L’episodio di foehn che qualche giorno fa ha interessato Torino, con una temperatura massima di +20.6°C durante la stagione invernale, ha suscitato grande attenzione e molte discussioni sul ruolo del cambiamento climatico. Episodi di questo tipo, tuttavia, non sono affatto inediti per il capoluogo piemontese: il foehn è un elemento strutturale del clima della regione e, in determinate configurazioni sinottiche, è in grado di produrre impennate termiche anche molto marcate nel trimestre invernale. Ciò che sta cambiando, più che il fenomeno in sé, è il “gradino di base” termico su cui esso agisce e la frequenza con cui vengono aggiornati i record.
Che cos’è il foehn e perché scalda così tanto Torino
Il foehn è un vento caldo e secco di caduta sottovento alle catene montuose. Nel caso del Piemonte si genera quando masse d’aria, spesso miti in quota, attraversano l’arco alpino da ovest o nordovest, sono costrette a salire sul versante sopravento (francese o svizzero) e poi ridiscendono sul versante italiano.
Durante la risalita, l’aria si raffredda e condensa, perdendo umidità attraverso nuvolosità e precipitazioni sul lato sopravento; nella discesa verso le pianure piemontesi, ormai secca, si riscalda per compressione adiabatica a un tasso di circa 1 °C ogni 100 metri. Il risultato è un vento secco, tiepido o addirittura caldo, che può far schizzare le temperature al suolo su valori primaverili o tardo-primaverili anche nel cuore dell’inverno, con cielo terso, umidità molto bassa e visibilità eccellente (a parte l’eventuale foschia da aerosol urbano).

Torino, posta immediatamente a ridosso dell’arco alpino occidentale e aperta verso la Val di Susa e le Valli di Lanzo, risponde in modo particolarmente efficace alle situazioni favoniche: il flusso discendente può incanalarsi verso l’area urbana, producendo sensibili aumenti termici rispetto alle zone più lontane dai rilievi e, al tempo stesso, azzerando l’inversione termica tipica delle notti invernali in pianura.
Precedenti storici di foehn invernale a Torino
Se l’episodio di ieri ha colpito l’opinione pubblica per il contrasto con il calendario, la climatologia torinese mostra che il foehn invernale non è affatto un’eccezione, ma un ingrediente ricorrente del clima locale.
Nel corso del Novecento e, con maggiore dettaglio, negli ultimi decenni, sono stati documentati numerosi episodi di vento di caduta in grado di portare le massime su valori di 15–20 °C (e oltre) tra dicembre e febbraio. Alcuni casi recenti si distinguono per intensità e per il superamento di record di lungo periodo.
Tra gli episodi più significativi emersi dalle ricostruzioni climatologiche e dai dati delle stazioni cittadine:
- 15 febbraio 1990: giornata favonica molto mite, ricordata come riferimento per il mese di febbraio con una massima di circa +24,5 °C nella serie storica di Torino centro (dal 1753).
- 3 febbraio 2020: episodio di foehn eccezionalmente caldo su gran parte del Piemonte, che ha portato Torino su valori prossimi ai +26 °C in area urbana, con condizioni pienamente tardo-primaverili e umidità molto bassa.
- 22–23 dicembre 2023: forte evento di foehn con raffiche violente sui crinali alpini e valori termici straordinari per il periodo, con isoterme molto elevate estese alle pianure; in questo contesto anche l’area torinese ha sperimentato temperature eccezionalmente miti a ridosso del Natale.
- Notte di Natale in anni recenti: è stata documentata a Torino una “notte di Natale più calda degli ultimi 150 anni”, in associazione a condizioni favoniche e ad aria molto mite in quota, con temperature notturne rimaste eccezionalmente elevate per la stagione.
Questi esempi chiariscono come la combinazione fra massa d’aria calda in quota e compressione adiabatica in discesa dai versanti alpini sia storicamente in grado di produrre, anche nel trimestre invernale, giornate dalle caratteristiche quasi primaverili in città.
I record assoluti invernali da foehn a Torino
Guardando alla serie storica delle temperature massime invernali a Torino, i picchi più elevati sono proprio legati a situazioni di foehn marcato. Per il trimestre dicembre–febbraio, i dati disponibili indicano:
- Record assoluto invernale: circa +26,7 °C, raggiunti il 19 gennaio 2007, in condizioni di marcato foehn. Si tratta della massima più alta mai misurata tra dicembre e febbraio nella lunga serie torinese dal XVIII secolo.
- Secondo valore più alto: +26,3 °C, registrati il 3 febbraio 2020, sempre in concomitanza con un episodio favonico di grande intensità, che costituisce il record specifico per il mese di febbraio e uno dei casi più emblematici di “primavera forzata” da foehn in pieno inverno.
Questi due episodi collocano Torino su valori termici tipici di fine aprile o inizio maggio, ma occorsi in gennaio e febbraio. La dinamica è la stessa di molti altri episodi favonici, ma “spinta” da masse d’aria in quota sempre più calde e da un piano di fondo climatico innalzato, che rende più probabile il superamento dei record storici.
Foehn invernale: fenomeno “normale” in un clima che cambia?
Alla luce dei dati storici e delle serie di osservazioni disponibili, il foehn invernale in Piemonte – e dunque anche a Torino – non può essere considerato un fenomeno raro o estraneo alla climatologia locale. Il vento di caduta è parte integrante della circolazione atmosferica sull’area alpina e, in inverno, si manifesta con una certa regolarità ogniqualvolta si presentino le giuste configurazioni sinottiche (flusso da ovest/nordovest, aria relativamente mite e anticiclonica in quota, pressione più alta sul versante italiano rispetto a quello estero).
Quello che sta cambiando è il contesto termico generale in cui questi episodi si inseriscono. In un clima più caldo:
- una stessa configurazione di foehn, a parità di dinamica, parte da temperature in quota più elevate;
- le inversioni termiche di pianura sono spesso meno intense o più facilmente erose, facilitando il raggiungimento di valori molto elevati in città;
- si osserva un aumento della frequenza con cui le massime invernali toccano o superano soglie come 15, 20 o addirittura 25 °C in pianura e pedemontana.
In altre parole, il foehn non è “causato” dal cambiamento climatico – esiste da sempre nel clima piemontese – ma il riscaldamento in atto ne amplifica gli effetti termici al suolo e rende più probabile (e più frequente) l’aggiornamento dei record storici. L’episodio di ieri, con i 20 °C raggiunti in città, si colloca dunque in una doppia prospettiva: da un lato è perfettamente coerente con una climatologia che già conosceva inverni “spezzati” da improvvise fiammate favoniche; dall’altro, si inserisce in una tendenza di lungo periodo che vede questi picchi diventare sempre più estremi rispetto al passato.


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