La sete della Sardegna, alimentata dalla siccità ma soprattutto dalle inefficienze del sistema idrico regionale, costa ogni anno decine di milioni di euro all’agricoltura e all’allevamento dell’isola. A pesare come un macigno è un dato su tutti: oltre il 51% dell’acqua disponibile si perde lungo una rete colabrodo. Un’emorragia economica che nel 2025 ha colpito in maniera particolare il Nord Sardegna e che trova un simbolo nella Nurra, l’area più colpita dalla sete nell’ultimo anno, dove le perdite superano i 30 milioni di euro solo nel 2025 a cui si aggiungono ulteriori 10 milioni dell’indotto. È questo il quadro emerso a Sassari, nel secondo incontro territoriale del percorso promosso da Coldiretti in un ciclo di confronti nei territori che sta facendo emergere con forza criticità ormai non più rinviabili e la necessità di scelte strutturali.
Emblematico, in questo senso, il caso della Nurra dove si contano perdite per 30 milioni di euro, tra produzioni perse e colture mai messe a dimora a causa delle restrizioni sull’uso dell’acqua. Qui si aggiungono altri 10 milioni dell’indotto. Numeri che raccontano una situazione senza precedenti: 940 ettari di mais non sono stati coltivati: nessuna semina è stata possibile; dei 700 ettari di erba medica-foraggera, il 70% è andato perso; sui 1.150 ettari di vigneto si registra una perdita del 30% della produzione; sull’olivicoltura, 50% di produzione in meno su 350 ettari coltivati; le ortive, normalmente estese su 600 ettari, sono state azzerate; tra carciofo e frutteti, su 220 ettari, il 40% delle produzioni è stato perso.
Una rete colabrodo
Sotto la lente di ingrandimento di Coldiretti Nord Sardegna c’è la dispersione delle reti che pesa come una condanna. Ridurre drasticamente, o addirittura azzerare, questa percentuale significherebbe superare gran parte delle criticità legate alla siccità, abbattendo i danni economici e riducendo drasticamente anche il ricorso ai ristori pubblici.
“La priorità assoluta è mettere mano alle reti idriche – sottolinea il Presidente di Coldiretti Nord Sardegna, Antonello Fois – perché non è accettabile continuare a perdere metà dell’acqua disponibile mentre agricoltori e allevatori sono costretti a rinunciare alle produzioni. Serve una programmazione forte, strutturata, che metta al centro gli investimenti sulle reti e la gestione della risorsa – continua – altrimenti si continua a incidere sempre di più sulla tenuta delle imprese, sulla fiducia dei giovani agricoltori e sulla permanenza delle famiglie nei territori rurali, alimentando spopolamento e una crescente richiesta di interventi pubblici”.
Gli invasi
A rendere ancora più critico il quadro sono i livelli degli invasi. Nel Nord Sardegna ci sono solo 30 milioni di metri cubi; in Baronia si assiste allo sversamento a mare di alcuni invasi importanti per via di lavori in atto, nel Sulcis si è in continua sofferenza. Nello specifico solo nel Nord Sardegna, sottolinea Coldiretti, si contano: nel Temo: 22,3 milioni di metri cubi su una capienza di 77,6; Cuga: appena 5 milioni su 20,4 potenziali; Bidighinzu: 2,1 milioni su 10,9.
Numeri che spiegano perché, oggi, fare agricoltura in questi territori significhi lavorare in condizioni di emergenza permanente.


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