cardman, dall’astronauta giapponese Kimiya Yui e dal cosmonauta russo Oleg Platonov. Arrivati sulla ISS il 2 agosto per una missione di circa 6 mesi, torneranno a casa con qualche settimana di anticipo.
Il campanello d’allarme è suonato il 7 gennaio, quando la NASA ha rinviato una passeggiata spaziale prevista per Fincke e Cardman a causa di una non meglio precisata “preoccupazione medica“. Il giorno successivo l’agenzia ha confermato la decisione di anticipare il rientro dell’intero equipaggio, mantenendo però il massimo riserbo sull’identità dell’astronauta coinvolto e sulla natura esatta del problema, per ragioni di privacy.
Durante una conferenza stampa, il dottor James Polk, capo dell’ufficio sanitario e medico della NASA, ha chiarito che non si tratta di un incidente né di un infortunio operativo. Il nodo cruciale, ha spiegato, è la difficoltà di effettuare una diagnosi completa in microgravità, nonostante l’avanzata strumentazione medica disponibile a bordo della ISS.
Una ISS con equipaggio ridotto, ma non inedito
Dopo la partenza di Crew-11, sulla Stazione Spaziale resteranno solo 3 membri: l’astronauta NASA Christopher Williams e i cosmonauti russi Sergey Kud-Sverchkov e Sergei Mikayev, arrivati a novembre a bordo di una Soyuz. Un numero inferiore rispetto all’attuale equipaggio standard di 7 persone, ma tutt’altro che eccezionale: fino al 2009, infatti, la ISS operava regolarmente con 3 astronauti.
La missione Crew-11 avrebbe dovuto concludersi con l’arrivo dei sostituti della Crew-12, attualmente prevista per metà febbraio. La NASA sta valutando se anticipare il lancio per ridurre il periodo di equipaggio ridotto.
Un evento raro, ma previsto
Che questa sia la prima evacuazione medica dalla ISS può sembrare sorprendente, ma lo è ancora di più alla luce dei modelli statistici: secondo Polk, eventi di questo tipo dovrebbero verificarsi mediamente ogni 3 anni. La lunga assenza di evacuazioni testimonia sia la selezione rigorosa degli astronauti sia l’efficacia dei protocolli sanitari spaziali.
Ora, però, la priorità è una sola: riportare a casa l’equipaggio in sicurezza. Un rientro che segna un momento storico nell’esplorazione spaziale umana e ricorda, ancora una volta, quanto il corpo umano resti il vero banco di prova delle missioni oltre la Terra.



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