L’inizio di febbraio 2026 rimarrà impresso negli annali della meteorologia europea come il momento in cui il “cuore gelido” della Siberia ha letteralmente traslocato verso occidente. Un’ondata di freddo di portata secolare sta investendo con una violenza inaudita un arco di nazioni che va dalla Scandinavia ai Balcani, passando per l’intera pianura sarmatica e il Baltico. Le prime luci di oggi, 1 febbraio, hanno rivelato scenari da era glaciale: il termometro è crollato a livelli che non si registravano da decenni in molte capitali europee, mentre una possente configurazione barica sta spingendo masse d’aria pellicolare a ridosso dell’Europa centrale, trasformando il paesaggio in un deserto bianco e immobile.
I dati dell’alba glaciale: Pskov epicentro del gelo
Le rilevazioni ufficiali delle ore 06:00 di oggi confermano la magnitudo dell’evento. In Russia, la stazione di San Pietroburgo ha registrato una minima di -19°C, ma è spostandosi verso il confine estone che si tocca l’apice della crisi termica: a Pskov, in piena pianura, la colonnina di mercurio ha segnato un incredibile valore di -25°C, una temperatura che mette a dura prova la resistenza delle infrastrutture civili. La capitale russa, Mosca, è piombata a -21°C ma qui il picco del freddo è atteso nei prossimi giorni. Intanto già questa mattina la temperatura percepita (wind chill) è crollata fino a -27°C a causa dei venti settentrionali. Non meno drammatica la situazione nelle Repubbliche Baltiche, dove il Servizio Meteorologico Estone ha confermato i -18°C di Tallinn, mentre a Vilnius, in Lituania, il gelo ha morso ancora più forte raggiungendo i -21°C. La città più fredda in assoluto, però, è stata Riga, in Lettonia, con -22°C. A Minsk, la Capitale della Bielorussia, la colonnina di mercurio ha toccato una minima di -24°C, mentre nelle aree settentrionali del Paese, come a Vitebsk, si sono sfiorati i -26°C. Scendendo verso sud, la Polonia e l’Ucraina mostrano dati altrettanto estremi: Varsavia e Kiev si sono svegliate a -17°C, ma sono le località periferiche a stupire. Lublino ha toccato i -18°C e Leopoli ha segnato un valore eccezionale di –17°C, confermando che l’irruzione non sta risparmiando alcun settore dell’Est europeo. Al confine meridionale dell’avanzata, la Romania e la Repubblica Ceca iniziano a sentire il respiro del Burian con -4°C a Bucarest e Praga, valori destinati a crollare verticalmente nelle prossime 24 ore.
La dinamica scientifica: lo split del Vortice Polare e il “Ponte di Voejkov”
Dal punto di vista sinottico, l’evento è causato da una combinazione di fattori di scala planetaria. Un violento Riscaldamento Stratosferico Improvviso (SSW – Sudden Stratospheric Warming), verificatosi nelle ultime settimane, ha provocato la rottura (split) del Vortice Polare in due lobi distinti. Uno di questi si è stabilizzato sulla Siberia centro-occidentale, alimentando un’Alta Pressione Russo-Scandinava di potenza straordinaria, con valori pressori al suolo superiori ai 1050 hPa. Questa figura barica funge da motore per il Burian, il vento gelido delle steppe, convogliando l’aria continentale pellicolare lungo il cosiddetto “Ponte di Voejkov”. Si tratta di un’irruzione di aria artica continentale che, a differenza di quella marittima, è caratterizzata da una densità estrema e da tassi di umidità bassissimi, rendendo il freddo “tagliente” e capace di sedimentarsi nei bassi strati (inversione termica), portando le temperature a livelli record non appena il vento si placa.
Emergenza energetica e geopolitica: il gelo come fattore di tregua in Ucraina
L’ondata di gelo si inserisce in un contesto geopolitico già drammatico. In Ucraina, il sistema energetico è sotto una pressione senza precedenti; le autorità di Kiev hanno riferito di oltre un milione di persone attualmente prive di riscaldamento ed elettricità stabile, con temperature che nelle zone di guerra sfiorano i -20°C. Questa situazione estrema ha portato a un evento inaspettato sul piano diplomatico: nei giorni scorsi, infatti, su richiesta personale del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il Cremlino ha ufficializzato un cessate il fuoco temporaneo e la sospensione dei raid sulle infrastrutture energetiche ucraine a partire da ieri. Il portavoce Dmitrij Peskov ha confermato che la tregua, seppur limitata, mira a evitare una catastrofe umanitaria causata dal “generale inverno”, permettendo il ripristino parziale delle linee elettriche mentre la nazione affronta picchi previsti di -25°C a Sumy e Kharkiv nei prossimi giorni.
Allerta Meteo Paese per Paese: l’avanzata del ciclone gelido e i record attesi
Le previsioni dei centri meteorologici nazionali delineano un quadro di ulteriore inasprimento. In Russia, Mosca si prepara a una settimana di ghiaccio con massime che non supereranno i -15°C e minime notturne pronte a scendere sotto i -26°C. In Scandinavia, la Svezia e la Norvegia vedranno temperature proibitive nelle zone interne, con punte di -35°C nella Lapponia svedese e nevicate abbondanti provocate dall’effetto “Sea Effect Snow” lungo le coste del Baltico, che colpiranno duramente Stoccolma e Helsinki. In Finlandia, l’istituto FMI prevede che il gelo si stabilizzerà su valori di -20/-25°C per almeno dieci giorni. Spostandoci verso l’Europa centrale, la Polonia affronterà la fase più critica tra domani e mercoledì: Bialystok e le aree rurali del nord-est potrebbero sfiorare i -23°C. In Romania e Bulgaria, l’incontro dell’aria gelida con l’umidità del Mar Nero genererà un ciclone mediterraneo-balcanico capace di scaricare oltre 50–70cm di neve fresca in meno di 24 ore su città come Sofia e le zone montuose dei Carpazi, dove il rischio valanghe salirà al massimo livello.
Il picco del freddo è previsto per domani, lunedì 2 febbraio:
Criticità locali e località minori: dove il freddo sarà più estremo
Mentre le grandi capitali soffrono, sono le località minori a registrare le situazioni più critiche. In Estonia, la città di Narva è isolata da bufere di neve orizzontale, con temperature percepite (wind chill) che scendono a -30°C. In Bielorussia, a Vitebsk, si temono record storici per il mese di febbraio. In Moldavia, la rete elettrica di Chișinău è in stato di massima allerta per il rischio di gelicidio (pioggia congelantesi) causato dallo scorrimento di aria leggermente più mite in quota sopra il cuscino gelido al suolo. Anche in Romania, località come Miercurea Ciuc, la “piccola Siberia” romena, si preparano a sprofondare verso i -28°C. Le autorità di protezione civile di tutti i Paesi citati hanno emesso bollettini di allerta rossa, raccomandando alla popolazione di limitare gli spostamenti e di monitorare costantemente le forniture di gas, poiché la domanda energetica ha già superato i picchi massimi dell’ultimo decennio.
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