Mettetevi comodi, magari con una tazza di cioccolata calda, perché stiamo per riaprire i libri di storia della meteorologia. Domani, 31 gennaio, ricorre il 40° anniversario di un evento che ha ridefinito il concetto di “inverno” per una generazione intera: la nevicata del secolo in Alto Adige. Era la notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 1986. Mentre la maggior parte dei sudtirolesi dormiva, sopra le loro teste si stava scatenando una tempesta perfetta. “Un evento che è passato alla storia“, commenta il meteorologo provinciale Dieter Peterlin, sottolineando come, a distanza di 4 decenni, quei dati siano ancora straordinari.
I numeri del record
Per capire l’entità dell’evento, dobbiamo guardare i numeri. Non sono semplici statistiche, sono pareti di neve che hanno isolato intere valli.
- Dobbiaco: in sole 24 ore caddero 150 cm di neve fresca. È un record nazionale che resiste ancora oggi con un distacco abissale rispetto a qualsiasi altra misurazione;
- Altezza totale: il 1 febbraio, il manto nevoso a Dobbiaco aveva raggiunto i 215 cm;
- Fontana Bianca (Val d’Ultimo): qui si toccò il picco massimo di accumulo al suolo con ben 230 cm;
- Bolzano: anche il capoluogo fece segnare un primato, ma sotto forma di acqua. In 24 ore caddero 112 mm di pioggia, una quantità di energia termica e umidità mai più vista in un solo giorno.
La dinamica: il “cuore” del Mediterraneo
Cosa trasformò un normale inverno in un evento leggendario? La colpevole fu una massiccia depressione mediterranea. L’aria umida e mite risalita dal mare si scontrò con il versante sudalpino, venendo letteralmente “strizzata” dalle montagne (un fenomeno noto come stau). Il risultato? Una precipitazione violentissima. A quote basse, l’aria mite trasformò la neve in pioggia pesante o neve bagnata, che con il suo peso abbatté alberi e linee elettriche, lasciando migliaia di persone al buio.
Può succedere ancora?
La domanda sorge spontanea: con le temperature medie in aumento, vedremo mai più un muro di neve da un metro e mezzo in un giorno solo? La risposta di Peterlin è sorprendente: sì, è possibile. Anzi, il riscaldamento globale potrebbe “alimentare” eventi simili. Ecco perché:
- Più calore = più umidità: in’atmosfera più calda può trattenere una quantità maggiore di vapore acqueo;
- L’energia in gioco: quando una depressione mediterranea si innesca, ha a disposizione molta più “benzina” (umidità) da scaricare sotto forma di precipitazione;
- Il fattore quota: sebbene il limite delle nevicate tenda ad alzarsi, se la colonna d’aria è sufficientemente fredda al suolo, l’intensità della nevicata potrebbe essere addirittura superiore a quella del 1986.
Insomma, i record del passato e il clima che cambia non sono in contraddizione. La rarità di questi eventi resta estrema, ma la “tempesta perfetta” non è affatto un ricordo confinato al secolo scorso.


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