“Agricoltura bolognese ad un bivio”: l’appello di Confagricoltura

Tra crisi produttive, sfide globali e tutela del territorio, Confagricoltura Bologna chiede scelte strutturali e una visione di lungo periodo

“Nel 2026 l’agricoltura bolognese si presenta ad una scelta cruciale. Dopo una stagione segnata da difficoltà economiche, crisi produttive e incertezze globali, il settore primario è chiamato a ripensare il proprio ruolo economico, ambientale e sociale. Senza interventi strutturali e una visione di lungo periodo da parte delle Istituzioni, il rischio è quello di un progressivo indebolimento di un comparto strategico per il territorio”. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Confagricoltura Bologna, Davide Venturi, in occasione dell’Assemblea Invernale dell’associazione, tenutasi ieri mattina all’Hotel Savoia Regency di Bologna.

“Sono diverse, infatti, le criticità irrisolte: i prezzi di vendita sono ancora troppo spesso al di sotto dei costi di produzione e non permettono agli agricoltori un adeguato reddito, mentre molte produzioni sono falcidiate da eventi climatici estremi, con comparti storici, come bietole e cereali, in forte sofferenza anche per la concorrenza estera a basso costo, spesso del tutto sleale. A pesare ulteriormente sarà la progressiva riduzione delle risorse della Politica Agricola Comune voluta dalla Commissione UE, che limiterà inevitabilmente la capacità di investimento e di innovazione proprio nel momento in cui il settore ne avrebbe maggiore bisogno. Sarà inoltre importante la conferma del sostegno all’agricoltura 4.0 e 5.0 da parte del Governo italiano.

Non mancano poi le tensioni geopolitiche e le incognite internazionali a rendere ancora più cupe le prospettive del 2026. L’ipotesi di entrata in vigore dell’accordo Mercosur, insieme al rischio di nuovi dazi statunitensi e alle tensioni commerciali con la Cina, ha aperto nuovi scenari che potrebbero penalizzare pesantemente le produzioni italiane e in particolare alcune eccellenze bolognesi”, si legge nella nota.

“Non possiamo affrontare una competizione di questo genere con Paesi che operano con standard ambientali, sociali e sanitari diversi senza adeguate tutele per le nostre imprese”, commenta Venturi.

É dello stesso avviso anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, intervenuto nel convegno organizzato a seguito dell’assemblea invernale dal titolo “L’impresa agricola tra mercato globale, calamità e vincoli normativi. Il futuro è possibile”. “Garantiamo ogni giorno cibo ai cittadini europei, ma possiamo continuare a farlo solo se abbiamo gli strumenti necessari per poter garantire un giusto reddito agli agricoltori. Per questo chiediamo una PAC più vicina alle esigenze delle aree rurali e capace di rendere l’agricoltura davvero competitiva. Voglio essere fiducioso che questo possa accadere”. Insieme a lui sono intervenuti anche Vitaliano Fiorillo (direttore Invernizzi AGRI Lab), Antonio Pascale (scrittore e direttore Festival Coltivato) e Luigina Trento (Ambasciata di Francia).

A livello locale, tra le sfide per il futuro c’è il rilancio della viticoltura collinare, sempre più a rischio di abbandono. La perdita dei vigneti storici rappresenterebbe un danno produttivo e un grave impoverimento del paesaggio e dell’identità del territorio. “Come Confagricoltura Bologna chiediamo politiche mirate che garantiscano il presidio agricolo delle colline, valorizzando il Pignoletto e rafforzando il legame tra produzione vitivinicola, turismo ed enogastronomia. Proprio per questo motivo il binomio tra agricoltura e turismo dovrà essere ancor più valorizzato nel 2026. La funzione del settore primario che ricopre un ruolo chiave nella tutela del paesaggio, della biodiversità e delle tradizioni locali, deve far sì che il suo ruolo nella programmazione turistica diventi ancor più forte” spiega Venturi.

“È grande, inoltre, la preoccupazione per il futuro della Legge sulla Montagna, che se venisse confermata nel suo impianto proposto dal Governo potrebbe compromettere strumenti fondamentali per le aziende delle aree montane e collinari”, si legge ancora.

“In una situazione già delicata in cui viviamo, è necessario che i criteri della Legge sulla Montagna tengano conto non solo dell’altitudine, ma delle reali difficoltà operative dei territori, già oggi esposti a spopolamento e abbandono. Se questa è la politica di supporto che il Governo vuole darci, la strada è quella sbagliata perché davvero si rischia di non avere più nessun agricoltore a presidiare luoghi già colpiti e in sofferenza. Il 2026 – conclude Venturideve essere l’anno delle scelte, anche ragionando nell’ottica della gestione della fauna selvatica, che non può essere più trascurata, tenendo conto della presenza dei lupi in pianura, e dei danni causati da oche selvagge e nutrie. L’agricoltura non può più essere considerata un settore marginale: è economia, ambiente, sicurezza alimentare e presidio del territorio”.