Un orologio decide quanto è in pericolo il mondo: ecco come funziona

Dal rischio nucleare al cambiamento climatico e all’intelligenza artificiale: perché il Doomsday Clock segna oggi solo 89 secondi alla mezzanotte

L’umanità sta davvero camminando sul filo del rasoio? È una domanda che torna ciclicamente nel dibattito scientifico e geopolitico globale e che, anche quest’anno, troverà una risposta simbolica ma potentissima: l’aggiornamento del Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse. Martedì 27 gennaio, durante una conferenza stampa a Washington, gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists annunceranno se la lancetta verrà spostata ancora più vicino alla mezzanotte, metafora della catastrofe globale. Attualmente l’orologio segna 89 secondi alla fine, il punto più vicino mai raggiunto nei suoi 79 anni di storia. Un dato che non è frutto di sensazionalismo, ma di un’analisi approfondita dei rischi che minacciano la sopravvivenza della civiltà umana: armi nucleari, crisi climatica, intelligenza artificiale e disinformazione. Un mix esplosivo che rende l’aggiornamento di quest’anno particolarmente atteso.

Cos’è il Doomsday Clock e perché è così importante

Il Doomsday Clock non è un vero orologio, ma un indicatore simbolico del livello di pericolo globale. Più le lancette si avvicinano alla mezzanotte, più gli esperti ritengono probabile una catastrofe su scala planetaria. Viene aggiornato ogni anno dal Bulletin of the Atomic Scientists, un’organizzazione indipendente fondata nel 1945 da un gruppo di scienziati dell’Università di Chicago che avevano partecipato al Progetto Manhattan, lo stesso che portò alla creazione delle prime armi nucleari.

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Dalla minaccia nucleare alle nuove sfide del XXI secolo

In origine, l’orologio misurava esclusivamente il rischio di una guerra atomica. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, il suo raggio d’azione si è ampliato. Oggi, oltre alle armi nucleari, vengono valutati anche il cambiamento climatico, l’impatto dell’intelligenza artificiale e la diffusione di misinformazione e disinformazione, considerate fattori destabilizzanti per le democrazie e la sicurezza globale.

Come viene deciso lo spostamento delle lancette

A stabilire l’orario del Doomsday Clock è lo Science and Security Board del Bulletin, composto quest’anno da 18 esperti, in consultazione con il Board of Sponsors, che include 8 premi Nobel. Gli scienziati si pongono 2 domande chiave: l’umanità è oggi più sicura o più a rischio rispetto all’anno scorso? E lo è rispetto all’intera storia dell’orologio, iniziata nel 1947? Le risposte, basate su mesi di analisi, letture e briefing su tecnologie emergenti come l’IA, determinano la posizione finale delle lancette. Nessun governo è coinvolto nel processo: la decisione è interamente scientifica e indipendente.

I momenti chiave nella storia dell’Orologio dell’Apocalisse

Nel 1947, alla sua prima apparizione, il Doomsday Clock era impostato a 7 minuti dalla mezzanotte. Il momento di maggiore “sicurezza” percepita arrivò nel 1991, quando, dopo la firma del primo trattato START tra Stati Uniti e Unione Sovietica e la dissoluzione dell’URSS, l’orologio fu spostato a 17 minuti dalla fine. Oggi, invece, i 89 secondi alla mezzanotte rappresentano un record negativo che riflette un’epoca di crisi multiple e interconnesse.

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Perché l’annuncio del 27 gennaio conta per tutti

L’aggiornamento del Doomsday Clock non predice il futuro, ma lancia un messaggio chiaro ai leader mondiali e all’opinione pubblica: le scelte politiche, tecnologiche e ambientali di oggi avranno conseguenze profonde domani. Che le lancette vengano spostate o meno, l’annuncio sarà un nuovo campanello d’allarme su quanto sia urgente ridurre i rischi globali e investire nella cooperazione internazionale. Perché, come ricordano gli scienziati del Bulletin, l’Orologio dell’Apocalisse può anche essere allontanato dalla mezzanotte, ma solo se l’umanità decide di agire.