Il Giappone accelera il potenziamento delle proprie capacità di sorveglianza marittima e difesa, in linea con le richieste dell’alleato statunitense, a fronte dell’inasprirsi delle tensioni nel Mar Cinese Orientale. Secondo il bilancio preliminare dell’esercizio fiscale in corso, la Guardia costiera nipponica raddoppierà entro cinque anni il numero di droni SeaGuardian di fabbricazione Usa, con un investimento di 11,1 miliardi di yen (circa 61 milioni di euro) già stanziati per il prossimo anno. L’iniziativa si inserisce in un più ampio sforzo di modernizzazione della sicurezza nazionale, che vede Tokyo intensificare gli acquisti di equipaggiamenti da Washington attraverso il programma Foreign Military Sales (Fms). I dati della Corte dei Conti giapponese rivelano che nel solo esercizio 2023 la spesa per armamenti ha raggiunto quota 1.380 miliardi di yen, più del triplo rispetto ai 407,8 miliardi del 2018, segnala l’agenzia Jiji Press, che rivela come tra gli asset principali figurino i caccia stealth F-35A e gli F-35B.
La decisione di espandere la flotta di droni segue un incidente tecnico avvenuto a novembre 2025, che ha temporaneamente messo a terra tutti i SeaGuardian in servizio. In tale contesto il governo di Tokyo ha confermato l’urgenza strategica dell’operazione, trasferendo già a gennaio 2025 la base operativa da Hachinohe, nel nord-est dell’arcipelago, all’aeroporto di Kitakyushu, a sud-ovest, più vicino alle isole Senkaku – contestate da Pechino, dove navi della Guardia costiera cinese conducono regolari pattugliamenti. Nello specifico il SeaGuardian, prodotto dalla californiana General Atomics, ha un’autonomia superiore alle 24 ore e può sorvolare l’intera zona economica esclusiva giapponese (Zee) in un singolo volo.
L’incremento della spesa militare – che ha raggiunto il 2% del Pil nell’esercizio in corso – avviene in un contesto di crescente coordinamento con Washington, e di allarme strategico legato alla stabilità di Taiwan, esplicitamente citata dalla premier Sanae Takaichi come possibile casus belli per l’impegno delle forze armate giapponesi. La Corte dei Conti ha tuttavia sollecitato il ministero della Difesa nipponico a razionalizzare le procedure di spesa militare, soprattutto alla luce del deprezzamento dello yen, che potrebbe far lievitare di ulteriori 300 miliardi di yen i pagamenti tra il 2023 e il 2025 rispetto agli importi contrattuali iniziali.


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